UE: l’Italia deve dotarsi di almeno 72mila punti di ricarica per i veicoli elettrici

autolelettr26 nov – Entro il 2020 l’Unione europea dovrà dotarsi di un’efficiente e capillare rete di distribuzione dei carburanti alternativi per ridurre la dipendenza dal petrolio e tagliare le emissioni di gas serra. In Italia, in particolare, dovranno essere costruiti almeno 72 mila punti di ricarica per i veicoli elettrici. E’ quanto prevede la proposta di direttiva approvata a larga maggioranza (30 voti a favore e 7 contrari) dalla commissione Trasporti del Parlamento europeo che ora sarà al centro di un negoziato con il Consiglio.

”Il voto di oggi rappresenta un passo avanti importante verso un trasporto più pulito e più accessibile per i cittadini: si tratta di un obiettivo ambizioso ma realistico”, ha commentato il relatore Carlo Fidanza (Ppe). Il testo prevede requisiti e obiettivi minimi obbligatori entro il 2020 per la realizzazione in ogni Stato membro di un numero minimo di punti di ricarica per veicoli elettrici e di rifornimento per veicoli a gas naturale e idrogeno. La direttiva propone inoltre standard unici per i punti di ricarica delle auto elettriche, in modo da favorire lo sviluppo di una rete uniforme. L’Italia è il Paese Ue che dovrà costruire il maggior numero di punti di ricarica per i veicoli elettrici dopo la Germania (86 mila) e davanti a Regno Unito (70 mila) e Francia (55 mila).

Il commissario ai Trasporti, Siim Kallas, si è detto ”molto soddisfatto” del voto degli eurodeputati che ”rafforza la proposta” della Commissione Ue per quanto riguarda ”la copertura minima delle infrastrutture e le informazioni per i consumatori”. Fidanza ha ricevuto dalla commissione Trasporti il mandato per avviare i negoziati con il Consiglio Ue, dove secondo l’eurodeputato italiano ”non mancano resistenze da parte dei governi, preoccupati per l’onere finanziario che potrebbe derivare da questa direttiva”. L’obiettivo è di arrivare a un accordo tra le istituzioni Ue entro la primavera del 2014, quando scadrà il mandato dell’attuale Europarlamento. (ANSA)



   

 

 

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