Kabobo, la difesa: rubò i cellulari come gesto di vittoria tipico delle culture tribali

KABOBO

 

E’ iniziato davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano il processo di secondo grado a carico di Adam Kabobo, il ghanese che nel maggio del 2013 uccise tre passanti (Daniele Carella di 21 anni, Alessandro Carolè di 40 anni e Ermanno Masini di 64 anni) a colpi di piccone nel quartiere Niguarda, nel capoluogo lombardo. Lo scorso aprile, l’immigrato è stato condannato a 20 anni di carcere con il riconoscimento della seminfermità mentale e a 3 anni di casa di cura e custodia come misura di sicurezza a pena espiata.

Il sostituto pg di Milano Carmen Manfredda ha chiesto la conferma della condanna a 20 anni di reclusione con il vizio parziale di mente e 3 anni di casa di cura e custodia a pena espiata. “Kabobo è sempre smarrito, assente, non diverso da come era tempo fa, sempre sottoposto a cure psichiatriche perché ha una malattia mentale che lo debilita” hanno detto ì i legali del ghanese.

La difesa: “Integrazione della perizia psichiatrica” – La difesa del ghanese ha chiesto ai giudici un’integrazione della perizia psichiatrica soprattutto sulla capacità di volere al momento del fatto. Il giudice, infatti, in primo grado aveva riconosciuto per Kabobo soltanto il vizio parziale di mente e non quello totale come chiesto dalla difesa. Inoltre, la difesa ha chiesto ai giudici di acquisire alcuni documenti scritti dal perito di parte Edoardo Re, non ammessi in primo grado. La Corte d’Assise d’Appello si è ritirata in camera di consiglio per decidere sulle richieste. Se venissero respinte, la parola passerà al sostituto pg Carmen Manfredda per il suo intervento.

Il figlio di una vittima: “Assurda l’analogia con i pellerossa” – “La vera ferita è sentire oggi che la difesa di Kabobo arrivi addirittura a fare analogie con i pellerossa”, ha detto ai cronisti Andrea Masini, figlio di Ermanno, una delle tre persone uccise nel maggio del 2013. La difesa di Kabobo ha spiegato che Kabobo, quando prese i cellulari dopo aver ucciso i tre passanti, lo fece non per rapinarli ma come una sorta di gesto di vittoria tipico delle culture tribali e che si inquadra nella sua malattia mentale.

Per Andrea Masini, parte civile nel processo, ”sentire queste analogie è una cosa assurda, ridicola, perchè, tra l’altro, il processo d’appello in questo caso con tre persone uccise non dovrebbe neanche esserci”. Il figlio del pensionato ucciso ha inoltre spiegato che si augura che Kabobo ”sconti almeno tutti i vent’anni di carcere a cui è stato condannato”.

Processo a porte chiuse e con rito abbreviato – Il processo, a porte chiuse e con rito abbreviato, si è aperto con la lettura della relazione. I legali di Kabobo gli avvocati Benedetto Ciccarone e Francesca Colasuonno in primo grado avevano insistito già per il riconoscimento della totale incapacità di intendere e di volere, ma il gup ha riconosciuto soltanto il vizio parziale di mente per il ghanese che soffre di una forma di schizofrenia paranoide. Secondo il giudice, infatti, la malattia mentale del ghanese non aveva ”agito al suo posto” e anzi l’immigrato in alcune fasi gli omicidi si era dimostrato ”lucido”.

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1 Commento per “Kabobo, la difesa: rubò i cellulari come gesto di vittoria tipico delle culture tribali”

  1. Lucido o non lucido non si puo mettere in liberta ne ora ne mai uno che uccide senza motivo.
    Follia è liberarlo.

Commenti chiusi

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