Video – Business immigrati: pure Odevaine a San Giuliano (oltre la Kyenge)

I centri di accoglienza su cui la ”cricca” di Buzzi e Carminati aveva messo le mani erano tre: San Giuliano di Puglia, Mineo e quello in costruzione a Castelnuovo di Porto… Su San Giuliano [il business] dobbiamo ancora quantificarlo, perché intanto per scaramanzia si farà i conti si quanto sarà l’utile». La ”stecca” avviene grazie al consorzio Eriches 29 di Salvatore Buzzi e in accordo economico con La Cascina, cooperativa vicina alle Acli. messaggero

Aveva le mani in pasta, Odevaine. Ma si rendeva conto dell’impossibilità di rivestire doppi incarichi. Sicché, trovandosi già a ricoprire un ruolo istituzionale per il Cara di Mineo, deve trovare una persona fidata per la Commissione di gara a San Giuliano. «C’è una dirigente della presidenza del Consiglio e insomma è anche una esperta…ha lavorato con il ministro Kyenge (ministro dell’Integrazione del governo Letta ndr) fino a pochi giorni fa… per cui vediamo di farglielo fare a lei la Presidente della Commissione». Si tratta di Patrizia Cologgi che – stando agli atti dell’inchiesta – risulta indagata in concorso con Sandro Coltellacci, della cooperativa Impegno per la promozione. Il sistema è collaudato

 San Giuliano: 500 profughi nell’ex villaggio del terremoto, 8 mln di euro

Il villaggio post-terremoto di San Giuliano di Puglia, costruito con soldi pubblici dalla protezione civile come insediamento temporaneo per tutte quelle famiglie che avevano avuto le proprie case danneggiate dal sisma, dopo il tragico terremoto del 2002, diventa un centro di accoglienza in cui trasferire le persone dai luoghi di sbarco.

Il villaggio, pur offrendo ospitalità per circa 1000 persone, dovrebbe limitarsi all’accoglienza di un massimo di 500 profughi.

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Scriveva il 30 novembre  PrimoNumero : nei prossimi giorni la firma dell’accordo con la Prefettura di Campobasso farà scattare la mega gara d’appalto: due milioni di euro solo per i lavori di adeguamento delle casette e circa sei milioni di euro all’anno per i servizi da attivare, dal vitto all’assistenza socio psicologica.

Tutto lascia intendere che si scatenerà una vera e propria corsa tra cooperative e altri soggetti per aggiudicarsi il progetto. Il Comune, che riceverà un canone di 400mila euro annui, ha chiesto garanzie in termini di sicurezza e conta di beneficiare anche di un risvolto economico ed occupazionale sul territorio. Non tutti sono d’accordo: da Santa Croce di Magliano il Comitato ‘No Hub’ continua a far sentire la propria voce: «Questo modello non è adatto a piccole realtà già provate dal post-sisma».

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