Lotta alla povertà. Nel piano del governo aiuti anche agli immigrati

Il Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) prevede contributi economici condizionati a “un periodo minimo di residenza in Italia”. Brunetta (Pdl): “Misura perversa, così arriveranno più clandestini”

inps222 sett – Si chiama Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) ed è la misura nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale che il ministro del welfare Enrico Giovannini ha presentato ieri durante una conferenza stampa presso Palazzo Giustiniani a Roma.

Il progetto rappresenta “l’evoluzione naturale e l’universalizzazione delle sperimentazioni recentemente attivate con la Carta acquisti” e racchiude la proposta del gruppo di lavoro istituito dal ministero del Welfare sulla possibilità di istituire anche in Italia un reddito minimo. Secondo quanto riportato dal documento, la misura comporterà un costo a regime di 7-8 miliardi, consentendo di raggiungere circa il 6 per cento delle famiglie del Paese.

Sostegno per tutti, anche agli immigrati

Si tratterebbe di una misura universale, destinata a tutti, indipendentemente dal luogo di residenza. Non è però un reddito di cittadinanza, ma un sostegno ai poveri per permettere “a tutti l’acquisto di un paniere su beni e servizi ritenuto decoroso sulla base degli stili prevalenti” si legge nella nota riassuntiva.

Spiega il ministro Giovannini:

La scelta di una impostazione universalistica risponde a un principio di equità: l’uguaglianza di fronte al bisogno. Il Sia, quindi, coinvolgerà tutti i residenti, inclusi gli immigrati legalmente residenti o perlomeno quelli stabilmente residenti secondo le direttive comunitarie.

Tra i beneficiari ci sarebbero anche gli immigrati. “L’accesso alla prestazione a regime – spiega la relazione –  andrebbe condizionato a un periodo minimo di residenza in Italia, non superiore a due anni. In una fase transitoria si potrebbe limitare l’accesso a quanto previsto come standard minimo dalle norme e dalla giurisprudenza comunitaria”, quindi sarebbe necessaria la cosiddetta carta di soggiorno.

L’apertura ai cittadini stranieri non piace però a Renato Brunetta, capogruppo del Popolo delle Libertà alla Camera dei Deputati.

“Il ministro Giovannini dovrebbe sapere che se sbagliare è umano, perseverare è diabolico. L’idea di stanziare maggiori risorse per combattere la povertà è cosa buona e giusta. Può diventare perversa se gli entitlements, come dicono gli inglesi, sono estesi anche agli immigrati. Non siamo contro i diritti. Temiamo invece – conclude l’esponente del Pdl – che queste ulteriori concessioni operino come una calamita, attirando sul territorio nazionale flussi clandestini ancora maggiori”.

La durata

Il mantenimento della misura:

Dovrebbe essere assicurato fintanto che persista lo stato del bisogno. Le ragioni della temporaneità sono connesse al peso che si vuole le assegnare al l’impegno manifestato dai beneficiari per migliorare la propria condizione. Questo aspetto può essere tenuto sotto controllo precedenti una riconsiderazione periodica (per esempio ogni sei mesi) della situazione complessiva del beneficiario.

Il tutto sarà basato su un patto con il beneficiario che si impegna a perseguire concreti obiettivi di inclusione sociale e lavorativa.



   

 

 

1 Commento per “Lotta alla povertà. Nel piano del governo aiuti anche agli immigrati”

  1. Ilmio reddito si è dimezzato, non riesco a pagare il mutuo, pretendo quindi l’aiuto che date a tutti.

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