Un nuovo Parlamento, libero e sovrano, metta in stato d’accusa il Capo dello Stato

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28 sett – L’interesse dell’Italia sarebbe quello di votare il prima possibile. L’attuale Parlamento si è macchiato di crimini politici gravissimi rieleggendo sul Colle, dopo patetica manfrina e ben recitato gioco delle parti, un signore di quasi novanta anni che ha consegnato il Paese nelle mani di oscuri cenacoli massonici di ispirazione ultrareazionaria che si esprimono per bocca di Monti prima e Saccomanni poi (entrambi apprendisti al cospetto del Venerabile Draghi).

Non contento di avere favorito l’aggravarsi di una crisi alimentata da alcune scellerate scelte di politica macroeconomica (do you remember “l’austerità espansiva” teorizzata dal prof. Alesina e spernacchiata dal premio nobel Paul Krugman?), Napolitano ha contestualmente ferito a morte la dignità della Giustizia, investendo la Corte Costituzionale (i cui membri in parte nomina alla faccia del “conflitto di interessi”) di un problema che lo riguardava sul piano personale, figlio di alcune improvvide telefonate intercorse tra lo stesso Presidente della Repubblica con uno dei principali indagati nel processo sulla trattativa Stato-mafia, ovvero l’inquieto ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino alla continua ricerca di “prestigiose rassicurazioni”.

In questo clima Berlusconi ha gioco facile nell’ammonire tutti al fine di conservare sempre e comunque una centralità politica che si alimenta di ricatti intrecciati che riemergono da un passato vergognoso e indicibile. Napolitano ha irrimediabilmente sfregiato la carica che immeritatamente ricopre, dilatando a dismisura e arbitrariamente i poteri che la Costituzione gli attribuisce, e facendosi rieleggere per un nuovo settennato (caso unico nella storia d’Italia)  sulla scia di un imprecisata “catena emergenziale” che aveva provveduto ad escludere con teatrale sdegno solo pochi giorni prima della consumazione dello scempio: “La rielezione del Presidente della Repubblica, disse King George, “non è nello spirito della Costituzione. Parlarne è semplicemente ridicolo”.

La Repubblica italiana è ostaggio della protervia di un Presidente che ha accentrato tutti i poteri imponendo in Italia la supremazia di un modello bizantino dal sapore medievale. Nel Paese si respira un clima autoritario e di paura, favorito dalla continua apertura a scopo intimidatorio di processi per “vilipendio” nei confronti di chi dovesse osare, specie sul web, discutere la “somma autorevolezza di cotanto Padre della Patria che continuamente si sacrifica per impedire che il Paese sprofondi nel baratro”.

Per inciso, se il Paese è già nel baratro, come si premunirà di certificare la storia, è proprio perché ce l’ha portato Giorgio Napolitano. Questo clima di surreale tensione  e censura sfocia poi perfino nella involontaria comicità. Ricordate le intemerate  dei presidenti delle Camere Grasso e Boldrini volte a rendere impronunciabile in Aula il solo nome del divino Giorgio? (clicca per leggere). Il corpo elettorale ha le sue responsabilità per la situazione creatasi. Era chiaro, dopo l’arrivo di Monti al potere, che ogni voto concesso durante le ultime elezioni politiche al Pd, al Pdl o al Centro, avrebbe favorito la stabilizzazione di un Sistema che si tiene insieme per ragioni che nulla hanno a che vedere con l’interesse generale o  con il tanto sbandierato “bene del Paese”. Pur con tutti i suoi limiti, i suoi isterismi e le sue ambiguità, il Movimento di Grillo, al quale non abbiamo mai fatto sconti, sembra avere capito con chiarezza che nessun nuovo Rinascimento potrà baciare l’Italia fino a quando questo povero lembo di terra rimarrà prigioniero della brama di potere e di comando del primo ex comunista salito sul Colle più alto. Non è molto ma non è neppure troppo poco.

Napolitano impedirà con tutte le sue forze un possibile rapido ritorno alle urne perché un eventuale nuovo Parlamento, finalmente libero e sovrano, potrebbe spezzare con impeto il tragico giogo quirinalizio che tuttora lo paralizza. Una liberatoria messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, certamente desideroso di restare abbarbicato al comando fino alla soglia dei cento anni, ridarebbe slancio e dignità ad una nuova classe dirigente veramente desiderosa, come dopo la caduta del fascismo, di tagliare definitivamente i ponti con un passato doloroso da dimenticare in fretta.

Francesco Maria Toscano –  il moralista



   

 

 

2 Commenti per “Un nuovo Parlamento, libero e sovrano, metta in stato d’accusa il Capo dello Stato”

  1. sono d’accordo su tutto.

    • Ha fatto a pezzi La Costituzione e la Legalita’: Kissinger lo chiamava affettuosamente “il mio comunista preferito”. E’ un KILLER DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE.

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