Sventato un tentativo di colpo di stato in Libia

 

Khalifa-Haftar14 feb – Secondo l’emittente panaraba al Arabiya l’esercito aveva preso il controllo delle principali strade della capitale libica Tripoli. Il colpo di stato, secondo l’emittente panaraba al Arabiya, sarebbe codotto da contingenti dell’esercito al comando dell’ex capo di stato maggiore Khalifa Haftar delle forze di terra che avrebbero ha preso il controllo delle principali strade della capitale libica Tripoli.

Sul suo account twitter, l’emittente dice che l’esercito ha annunciato la sospensione del parlamento e del governo. Alcune fonti hanno anche riferito di una sospensione di tutte le comunicazioni radio, tv e telefoniche nel paese ma al Arabya in un tweet successivo smentisce la cosa citando nuove fonti. L’ex capo delle forze militari di terra Haftar avrebbe anche annunciato una road-map in cinque punti per far uscire il paese dalla crisi politica.

Il  tentativo di colpo di stato a Tripoli, in Libia, sarebbe stato sventato. Adesso la situazione è sotto controllo. Lo afferma il premier Ali Zeidan. Le milizie fedeli all’ex capo di Stato maggiore, Khalifa Haftar avrebbero tentato di destituire governo e Parlamento di Tripoli, ma l’esercito è riuscito a fermarli. Sono stati emessi diversi mandati d’arresto per i responsabili del tentato golpe fra cui lo stesso Haftar.

L’annuncio del tentativo di colpo di stato era stato dato questa mattina Le forze di Haftar, avrebbero tentato di prendere il possesso dei centri di potere della capitale per dare vita ad un comitato presidenziale che potesse governare fino a nuove elezioni.

Il premier, Ali Zeidan, ha pronunciato un discorso in diretta tv per smentire che fosse in atto un golpe, e il ministro della Difesa, Abdullah al-Thani, ha spiegato che il proclama di Haftar, uno dei leader militari della rivoluzione contro Muammar Gheddafi, era un atto “illegale”. Anche un portavoce del Parlamento, il Congresso nazionale generale (Gnc), ha gettato acqua sul fuoco. “Il generale Haftar non rappresenta l’esercito e non si trova neppure a Tripoli, la capitale e’ sicura”, ha dichiarato Omar Humaidan. Del resto, l’esercito libico e’ molto frammentato perche’ i soldati sono per lo piu’ ancora in fase di addestramento o ex ribelli piu’ fedeli alle regioni di provenienza che al governo centrale. Zeidan ha affermato che la situazione e’ sotto controllo e le attivita’ del Parlamento e del governo proseguono regolarmente e ha reso noto di aver chiesto al ministero della Difesa di prendere provvedimenti contro il generale Haftar.

Il premier ha anche invitato l’esercito a mostrare senso di responsabilita’ e rispetto per la volonta’ popolare. C’erano state voci di un’interruzione di Internet nella capitale e di movimenti di truppe, tutto smentito dal governo e anche da testimoni. In Libia la situazione a quasi due anni e mezzo dall’uccisione di Gheddafi resta molto incerta, tra la presenza delle milizie che si rifiutano di disarmare e le proteste che periodicamente affliggono il Paese con blocchi e violenze.

Il governo di Zeidan e’ stato ulteriormente indebolito dalle recenti dimissioni dei ministri appartenenti al partito Giustizia e Costruzione, espressione politica dei Fratelli Musulmani in Libia. Da qualche giorno circolava la voce di un rimpasto per rafforzare l’esecutivo.

Il generale Haftar e’ stato una figura di spicco della rivoluzione contro Gheddafi: aveva combattuto nella prima guerra contro il Ciad, a meta’ anni ’70, ma poi era stato costretto in esilio negli Stati Uniti per tornare durante la rivolta del 2011 come uno dei capi militari del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) libico. Nella sua dichiarazione aveva affermato che “il comando nazionale dell’Esercito libico proclama la nascita di un movimento per la nuova ‘road map'” e aveva preannunciato “incontri con i diversi gruppi e partiti riguardo l’attuazione di questa roadmap”.

Il Congresso nazionale generale, il Parlamento sempre piu’ impopolare dall’insediamento a seguito delle elezioni del 2012, e’ profondamente diviso al suo interno tra l’Alleanza delle forze nazionali e gli islamici di Giustizia e Costruzione, legati ai Fratelli musulmani e al partito Al Wafaa. Il Parlamento doveva essere di transizione ma il suo mandato, scaduto il 7 febbraio, e’ stato prorogato fino al 2015 per permettere al Comitato dei Sessanta, un organismo che si insediera’ giovedi’ prossimo, di redigere la nuova Costituzione. (AGI) .



   

 

 

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