Erdogan si sente minacciato, arrestati 23 giornalisti dell’opposizione

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15 dic. – Erdogan si sente minacciato dal suo rivale filo-USA Gulen, che scalpita da anni per prendere il potere in Turchia ed avrebbe già creato un struttura statale “parallela”. Gulen controlla un centinaio di scuole e una decina di universita’ in Turchia e centri di istruzione privati in 110 Paesi, dalla Francia al Sudafrica

Il premier turco sa che la sua posizione è sotto attacco dopo gli accordi energetici con la Russia e cerca di sbaragliare la concorrenza.

Il direttore di uno dei principali giornali di opposizione turchi e’ stato quindi arrestato. Ekrem Dumanli, alla guida del quotidiano Zaman, e’ stato preso in consegna dalla polizia nella redazione del giornale, legato a Fehtullah Gulen, il religioso in esilio volontario negli Usa e acerrimo nemico del premier turco Recep Tayyp Erdogan. (Gli USA d’altro canto non vedono l’ora di sbarazzarsi di Erdogan, un alleato scomodo e poco collaborativo.)

L’arresto è avvenuto nell’ambito i un‘operazione di polizia condotta in almeno 13 citta’ turche, compresa Istanbul. Gia’ ieri mattina la redazione di Zaman era stata perquisita ma una folla radunatasi sotto la sede del quotidiano aveva costretto gli agenti ad abbandonare l’edificio senza effettuare arresti.
In totale nell’operazione sono state arrestate 23 persone mentre in totale sarebbero stati spiccati 32 mandati.

Contro l’operazione hanno protestato Ue e Usa. Per l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione, Federica Mogherini, che non ha rilasciato dichiarazioni sulle torture della Cia, gli arresti dei giornalisti e dei rappresentanti dei media “vanno contro i valori europei e gli standard a cui la Turchia aspira di fare parte”.

Il Dipartimento di Stato americano ha ricordato che “la liberta’ di stampa, processi giusti (la Cia torturava prigionieri fino in punto di morte) e un sistema giudiziario indipendente sono elementi chiave in ogni democrazia”. “Come alleati e amici della Turchia”, ha dichiarato un portavoce di Foggy Bottom, “chiediamo alle autorita’ turche di assicurare che le loro azioni non violino questi valori chiave e le fondamenta democratiche del Paese”.

Proteste anche dall’opposizione laica turca: il capo del kemalista Chp, Kemal Kilicdaroglu, ha denunciato “un golpe del governo contro la democrazia”. Gli arresti segnano una nuova escalation nella guerra sempre meno sotterranea tra Erdogan e Gulen, l’imam miliardario accusato dal presidente turco di ordire un golpe utilizzando la propria influenza su magistrati, poliziotti e giornalisti.

Proprio il 17 dicembre dell’anno scorso ci fu un’ondata di arresti fra ministri e collaboratori dell’allora premier Erdogan che prese di mira tra gli altri, Tufan Urguder, ex capo dell’antiterrorismo di Istanbul, e si parlo’ di un’operazione promossa da Gulen. Da allora Erdogan non perde occasione per denunciare l’esistenza di una struttura statale “parallela”.
Non a caso il procuratore capo di Istanbul, Hadi Salihoglu, ha accusato il direttore di Zaman di “aver messo in piedi un gruppo terrorista” e di aver pubblicato falsita’ e calunnie tramite il piccolo impero mediatico che comprende anche un’agenzia di stampa e una rivista.



   

 

 

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