Ai nostri tempi la frase magica è invece: “fare le riforme”. Non importa quali

 

Montecitorio

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– 23 settembre – la storia sembra fatta di cicli e ricicli e certe situazioni si ripresentano a distanza di tempo. Agli Italiani la parentesi fascista, resa possibile grazie a una legge elettorale di tipo maggioritario, in generale non è piaciuta e si è quindi successivamente optato per una legge di tipo proporzionale, che è stata utilizzata negli anni del boom economico, durante quella che è stata a posteriori definita come “prima repubblica”. Gli sprechi perpetrati nell’ultima parte di quel periodo sono stati poi imputati non ai politici corrotti o alle leggi prodotte da governi incapaci, ma alla legge elettorale, come se da essa dipendesse decidere di imboccare una strada piuttosto che un’altra. Il risultato è che il proporzionale oggi non è più di moda, anzi è la madre di tutte le storture, mentre sono molto più adatti ai tempi i premi di maggioranza e le soglie di sbarramento. E’ quindi giunta l’ora di riformare e semplificare.

La parola d’ordine è: “ce lo chiedono gli Italiani e ce lo chiede l’Europa.” L’Europa a me sembra che ci stia chiedendo tutt’altro, ma dire così suona bene e si è sicuri di far bella figura. Il popolo italiano approva. Al proposito mi sovviene l’immagine di Ettore Petrolini che, nella parte di Nerone che aveva appena dato fuoco alla città di Roma, arringava alla folla con frasi ad effetto. “Roma rinascerà più bella e più superba che pria”, diceva, e la folla rispondeva: “Bravo!”.Qui Nerone-Petrolini, con fare ammiccante, si rivolgeva al pubblico e diceva: “Vedete come gli è piaciuta? Mo’ gliela ridico”. Così, più la ripeteva e più la folla rispondeva entusiasta.

Ai nostri tempi la frase magica è invece: “fare le riforme”. Non ha importanza come e di che tipo. Il popolo deve capire che si cambia, che cambiare è necessario. Può capitare che si cambi in meglio, lo sapremo solo dopo. Può anche capitare che si cambi una cosa che andava cambiata. Può capitare pure che si cambi una cosa che era meglio lasciare com’era. Alcune cose però non cambiano, come lo stipendio dei parlamentari, chissà perché. Queste però sono quisquilie, rispetto a tutto il resto che cambia, vogliamo mettere? Così il pubblico approva. Roma rinascerà più bella e più superba che pria (Bravo-Grazie).

A cambiare in modo radicale si fa di sicuro più bella figura. Essendo io fermamente convinto che il sistema elettorale di tipo proporzionale senza altre aggiunte sia il solo a potersi, a rigore, definire come democratico, sarei tentato di dare ai nostri Riformatori a oltranza i seguenti paradossali suggerimenti. Al fine di semplificare la legge elettorale, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi potrei suggerire di proporre una soglia di sbarramento al 50%, che avrebbe l’indubbio vantaggio di rendere superfluo il premio di maggioranza, evitando un sacco di inutili discussioni al riguardo. Chi supera tale soglia entra in parlamento, gli altri se ne stanno fuori.

Il passo successivo della semplificazione, a questo punto doveroso, potrebbe essere l’abolizione del parlamento.A parlare (da questo deriva il termine “parlamento”) si perde solo tempo. Meglio decidere e basta. D’altra parte, in mancanza di opposizione, ridotta tutt’al più a una riserva indiana, con chi si dovrebbe parlare? Invece che per il parlamento, il popolo potrebbe allora votare per un uomo solo, che possa decidere per tutti (ah, quando c’era Lui, caro lei!). Sarà poi Lui a nominarsi in perfetta autonomia le persone deputate a trasmettere i suoi ordini. Il popolo non deve pensare (per carità!), né farsi rappresentare da movimenti o partiti. E’ defatigante. E’ invece più semplice e “democratico” conformarsi al pensiero unico, votare per il partito unico o meglio ancora non votare per niente, e farsi comandare. Viva le riforme!

Omar Valentini



   

 

 

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