Debiti per 1,86 mld di euro, niente accordo con De Benedetti: Sorgenia in mano alle banche

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3 apr – Le banche creditrici di Sorgenia e di Cir, la holding della famiglia De Benedetti, che controlla la società energetica al 52,9%, sono pronte a presentare il famoso piano B entro domani, che consiste nella presa di controllo di Sorgenia, attraverso la conversione di 400 milioni di debiti in azioni e la sottoscrizione di un prestito convertendo da 200 milioni. Di fatto, le banche creditrici entrerebbero nel capitale sociale quasi al 100%, scalzando Cir e assumendo il controllo della società.

Sorgenia vanta debiti per 1,86 miliardi di euro e le 21 banche creditrici chiedono ad oggi che Cir partecipi all’aumento di capitale per 150 milioni, mentre esse sborserebbero 450 milioni, di cui 300 con la conversione di debiti in equity e i restanti 150 milioni attraverso la sottoscrizione di un prestito convertendo. Ma la famiglia De Benedetti insiste nel non volere andare oltre i 100 milioni su un aumento di capitale complessivo di 190 milioni, in modo da fare rimanere la propria quota inalterata al 52,9%, nonostante l’ex socio austriaco Verbund abbia chiarito che non intende più occuparsi di Sorgenia e che rinuncia alla società, dopo averne azzerato la quota.

Una volta entrate in possesso di Sorgenia, le banche ripercorrebbero lo stesso schema applicato al default di Risanamento. L’ad Andrea Mangoni dovrebbe rimanere al suo posto, a garanzia della continuità della gestione aziendale, mentre si procederebbe alla vendita degli asset, tra cui Tirreno Power, controllata al 39% da Sorgenia e al 50% di Gdf Suez, ma il cui stabilimento di Vado Ligure è stato sottoposto a sequestro dalla Procura di Savona per danno ambientale e omicidio colposo.
Le esposizioni delle banche

Delle 21 banche creditrici, solo due non entrerebbero nel capitale della società, Mediobanca e Raiffaisen, in quanto non sono esposte verso la controllante. Per il resto, le maggiori esposte risultano MPS con 603 milioni, Intesa Sanpaolo con 371, Unicredit con 180, Ubi Banca con 180, Bpm con 177, Banco Popolare con 157, Mediobanca con 143 e Cdp, Portigon con 135, Bnp Paribas con 98, Carige con 41, Cdp con 37 milioni.

I soli debiti di Cir ammontano a 818 milioni, di cui il 70% fanno a capo a MPS, Intesa, Unicredit, Bpm, Banco Popolare e Ubi.

Nelle scorse ore si è anche parlato della possibilità che alcune banche adempiano alla richiesta di Sorgenia di ottenere liquidità per 65 milioni per procedere con la vita aziendale, attraverso il rilascio di garanzie e sconto fatture. Nell’operazione sarebbero coinvolti gli istituti MPS (10 milioni), Ubi Banca (18), Bpm (17), Unicredit (9), Intesa Sanpaolo (11), anche se al momento non risulta alcuna conferma in tal senso.

Di fatto, Sorgenia ha finito la liquidità in cassa alla fine di marzo e ha potuto continuare a sopravvivere anche nei giorni successivi, solo con interventi sul capitale circolante e dismissioni, come una nota della stessa società ha comunicato un paio di giorni fa. investireoggi



   

 

 

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