Avevano occupato uno stabile sfitto da 28 anni. Sfrattate 17 famiglie

culla

PALERMO 29 ott – Ad attenderli ci sarà una lunga notte all’addiaccio, nella “tendopoli” allestita nel porticato sotto il palazzo. La zona è stata completamente chiusa per permettere alle forze dell’ordine di procedere con le operazioni. Attorno alla palazzina regna il caos: poliziotti, vigili del fuoco, bambini che piangono, intere famiglie disperate per un futuro sempre più incerto: “Vogliamo qualche risposta dal sindaco – spiega Veronica Severino, 24 anni – perché tutti meritano un tetto sopra la testa. Facciano qualcosa”.

L’OCCUPAZIONE DI GIUGNO – I primi di giugno all’ombra dei portici di via Pasquale Calvi, ad angolo con via Manin, circa 50 persone occuparono quattordici appartamenti di un palazzo vuoto. Un intero edificio di sette piani, private. Case vuote da 28 anni perchè il padrone non le affitta più da una vita. “Siamo abusivi per disperazione”, urlano in coro. Giovani mamme incinte, nonne che fanno la guardia, bambini con la mascherina. Vengono da Brancaccio, Falsomiele, Zen. “Non avevo altra scelta, non riesco ad arrivare a fine mese”, raccontava uno di loro. Lo stabile appartiene a un avvocato, titolare di uno studio legale in centro.

Gli occupanti dell’immobile al civico numero 11 non vogliono saperne nulla di abbandonare gli appartamenti, rivendicando le spese sostenute per sistemarli ed arredarli. Gli agenti della polizia hanno transennato la strada attorno al palazzo bloccando così anche il traffico. Mentre nei piani alti si sono barricate alcune donne che intonano slogan per avere una casa gli agenti hanno preso possesso di quelli inferiori, dove gli operai di una ditta di trasporti hanno cominciato a portare via gli arredi.“

Storia è comune per tanti inquilini dello stabile, sfitto da ventotto anni. Veronica viveva a casa con il compagno ed il figlio disabile: “Mio figlio è nato con una malattia congenita ed ha i piedi storti. Fra venti giorni dovrà affrontare la terza operazione ed ora ci ritroviamo senza una casa. Sia io che il mio compagno siamo disoccupati. Lui ha perso il lavoro tempo fa, io non posso averne uno perché devo pensare alla salute del mio bambino”. Nelle sue condizioni vivevano altre diciassette famiglie, che come lei si preparano a a dormire nelle tende montate per l’occasione. “Siamo senza prospettive ed ora – ci spiega – non potremo fare altro che tornare a vivere in macchina“. Il nervosismo aumenta, fra le urla degli occupanti e le lacrime dei bambini. Alcuni di loro non hanno nemmeno un anno. Gli operai della ditta di trasporti scendono con la gru una culla cosicché i genitori possano rimettere a dormire i propri figli.

Piccoli, ancora con gli occhi impiastricciati e la colazione che sicuramente gli sarà andata di traverso. “Fateci parlare con tranquillità”. Con questa frase, secondo quanto raccontato da Benedetta Ventimiglia (25 anni), gli agenti delle forze dell’ordine avrebbero chiesto di entrare nelle abitazioni occupate. “Non hanno avuto il minimo rispetto. Sono entrati con violenza, mentre i bambini facevano colazione prima di andare a scuola o addirittura ancora dormivano”.

Anche Benedetta condivide le stesse difficoltà dei suoi compagni “d’avventura”. Fra quelle quattro mura viveva con il compagno ed il figlio. Tutti e due non hanno un lavoro. “Avevamo chiesto 60 giorni di proroga, per cercare di capire cosa fare – spiega Benedetta -. Non abbiamo ricevuto mai sussidi e siamo disoccupati. Tramite il nostro avvocato abbiamo cercato anche il proprietario dell’edificio (lo stabile appartiene un privato, ndr) ma non ha alcuna intenzione di incontrarci. Gli abbiamo proposto di pagargli anche l’affitto”.

Si avvicina anche una ragazzina. Non ha ancora sedici anni, ma sembra che già ne abbia passate tante. “Quando siamo arrivati, le case erano in condizioni pietose. Ci siamo attrezzati per l’allaccio della corrente elettrica, non la rubavamo. Ci stavamo muovendo anche per i contatori dell’acqua. Il comune – conclude – se ne lava le mani, però ci manda i bollettini per pagare la Tares”. Poi compare un altro ragazzo, di circa 30 anni, che ci spiega cosa gli è accaduto: “Avevo un’occupazione ed una casa, anche graziosa. Poi ho perso il lavoro ed il proprietario voleva ugualmente la ‘mesata’. L’ho dovuta lasciare, dopo i tanti sacrifici fatti per dare dignità alla mia famiglia”.

Dell’amministrazione comunale non si vede nessuno. Ad interessarsi della questione c’è Maurizio Castagnetta, responsabile territoriale del gruppo Ora Palermo: “Rimprovero alla polizia i metodi dello sgombro. Non c’era bisogno di intervenire così, soprattutto perché non è educativo nei confronti dei bambini che vanno ad ogni costo tutelati. Queste famiglie non hanno mai ricevuto alcuna assistenza, il comune se n’è disinteressato. Si fanno tutti belli in campagna elettorale. Promettono e poi scompaiono, o addirittura ti levano il saluto. Questa gente non ha rappresentanza. Orlando, Crocetta ed i partiti non gli voltino le spalle. Dalle ultime statistiche sono oltre 12 mila senza tetto in città, a fronte di oltre 20 mila richieste. I fondi europei dove vanno a finire? Che ci fanno con i beni confiscati alla mafia? Devono trovare una soluzione. Nessuno merita questo trattamento”.

PALERMOTODAY.IT

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1 Commento per “Avevano occupato uno stabile sfitto da 28 anni. Sfrattate 17 famiglie”

  1. I soldi dove vanno a finire? Sig. Castagnetta, lei la risposta la conosce già…I fondi sono ad uso esclusivo degli extracomunitari arrivati clandestinaente nel nostro territorio e, chissà perchè, loro sono poveri ed hanno bisogno, l’italiano del resto è così agiato che ci sono 7 milioni alla fame…
    Sarà mica che vogliono la par condicio anche su questo fronte?
    Ah si si si stava bene quando si stava peggio!!!!

Commenti chiusi

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