Ungheria: discorso di Orban all’Università Libera di Tusnádfürdő

Gira la notizia che sia la Televisione Ungherese che la Radio Ungherese trasmettono tutto ciò che succede adesso. Quindi diversamente dal solito scenario non sarà il segretario di stato, il Sig. Zsolt Németh ad aprire la tavola rotonda di oggi, ma inizio subito io in medias res. Permettetemi di porre un cordiale salto al vescovo László Tőkés, al segretario di stato Zsolt Németh e anche ai nostri aiutanti che quando, dopo le presentazioni, ci sarà la possibilità di porre delle domande, aiuteranno a raccoglierle e a rispondeci.

orban

Egregi Signore e Signori.

Ho pensato a lungo su che argomento scegliere per l’ultima Università Libera di Tusnádfürdő organizzata prima delle elezioni parlamentari ungheresi imminenti in primavera del 2014. Sono arrivato alla conclusione che vorrei usare questa occasione di oggi per mettere in un adeguato quadro di riferimento e di inserire in un contesto più ampio ciò che facciamo tutti insieme in Ungheria e nel Bacino dei Carpazi. Per questo come punto di partenza vi porgo in attenzione il seguente pensiero, secondo il quale nel mondo esistono due tipi di ragionamenti e due diversi tipi di persone legati a questi ragionamenti. Il primo in generale considera la causa dei fatti, l’altro invece sta attento agli scopi.

Egregi Signore e Signori.

Tutti e due gli approci e modi di pensare hanno il proprio luogo e hanno il proprio senso. Se pensiamo ai più di venti incontri già avvenuti a Tusnádfürdő, allora possiamo dire che noi ci riuniamo di anno in anno qua per pensare agli scopi, e ci riuniamo per concigliare i nostri orologi, cioè di dare una direzione ai nostri atti tutti insieme. Per questo sono presenti politici ungheresi, leader ungheresi residienti all’estero, cittadini interessati dall’Ungheria, dalla Transilvania, uomini di affari, persone ungheresi legate alle scienze e alla cultura. Ogni anno qua succede una specie di accordo informale sulle intenzioni. Il contesto di università libera è eccezionale, dà un riquadro informale a tutto ciò, sebbene tutti debbano accettare la responsabilità per le proprie parole – naturalmente questo è particolarmente vero nel mio caso- ma questa forma dà una specie di ampiezza, una manovra intellettuale per esprimere liberamente i nostri pensieri. Questa è una possibilità rara per i politici. E dato che è rara, è anche interessante. Se osservate la politica moderna, potete vedere che tutto si sposta verso l’efficienza: bisogna parlare con efficienza, bisogna essere concisi, bisogna costruire delle frasi –anche se abbiamo dei dubbi sul loro significato- che possano essere tagliate bene, e che possano essere presentate bene da parte della televisione e quindi l’opportunità diventa l’unica unità di misura per ogni pensiero. Ecco, la forma di conversazione dell’università libera ci esente in parte o magari anche completamente da questo obbligo moderno.

Egregi Signore e Signori.

L’università libera l’anno prossimo compie 25 anni. Sebbene ci sia un dibattito sul fatto se il cambiamento del regime è legato al 1989 o al 1990, quindi possiamo essere insicuri sulla sua data esatta, ma nonostante ciò possiamo dire che anche il cambiamento del regime ungherese è di un quarto di secolo. Questo pare un arco di tempo sufficiente per dividere ciò che c’era una volta e quindi passa, da ciò che è sistematico e forse anche legittimo e supponiamo è costante anche nel suo effetto. Quindi ci autorizza un arco di tempo di 25 anni a provare ad affrontare quel cambiamento politico che è avvenuto nella storia dell’Europa Centrale e all’interno di essa, in Ungheria. Ciò che possiamo dire con sicurezza è che nel 1989 e 1990 non solo in alcuni paesi è avvenuto un cambiamento ma anche in tutta la disposizione del mondo umano. Se pensiamo al XX. secolo, prima della grande riorganizzazione del 1989-1990, possiamo vedere due svolte quando per tutti era chiaro che da ora in poi vivremo in un mondo nuovo. Così era la fine della prima guerra mondiale nel 1918 e così era anche la fine della seconda guerra mondiale nel 1945 e così era dopo il 1990. Quando il mondo ha una trasfromazione di tale misura, le condizioni politiche ed economiche sussistenti fino ad allora decadono ed inizia una nuova era. Se penate ai vostri studi sul 1918, è vero che abbiamo imparato di quel periodo che si era rivelato che la Francia, considerando il futuro, non sarebbe stata più un grande potere, era iniziata la decadenza della posizione mondiale della Gran Bretagna ed era iniziato il decollo degli Stati Uniti. I russi ed i tedeschi si erano indeboliti, la nostra monarchia eracrollata e questo sottovuoto aveva dato la possibilità che le aspirazioni di indipendenza delle popolazioni dell’Europa Centrale dividessero quell’area. Del mondo dopo il 1918 tutti sapevano che era già un nuovo mondo diverso. Uno indipendentemente dall’appartenenza ad una nazione –all’ungherese, alla rumena, alla ceca, alla tedesca, alla russa o all’inglese- sentiva chiaramente che il mondo che si stava costruendo dopo il 1918 –nella nostra vita inizia a costruirsi piuttosto dopo il 1920 – sarebbe stato un mondo diverso rispetto a quello in cui si viveva prima. Questo è accaduto anche dopo il 1945. Tutti hanno percepito subito che si era cambiata la struttura del mondo: si è formato un mondo di due poli che aveva come importanza dal nostro punto di vista che la possibilità di disporre del destino di Europa era andata al di fuori d’Europa. Non erano gli europei a decidere dopo il 1945 su ciò che sarebbe accaduto in Europa, ma da un lato gli americani, mentre dall’altro lato l’Unione Sovietica. Questo naturalmente da un punto di vista era una fatalità, ma come tutte le fatalità storiche del genere, offriva pure scappatoie e così dopo la seconda guerra mondiale alcuni paesi in gamba, che in parte hanno usato bene il proprio talento, in parte le proprie possibilità, sono diventati di successo anche in una situazionedi tale difficoltà. Pensiamo agli austriaci, ai finlandesi oppure agli svedesi.

Egregi Signore e Signori.

Nel 1990 anche con la cessazione del potere sovietico abbiamo sentito subito che era finito l’ordine del mondo bipolare. Gli Stati Uniti è rimasto da solo, essenzialmente è rimasto l’unico grande potere economico, militare e politico. La Russia è finita sul confine tra la disintegrazione e il rimanere unita, l’Europa invece ha imboccato la strada dell’unione con lo sviluppo e con il rafforzo dell’Unione Europea, con lo scopo che nella nuova sistemazione mondiale rimanessero intatte le sue posizioni. Se consideriamo le reazioni dell’Europa, possiamo dire che l’unione era un risposta buona, ma vorrei premettere, dato che tra un po’ arriviamo alla nostra epoca, che in questa risposta europea ci sono stati due gravi errori. Il primo errore era che noi dell’Europa Centrale siamo stati ammessi troppo tardi. Siamo stati ammessi nel 2004, quando avrebbero potuto farlo già alla metà degli anni novanta. E se consideriamo il fatto che oggi in tutto il territorio dell’Unione Europea lo sviluppo economico può derivare soprattutto dall’Europa Centrale, quindi le risorse economiche sono in realtà nell’Europa Centrale, la possibilità di sviluppo deriva da qua, possiamo tranquillamente affermare che se ci avessero ammessi alla metà degli anni novanta, allora la crisi economica del 2008 avrebbe sfidato un’Europa ben più forte e probabilmente sarebbe stato più facile trovare delle risposte migliori. Il secondo errore commesso dai dirigenti dell’epoca durante il concepimento della risposta fondamentalmente buona europea, rigarda il fatto che sebbene abbiano creato un’unione monetaria, abbiano creato un sistema monetario comune, ma non l’hanno fatto in maniera conseguente, non ci hanno ragionato e non l’hanno realizzato in ogni suo elemento, mentre la creazione di un sistema monetario del genere ha successo anche senza ponderazioni se nell’economia mondiale c’è sviluppo e congiuntura, ma appena viene una crisi, la mancanza di ponderazione ed i punti debili vengono a galla subito. Questa è la crisi dell’area euro, che è nota come crisi economica iniziata in America nel 2008.

Egregi Signore e Signori.

Possiamo quindi dire che ad ogni svolta, cioè ad ogni svolta nella storia dell’umanità del XX secolo si sono messe in discussione le posizioni del potere e le posizioni economiche, militari e politiche esistenti fino ad allora. La prima affermazione del mio discorso di oggi è che stiamo vivendo un altrettanto radicale e grave quarto periodo di grande cambiamento. Di nuovo si sono messe in discussione e si sono messe in discussione contemporaneamente le posizioni della politica mondiale nel sistema di potere esistente. Si sono messi in discussione il peso ed il potere dell’Europa e oggi dobbiamo affrontare come pericolo reale il fatto che il nostro continente può perdere le posizioni culturali, economiche e di civiltà che possedeva per dei secoli. Quindi non è per niente scritto nelle astri che la crisi economica europea attuale è un periodo transitorio. Può capitare facilmente che diventi un lungo periodo di decadenza. In parte dipende anche da noi se succederà questo o no. La domanda è se l’Europa ha l’antidoto per questo. Tanti pensano, dal 2010 sono sicuro che erratamente, che questo antidoto vada cercato nell’Unione Europea e tanti pensano che questo antidopo vada cercato nelle istituzioni dell’Unione Europea, quindi nei dintorni di Bruxelles. Io negli ultimi tre anni ho realizzato che questo non è possibile perché le istituzioni dell’Unione Europea –sia la Commissione, sia il Parlamento Europeo che il Consiglio dei Ministri- sono incapaci di dare risposte alle sfide storiche davanti alle quali Europa si trova. Queste risposte possono nascere esclusivamente sulle basi di stati-nazione. Quindi la domanda non è se l’Europa ha una risposta per fermare la decadenza ma se i tedeschi hanno una risposta, se i francesi hanno una risposta, se gli inglesi hanno una risposta, se gli ungheresi, polacchi, rumeni hanno una risposta perché la risposta di successo europea potrà essere la somma delle risposte di successo degli stati-nazione.

Egregi Signore e Signori.

La seconda cosa messa in discussione, il cui periodo oggi viviamo tutti insieme, è la messa in discussione del ruolo primario degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti non accettano questa messa in discussione, non si rassegnano che la Cina, l’India ed altri stati asiatici hanno raggiunto gli Stati Uniti e sono diventati dei fattori dello stesso peso nell’economia e nel potere mondiale. Gli Stati Uniti ha dato una risposta adeguata su come trasformare la propria patria, gli Stati Uniti, in modo che possa conservare la sua posizione di primo ordine nell’economia e nella politica mondiali. Di conseguenza oltre al cambiamento di posizione dell’Europa e degli Stati Unitiè cambiata anche la posizione dell’Asia. Principalmente i cinesi e gli indiani, ma ci sono altre aree di cui non dobbiamo dimenticarci; si sono presentati fattori economici nella storia economica moderna che prima non conoscevamo. E’ abitudine –soprattutto se uno si basa sui giornali- analizzare questo processo esclusivamente nel suo insieme, ma se uno dà un’occhiata al bilancio dei paesi asiatici in sviluppo e prende appunti sulle spese militari in aumento di anno in anno, allora può vedere bene che ben presto saremo testimoni non soltanto di una semplice trasformazione dell’economia mondiale, ma di una trasformazione militare politica mondiale, di conseguenza di una trasformazione del potere mondiale. La domanda quindi è che nel periodo da veninre che ruolo avranno Europa, Asia e America. Che area con che peso determinerà il nuovo ordine del mondo? Io non vorrei avventurarmi lungo questo percorso, ma rivolgerei la nostra attenzione verso il Bacino dei Carpazi e l’Ungheria.

Egregi Signore e Signori.

Se osserviamo in questa complessità ampia che cosa fissano come scopo per se stessi i grandi poteri,allora –anche se hanno pure scopi variabili questi grandi poteri- è interessante notare che esiste qualcosa che è costante, un fenomeno costante dietro le loro aspirazioni. Perché i grandi poteri, pare che questo sia una specie di legge umana, usano il loro potere e la loro forza regolarmente perché le fonti ritrovabili nel mondo vadano verso di loro. Non siamo vulgarmarxisti e non pensiamo che i grandi poteri abbiano solo questa unica aspirazione. I grandi poteri pensano, anche nelle ore più buie delle colonizzazioni, di diffondere anche civilizzazione, di portare anche ideali e valori e di non prendere semplicemente delle risorse. Questo è stato descritto molto chiaramente venti, venticinque anni fa da un autore molto di moda, Jenő Szűcs, quando ha composto un trattato molto popolare sui centri e sulle periferiche dell’economia mondiale.

Egregi Signore e Signori.

La domanda è quindi quali sono le risorse che i grandi poteri vogliono regolaremente prendere dalle altre popolazioni del mondo –oltre ai propri, anche quelle degli altri. Così sono le risorse di materie prime, così è l’uomo nella sua esistenza biologica; la politica che aspira regolarmente di aumentare la popolazione di alcuni grandi poteri, si spiega con questo. Guardate per esempio l’aumento della popolazione avvenuta negli ultimi vent’anni negli Stati Uniti che non è avvenuto principalmente in modo biologico, ma attraverso l’accoglienza del flusso di persone. Quindi la raccolta delle risorse di materie prime, della forza umana nella sua forma biologica, delle risorse nel cervello umano, dove non è la quantità, ma la qualità è importante. Questo viene chiamato come la fuga dei cervelli, la raccolta delle persone meglio istruite ed dei migliori cervelli nell’area di alcuni grandi paesi. Le università degli Stati Uniti sono l’esempio di questo, ma se osservate l’aspirazioni attuali della Germania potete notare che anche là si svolge la politica consapevole della raccolta dei cerevelli migliori disponibili d’Europa. Infine la quarta risorsa è la raccolta delle risorse monetarie sul proprio territorio.

Quindi egregi Signore e Signori.

L’intenzione dei grandi poteri è chiara. La domanda è, dato che l’Ungheria non è un grande potere, che nelle nostre intenzioni c’è un elemento uguale costante come quello che ho identificato nel caso dei grandi poteri? Posso tranquillamente dichiarare che c’è. Esso non è altro che l’opposizione a questa ispirazione dei grandi poteri. Questo è lo scopo da secoli dei paesi delle simili dimensioni all’Ungheria. Quindi la domanda si porge sempre nello stesso modo, cioè come possiamo costruire una politica in modo che la nazione – ma questo vale anche per gli altri paesi dell’Europa Centrale, ma adesso parlo principalmente della nostra nazione ungherese- possa parare la politica riguardante alla sottrazione delle nostre risorse nel sistema della politica mondiale, dei poteri mondiali e dell’economia mondiale, Inoltre sfruttando la situazione formatasi come possiamo far entrare risorse da al di fouri nella nostra patria? Questo chiamiamo in modo facilmente comprensibile la conservazione della suvenerità politica ed economica.

Egregi Singore e Signori.

La seconda affermazione del mio discorso è che oggi questa domanda è la domanda principale della strategia nazionale all’Ungheria. Esprimendolo in maniera più comprensibile: diventeremo beneficiari o vittime di quella trasformazione di cui ho discorso alla mia prima affermazione? Diventeremo beneficiari o vittime del nuovo ordine del mondo che si sta formando? Se diamo un’occhiata alla storia dell’Ungheria da questo punto di vista, allora possiamo notare che negli ultimi cinquecento anni molto raramente e generalmente per brevi periodi di tempo si sussisteva la situazione che l’Ugheria poteva disporre delle proprie risorse. Tra il 1948 ed il 1990 non si è neanche verificato che potessimo disporre delle nostre risorse, dato che siamo diventati un paese occupato e ci hanno costretto in un’esistenza a noi estranea, ma nel 1990 è avventuo il cambiamento del regime. Ma la domanda è se noi siamo riusciti a costruire un sistema economico e politico che è adatto perché noi possiamo disporre delle nostre risorse.

La risposta – e questa è la mia terza affermazione durante il mio discorso- che non ci siamo riusciti. Tanti semplificando tendono a dire che essenzialmente non è cambiato niente. Ho sottolineato una riga dal sonetto di Sándor Kányádi che è la seguente: “il cane restò, solo la catena fu cambiata”. Questo è il fraintendimento della situazione perché senza dubbio è vero che non siamo riusciti a formare un sistema economico e politico con cui diffendere e tenere nella propria competenza le nostre risorse, ma questo ormai non è il vecchio mondo. E’ il nuovo ordine del mondo, nuovi strumenti e un sistema di strumenti completamente nuovo che vengono usati dai grandi poteri e da quelli come noi per i suddetti scopi. Quindi non si può dichiarare semplicemente che al posto dei russi è venuto qualcun altro, sono andati via i carri armati e al loro posto sono arrivate le banche, queste frasi suonano bene, e contengono anche un po’ di verità, ma in realtà negligono, lasciano fuori attenzione il cambiamento, quel cambiamento qualitativo che nel frattempo è avvenuto nella qualità del sistema di rapporto tra i grandi poteri e tra gli stati della stessa grandezza dell’Ungheria. Nel complesso tuttavia siamo d’accordo, solo che seguendo un altro filo logico, con le opinioni di Kányádi, secondo le quali nel senso economico e monetario, dopo il 1990 l’Ungheria nonostante la libertà politica è rimasta un paese vulnerabile e sfruttato. Questo spiega perché le speranze legate alla crescità veloce del livello di vita ungherese, al miglioramento della qualità di vita non si sono avverati. Quindi un paese che si trova a imbalia di qualcuno vuol dire che i beni prodotti nella vostra patria escono dalla vostra disponibilità e diventano utili altrove. Adesso devo iniziare un ragionamento compicato che non posso risparmiare anche se lo vorrei, per farvi seguire il ragionamento del mio discorso. Questo ragionamento complicato può sembrare spaventoso: si riferisce alla differenza tra il PIL e il RNL. Purtroppo non possiamo evitarlo. Dato che adesso non siamo un paese sottomesso, nel senso che ci hanno occupato i russi, non è sufficiente indicare le caserme di Fehérvár e di Veszprém per dimostrare il senso del mondo funzionante. Siccome viviamo in un sistema mondiale molto più sfumato,siamo costretti ad accogliere spiegazioni complicate se veramente vogliamo capire che cosa ci sta succedendo.

Quindi egregi Signore e signori.

E’ importante che io ve lo spieghi perché in genere la prestazione economica di un paese viene misurata con il cosidetto PIL, cioè che risultati riesce a far vedere considerando il prodotto interno. Le classifiche primarie sono tutte così. Adesso naturalmente ho perso la dimostrazione che serviva come spiegazione e devo ricostruirla a memoria. Quindi la classifica della prestazione di un paese, se fanno la classifica delle prestazioni dei paesi del mondo, vuol dire che calcolano in valore assoluto quanti prodotti e valori vengono creati a testa in un dato paese. Il fatto è che questo numero non considera che di questi prodotti creati quanto rimane nel dato paese. Perché è solo un lato della verità, una facciata della medaglia quanto produciamo, l’altra facciata della medaglia è data dalla parte di cui noi disponiamo. Questa seconda parte, quindi ciò resta da noi, o se eventualmente abbiamo prodotto altrove e siamo stati capaci di incorporarlo nella nostra economica nazionale non è da escludere in riferimento al futuro, perché dobbiamo sommarlo al valore di cui disponiamo, a ciò che possiamo usare. Il fatto è che c’è una differenza tra le due cose, tra il PIL ed i valori di cui disponiamo. Nella maggior parte dei paesi questa differenza esiste. Nei paesi forti dell’Europa occidentale il valore prodotto da loro stessi è minore del valore usato da loro stessi perché sono capaci di inglobare anche le risorse altrui. Nei paesi simili al nostro invece il valore prodotto da noi è minore di quello su cui disponiamo realmente. Per questo quando si parla di gare tra le nazioni, che pare anche una cosa leale, i paesi partecipanti non partono dalla stessa linea di start. Alcuni sono più avanti, alcuni invece sono più indietro. Attualmente nel caso di Ungheria questa differenza tra i valori prodotti in Ungheria ed i valori usati in Ungheria è molto significativa. Essaall’inizio degli anni novanta ha raggiunto anche l’otto e nove percento. Nel periodo governativo tra il 1998 e 2002 si è ristretta e dopo il 2002 di nuovo si è dilatata, ma attualmente sta perrestringersi di nuovo. Questo rappresenta bene, se non parliamo dal punto di vista ideologico, quando sono in potere dei governi nazionali in Ungheria. Se cerchiamo di arrivarci dai bilanci economici possiamo ben osservare quali sono i periodi quando Ungheria ha dei governi che si sforzano a tenere sotto la nostra disposizione la maggior parte dei valori prodotti da noi, che si sforzano che questi valori siano a disposizione come valori usati da noi stessi. Quando i due valori si avvicinano, abbiamo governi nazionali, quando invece iniziano a dilatarsi, allora –in qualunque modo si definiscano- sono governi che non considerano nel centro della loro politica economica punti di vista nazionali. Questa è una cosa nascosta, è un grande segreto nascosto. Ne parlano poco, invece questo è il succo della questione, gentili Signore e Signori!

Adesso che ho sotto mano i fogli con i valori, posso dirvi che oggi la differenza tra i due valori, quindi tra il PIL ed il prodotto utilizzabile da parte degli ungheresi è di 2.000 miliardi di Fiorini. Duemila miliardi di Fiorini. Questo è un numero enorme. Ho fatto alcuni paragoni. Questo è il due terzi di tutta la pensione pagata in un anno, questo importo è più di tutti i soldi spesi per l’istruzione completa, è quasi uguale alla somma dell’interesse di due anni di debito pubblico. Questo scompare: l’abbiamo prodotto, l’abbiamo creato, ci abbiamo lavorato ed è scomparso. Adesso dobbiamo rispondere alla domanda e poi chiudo la parentesi e torno al filo principale del mio discorso, che dove va a finire e quali sono gli strumenti che portano via questa risorsa dall’Ungheria. Qua per essere giusti, dobbiamo mettere in evidenza che c’è un segmento del reddito crerato in Ungheria che possiamo ritenere ammissibile, che non deveferire il nostro senso di giustizia. Perché è vero che noi ungheresi abbiamo talento, ma in questo momento anche se ci sforziamo, non siamo in grado di creare Audi o Mercedes. Inveceproduciamo Audi e Mercedes in Ungheria, quindi si creano tanti posti di lavoro da cui otteniamo anche delle tasse, anche se la maggior parte del profit derivante dai prodotti creati sarà di chi possiede la fabbrica. Questa è comunque un’eccezione dei prodotti creati in Ungheria contro il quale non ci si oppone veramente perché in tutto questo prcesso otteniamo anche noi qualcosa in cambio e anche noi godiamo –anche se non del tutto- dei vantaggi. L’altra parte dei guadagni, che se ne va, ed il sistema attraverso il quale viene tolta dal paese, secondo me non è da considerare legittimo, quindi ogni governo nazionale deve opporsi. Uno di questi è il profit delle banche. Considerando che il sistema bancario non èin mano degli ungheresi, ma dà crediti in Ungheria, la maggior parte del profit da esso derivante, come soldi per il loro rischio, magari possono portarla via legittimamente, ma se questo profit è più alto di ciò che riescono a produrre negli altri paesi del mondo, allora esso diventa illegittimo e quindi è giustificabile introdurre per esempio una tassazione per le banche perché questo profit almeno in parte rimanga nel territorio dell’Ungheria. Allo stesso modo si parla di pompa di denaro anche quando il tasso di cambio del Fiorino viene artificialmente degradato, quando l’interesse di base della banca nazionale viene tenuto artificialmente in alto e per questo tengono artificialmente in alto anche l’interesse dei crediti –che otrebbero essere incorporati per il finanziamento del debito di stato. Di conseguenza paghiamo un interesse molto più alto di ciò che sarebbe giustificabile. Mentre il pagamento dell’interesse di base sarebbe anche fattibile senza questi tipi di speculazioni. In questo modo tanti guadagnano enormi quantità di soldi. Secondo il mio parere questo profit è illeggittimo. La trattenuta di questo profitnell’economia nazionale ungherese è uno scopo politico-nazionale legittimo.
E’ simile anche il caso dei monopoli. Durante le privatizzazioni le grandi aziende internazionali hanno preso delle posizioni monopoliche per esempio nel settore energetico ungherese, o nel settore dell’erogazione delle acque, in generale nel campo dei servizi pubblici e hanno ottenuto una posizione monopolica anche nella decisione dei prezzi che superano il profit giustificabile. Negli ultimi vent’anni i prezzi era generalmente al si sopra del profit giustificabile e adesso stiamo tornando da questo stato con la riduzione delle spese. Quindiquesto profit è illegittimo secondo il mio parere, è un profit derivante da una posizione monopolica che viene anche portato fuori dal paese. Lo è allo stesso modo il sistema dei prestiti in valuta estera in cui sono state intrappolate centinaia di migliaia di persone in Ungheria. Si tratta allo stesso modo di un reddito prodotto in Ungheria che le persone ricevono come pagamento. Gli interessi dei prestiti in valuta estera sono aumentati, il tasso di cambio è diventato sfavorevole e abbiamo dovuto pagare questa differenza di tasso di cambio che poi tra l’altro è stata anche portata via dal paese da parte delle grandi enti monetari. Queste sono tutte pompe di soldi che se identifichiamo una alla volta e sommiamo tutti i numeri, otterremo quei duemila miliardi di Fiorini che gli altri sottraggono dalla nostra disponibilità.

Egregi Sinogre e Signori.

Se pensiamo a cosa ha fatto l’Ungheria dopo il 2010, e lo vogliamo discutere seguendo questo filo logico, allora posso dire che abbiamo inziato a condurre una politica nazionale economica per cui il valore che gli ungheresi producono, potesse rimanere in Ungheria. Abbiamo identificato questi canali e abbiamo cercato di diminuire l’effetto distruggente di cada uno. Per questo si è formata questa situazione strana che mentre tutti i paesi spiegano la propria politica economica, parlano su come trattare la crisi, l’unico paese che nonne parla è l’Ungheria. Io non vorrei mai parlare su come vogliamo trattare la crisi, ma parlo su come vogliamo costruire un sistema economico e politico in questo nuovo ordine del mondo che si sta formando, che garantisca che ciò per cui abbiamo lavorato noi, resti pure il nostro. Naturalmente non parlo di questo -mentre gli altri parlano delle soluzioni sulle crisi mondiale- perché noi ungheresi siamo più intelligenti –in realtà fa piacere pensarlo ma purtroppo non è così- ma perché noi abbiamo il due terzi. Chi ha dietro l’unità nazionale, il due terzi, può proporsi a costruire un sistema. Date un’occhiata a qualunque paese, senza menzionarne uno in particolare, in un paese dove sono riusciti a formare una maggioranza sotto forma di governo di coalizione, ma uno dei ministri si dimette, poi l’altro si dimette e vengono le crisi. Non è facile. C’è il sogno di riuscire

2013/8/8 kovacs andras <bundi01@vipmail.hu>
> Buona mattina a tutti, egregi Signore e Signori.
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> Gira la notizia che sia la Televisione Ungherese che la Radio Ungherese trasmettono tutto ciò che succede adesso. Quindi diversamente dal solito scenario non sarà il segretario di stato, il Sig. Zsolt Németh ad aprire la tavola rotonda di oggi, ma inizio subito io in medias res. Permettetemi di porre un cordiale salto al vescovo László Tőkés, al segretario di stato Zsolt Németh e anche ai nostri aiutanti che quando, dopo le presentazioni, ci sarà la possibilità di porre delle domande, aiuteranno a raccoglierle e a rispondeci.
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> Egregi Signore e Signori.
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> Ho pensato a lungo su che argomento scegliere per l’ultima Università Libera di Tusnádfürdő organizzata prima delle elezioni parlamentari ungheresi imminenti in primavera del 2014. Sono arrivato alla conclusione che vorrei usare questa occasione di oggi per mettere in un adeguato quadro di riferimento e di inserire in un contesto più ampio ciò che facciamo tutti insieme in Ungheria e nel Bacino dei Carpazi. Per questo come punto di partenza vi porgo in attenzione il seguente pensiero, secondo il quale nel mondo esistono due tipi di ragionamenti e due diversi tipi di persone legati a questi ragionamenti. Il primo in generale considera la causa dei fatti, l’altro invece sta attento agli scopi.
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> Egregi Signore e Signori.
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> Tutti e due gli approci e modi di pensare hanno il proprio luogo e hanno il proprio senso. Se pensiamo ai più di venti incontri già avvenuti a Tusnádfürdő, allora possiamo dire che noi ci riuniamo di anno in anno qua per pensare agli scopi, e ci riuniamo per concigliare i nostri orologi, cioè di dare una direzione ai nostri atti tutti insieme. Per questo sono presenti politici ungheresi, leader ungheresi residienti all’estero, cittadini interessati dall’Ungheria, dalla Transilvania, uomini di affari, persone ungheresi legate alle scienze e alla cultura. Ogni anno qua succede una specie di accordo informale sulle intenzioni. Il contesto di università libera è eccezionale, dà un riquadro informale a tutto ciò, sebbene tutti debbano accettare la responsabilità per le proprie parole – naturalmente questo è particolarmente vero nel mio caso- ma questa forma dà una specie di ampiezza, una manovra intellettuale per esprimere liberamente i nostri pensieri. Questa è una possibilità rara per i politici. E dato che è rara, è anche interessante. Se osservate la politica moderna, potete vedere che tutto si sposta verso l’efficienza: bisogna parlare con efficienza, bisogna essere concisi, bisogna costruire delle frasi –anche se abbiamo dei dubbi sul loro significato- che possano essere tagliate bene, e che possano essere presentate bene da parte della televisione e quindi l’opportunità diventa l’unica unità di misura per ogni pensiero. Ecco, la forma di conversazione dell’università libera ci esente in parte o magari anche completamente da questo obbligo moderno.
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> Egregi Signore e Signori.
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> L’università libera l’anno prossimo compie 25 anni. Sebbene ci sia un dibattito sul fatto se il cambiamento del regime è legato al 1989 o al 1990, quindi possiamo essere insicuri sulla sua data esatta, ma nonostante ciò possiamo dire che anche il cambiamento del regime ungherese è di un quarto di secolo. Questo pare un arco di tempo sufficiente per dividere ciò che c’era una volta e quindi passa, da ciò che è sistematico e forse anche legittimo e supponiamo è costante anche nel suo effetto. Quindi ci autorizza un arco di tempo di 25 anni a provare ad affrontare quel cambiamento politico che è avvenuto nella storia dell’Europa Centrale e all’interno di essa, in Ungheria. Ciò che possiamo dire con sicurezza è che nel 1989 e 1990 non solo in alcuni paesi è avvenuto un cambiamento ma anche in tutta la disposizione del mondo umano. Se pensiamo al XX. secolo, prima della grande riorganizzazione del 1989-1990, possiamo vedere due svolte quando per tutti era chiaro che da ora in poi vivremo in un mondo nuovo. Così era la fine della prima guerra mondiale nel 1918 e così era anche la fine della seconda guerra mondiale nel 1945 e così era dopo il 1990. Quando il mondo ha una trasfromazione di tale misura, le condizioni politiche ed economiche sussistenti fino ad allora decadono ed inizia una nuova era. Se penate ai vostri studi sul 1918, è vero che abbiamo imparato di quel periodo che si era rivelato che la Francia, considerando il futuro, non sarebbe stata più un grande potere, era iniziata la decadenza della posizione mondiale della Gran Bretagna ed era iniziato il decollo degli Stati Uniti. I russi ed i tedeschi si erano indeboliti, la nostra monarchia eracrollata e questo sottovuoto aveva dato la possibilità che le aspirazioni di indipendenza delle popolazioni dell’Europa Centrale dividessero quell’area. Del mondo dopo il 1918 tutti sapevano che era già un nuovo mondo diverso. Uno indipendentemente dall’appartenenza ad una nazione –all’ungherese, alla rumena, alla ceca, alla tedesca, alla russa o all’inglese- sentiva chiaramente che il mondo che si stava costruendo dopo il 1918 –nella nostra vita inizia a costruirsi piuttosto dopo il 1920 – sarebbe stato un mondo diverso rispetto a quello in cui si viveva prima. Questo è accaduto anche dopo il 1945. Tutti hanno percepito subito che si era cambiata la struttura del mondo: si è formato un mondo di due poli che aveva come importanza dal nostro punto di vista che la possibilità di disporre del destino di Europa era andata al di fuori d’Europa. Non erano gli europei a decidere dopo il 1945 su ciò che sarebbe accaduto in Europa, ma da un lato gli americani, mentre dall’altro lato l’Unione Sovietica. Questo naturalmente da un punto di vista era una fatalità, ma come tutte le fatalità storiche del genere, offriva pure scappatoie e così dopo la seconda guerra mondiale alcuni paesi in gamba, che in parte hanno usato bene il proprio talento, in parte le proprie possibilità, sono diventati di successo anche in una situazionedi tale difficoltà. Pensiamo agli austriaci, ai finlandesi oppure agli svedesi.
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> Egregi Signore e Signori.
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> Nel 1990 anche con la cessazione del potere sovietico abbiamo sentito subito che era finito l’ordine del mondo bipolare. Gli Stati Uniti è rimasto da solo, essenzialmente è rimasto l’unico grande potere economico, militare e politico. La Russia è finita sul confine tra la disintegrazione e il rimanere unita, l’Europa invece ha imboccato la strada dell’unione con lo sviluppo e con il rafforzo dell’Unione Europea, con lo scopo che nella nuova sistemazione mondiale rimanessero intatte le sue posizioni. Se consideriamo le reazioni dell’Europa, possiamo dire che l’unione era un risposta buona, ma vorrei premettere, dato che tra un po’ arriviamo alla nostra epoca, che in questa risposta europea ci sono stati due gravi errori. Il primo errore era che noi dell’Europa Centrale siamo stati ammessi troppo tardi. Siamo stati ammessi nel 2004, quando avrebbero potuto farlo già alla metà degli anni novanta. E se consideriamo il fatto che oggi in tutto il territorio dell’Unione Europea lo sviluppo economico può derivare soprattutto dall’Europa Centrale, quindi le risorse economiche sono in realtà nell’Europa Centrale, la possibilità di sviluppo deriva da qua, possiamo tranquillamente affermare che se ci avessero ammessi alla metà degli anni novanta, allora la crisi economica del 2008 avrebbe sfidato un’Europa ben più forte e probabilmente sarebbe stato più facile trovare delle risposte migliori. Il secondo errore commesso dai dirigenti dell’epoca durante il concepimento della risposta fondamentalmente buona europea, rigarda il fatto che sebbene abbiano creato un’unione monetaria, abbiano creato un sistema monetario comune, ma non l’hanno fatto in maniera conseguente, non ci hanno ragionato e non l’hanno realizzato in ogni suo elemento, mentre la creazione di un sistema monetario del genere ha successo anche senza ponderazioni se nell’economia mondiale c’è sviluppo e congiuntura, ma appena viene una crisi, la mancanza di ponderazione ed i punti debili vengono a galla subito. Questa è la crisi dell’area euro, che è nota come crisi economica iniziata in America nel 2008.
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> Egregi Signore e Signori.
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> Possiamo quindi dire che ad ogni svolta, cioè ad ogni svolta nella storia dell’umanità del XX secolo si sono messe in discussione le posizioni del potere e le posizioni economiche, militari e politiche esistenti fino ad allora. La prima affermazione del mio discorso di oggi è che stiamo vivendo un altrettanto radicale e grave quarto periodo di grande cambiamento. Di nuovo si sono messe in discussione e si sono messe in discussione contemporaneamente le posizioni della politica mondiale nel sistema di potere esistente. Si sono messi in discussione il peso ed il potere dell’Europa e oggi dobbiamo affrontare come pericolo reale il fatto che il nostro continente può perdere le posizioni culturali, economiche e di civiltà che possedeva per dei secoli. Quindi non è per niente scritto nelle astri che la crisi economica europea attuale è un periodo transitorio. Può capitare facilmente che diventi un lungo periodo di decadenza. In parte dipende anche da noi se succederà questo o no. La domanda è se l’Europa ha l’antidoto per questo. Tanti pensano, dal 2010 sono sicuro che erratamente, che questo antidoto vada cercato nell’Unione Europea e tanti pensano che questo antidopo vada cercato nelle istituzioni dell’Unione Europea, quindi nei dintorni di Bruxelles. Io negli ultimi tre anni ho realizzato che questo non è possibile perché le istituzioni dell’Unione Europea –sia la Commissione, sia il Parlamento Europeo che il Consiglio dei Ministri- sono incapaci di dare risposte alle sfide storiche davanti alle quali Europa si trova. Queste risposte possono nascere esclusivamente sulle basi di stati-nazione. Quindi la domanda non è se l’Europa ha una risposta per fermare la decadenza ma se i tedeschi hanno una risposta, se i francesi hanno una risposta, se gli inglesi hanno una risposta, se gli ungheresi, polacchi, rumeni hanno una risposta perché la risposta di successo europea potrà essere la somma delle risposte di successo degli stati-nazione.
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> Egregi Signore e Signori.
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> La seconda cosa messa in discussione, il cui periodo oggi viviamo tutti insieme, è la messa in discussione del ruolo primario degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti non accetta questa messa in discussione, non si rassegna che la Cina, l’India ed altri stati asiatici hanno raggiunto gli Stati Uniti e sono diventati dei fattori dello stesso peso nell’economia e nel potere mondiale. Gli Stati Uniti ha dato una risposta adeguata su come trasformare la propria patria, gli Stati Uniti, in modo che possa conservare la sua posizione di primo ordine nell’economia e nella politica mondiali. Di conseguenza oltre al cambiamento di posizione dell’Europa e degli Stati Unitiè cambiata anche la posizione dell’Asia. Principalmente i cinesi e gli indiani, ma ci sono altre aree di cui non dobbiamo dimenticarci; si sono presentati fattori economici nella storia economica moderna che prima non conoscevamo. E’ abitudine –soprattutto se uno si basa sui giornali- analizzare questo processo esclusivamente nel suo insieme, ma se uno dà un’occhiata al bilancio dei paesi asiatici in sviluppo e prende appunti sulle spese militari in aumento di anno in anno, allora può vedere bene che ben presto saremo testimoni non soltanto di una semplice trasformazione dell’economia mondiale, ma di una trasformazione militare politica mondiale, di conseguenza di una trasformazione del potere mondiale. La domanda quindi è che nel periodo da veninre che ruolo avranno Europa, Asia e America. Che area con che peso determinerà il nuovo ordine del mondo? Io non vorrei avventurarmi lungo questo percorso, ma rivolgerei la nostra attenzione verso il Bacino dei Carpazi e l’Ungheria.
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> Egregi Signore e Signori.
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> Se osserviamo in questa complessità ampia che cosa fissano come scopo per se stessi i grandi poteri,allora –anche se hanno pure scopi variabili questi grandi poteri- è interessante notare che esiste qualcosa che è costante, un fenomeno costante dietro le loro aspirazioni. Perché i grandi poteri, pare che questo sia una specie di legge umana, usano il loro potere e la loro forza regolarmente perché le fonti ritrovabili nel mondo vadano verso di loro. Non siamo vulgarmarxisti e non pensiamo che i grandi poteri abbiano solo questa unica aspirazione. I grandi poteri pensano, anche nelle ore più buie delle colonizzazioni, di diffondere anche civilizzazione, di portare anche ideali e valori e di non prendere semplicemente delle risorse. Questo è stato descritto molto chiaramente venti, venticinque anni fa da un autore molto di moda, Jenő Szűcs, quando ha composto un trattato molto popolare sui centri e sulle periferiche dell’economia mondiale.
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> Egregi Signore e Signori.
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> La domanda è quindi quali sono le risorse che i grandi poteri vogliono regolaremente prendere dalle altre popolazioni del mondo –oltre ai propri, anche quelle degli altri. Così sono le risorse di materie prime, così è l’uomo nella sua esistenza biologica; la politica che aspira regolarmente di aumentare la popolazione di alcuni grandi poteri, si spiega con questo. Guardate per esempio l’aumento della popolazione avvenuta negli ultimi vent’anni negli Stati Uniti che non è avvenuto principalmente in modo biologico, ma attraverso l’accoglienza del flusso di persone. Quindi la raccolta delle risorse di materie prime, della forza umana nella sua forma biologica, delle risorse nel cervello umano, dove non è la quantità, ma la qualità è importante. Questo viene chiamato come la fuga dei cervelli, la raccolta delle persone meglio istruite ed dei migliori cervelli nell’area di alcuni grandi paesi. Le università degli Stati Uniti sono l’esempio di questo, ma se osservate l’aspirazioni attuali della Germania potete notare che anche là si svolge la politica consapevole della raccolta dei cerevelli migliori disponibili d’Europa. Infine la quarta risorsa è la raccolta delle risorse monetarie sul proprio territorio.
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> Quindi egregi Signore e Signori.
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> L’intenzione dei grandi poteri è chiara. La domanda è, dato che l’Ungheria non è un grande potere, chenelle nostre intenzioni c’è un elemento uguale costante come quello che ho identificato nel caso dei grandi poteri? Posso tranquillamente dichiarare che c’è. Esso non è altro che l’opposizione a questa ispirazione dei grandi poteri. Questo è lo scopo da secoli dei paesi delle simili dimensioni all’Ungheria. Quindi la domanda si porge sempre nello stesso modo, cioè come possiamo costruire una politica in modo che la nazione – ma questo vale anche per gli altri paesi dell’Europa Centrale, ma adesso parlo principalmente della nostra nazione ungherese- possa parare la politica riguardante alla sottrazione delle nostre risorse nel sistema della politica mondiale, dei poteri mondiali e dell’economia mondiale, Inoltre sfruttando la situazione formatasi come possiamo far entrare risorse da al di fouri nella nostra patria? Questo chiamiamo in modo facilmente comprensibile la conservazione della suvenerità politica ed economica.
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> Egregi Singore e Signori.
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> La seconda affermazione del mio discorso è che oggi questa domanda è la domanda principale della strategia nazionale all’Ungheria. Esprimendolo in maniera più comprensibile: diventeremo beneficiari o vittime di quella trasformazione di cui ho discorso alla mia prima affermazione? Diventeremo beneficiari o vittime del nuovo ordine del mondo che si sta formando? Se diamo un’occhiata alla storia dell’Ungheria da questo punto di vista, allora possiamo notare che negli ultimi cinquecento anni molto raramente e generalmente per brevi periodi di tempo si sussisteva la situazione che l’Ugheria poteva disporre delle proprie risorse. Tra il 1948 ed il 1990 non si è neanche verificato che potessimo disporre delle nostre risorse, dato che siamo diventati un paese occupato e ci hanno costretto in un’esistenza a noi estranea, ma nel 1990 è avventuo il cambiamento del regime. Ma la domanda è se noi siamo riusciti a costruire un sistema economico e politico che è adatto perché noi possiamo disporre delle nostre risorse.
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> La risposta – e questa è la mia terza affermazione durante il mio discorso- che non ci siamo riusciti. Tanti semplificando tendono a dire che essenzialmente non è cambiato niente. Ho sottolineato una riga dal sonetto di Sándor Kányádi che è la seguente: “il cane restò, solo la catena fu cambiata”. Questo è il fraintendimento della situazione perché senza dubbio è vero che non siamo riusciti a formare un sistema economico e politico con cui diffendere e tenere nella propria competenza le nostre risorse, ma questo ormai non è il vecchio mondo. E’ il nuovo ordine del mondo, nuovi strumenti e un sistema di strumenti completamente nuovo che vengono usati dai grandi poteri e da quelli come noi per i suddetti scopi. Quindi non si può dichiarare semplicemente che al posto dei russi è venuto qualcun altro, sono andati via i carri armati e al loro posto sono arrivate le banche, queste frasi suonano bene, e contengono anche un po’ di verità, ma in realtà negligono, lasciano fuori attenzione il cambiamento, quel cambiamento qualitativo che nel frattempo è avvenuto nella qualità del sistema di rapporto tra i grandi poteri e tra gli stati della stessa grandezza dell’Ungheria. Nel complesso tuttavia siamo d’accordo, solo che seguendo un altro filo logico, con le opinioni di Kányádi, secondo le quali nel senso economico e monetario, dopo il 1990 l’Ungheria nonostante la libertà politica è rimasta un paese vulnerabile e sfruttato. Questo spiega perché le speranze legate alla crescità veloce del livello di vita ungherese, al miglioramento della qualità di vita non si sono avverati. Quindi un paese che si trova a imbalia di qualcuno vuol dire che i beni prodotti nella vostra patria escono dalla vostra disponibilità e diventano utili altrove. Adesso devo iniziare un ragionamento compicato che non posso risparmiare anche se lo vorrei, per farvi seguire il ragionamento del mio discorso. Questo ragionamento complicato può sembrare spaventoso: si riferisce alla differenza tra il PIL e il RNL. Purtroppo non possiamo evitarlo. Dato che adesso non siamo un paese sottomesso, nel senso che ci hanno occupato i russi, non è sufficiente indicare le caserme di Fehérvár e di Veszprém per dimostrare il senso del mondo funzionante. Siccome viviamo in un sistema mondiale molto più sfumato,siamo costretti ad accogliere spiegazioni complicate se veramente vogliamo capire che cosa ci sta succedendo.
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> Quindi egregi Signore e signori.
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> E’ importante che io ve lo spieghi perché in genere la prestazione economica di un paese viene misurata con il cosidetto PIL, cioè che risultati riesce a far vedere considerando il prodotto interno. Le classifiche primarie sono tutte così. Adesso naturalmente ho perso la dimostrazione che serviva come spiegazione e devo ricostruirla a memoria. Quindi la classifica della prestazione di un paese, se fanno la classifica delle prestazioni dei paesi del mondo, vuol dire che calcolano in valore assoluto quanti prodotti e valori vengono creati a testa in un dato paese. Il fatto è che questo numero non considera che di questi prodotti creati quanto rimane nel dato paese. Perché è solo un lato della verità, una facciata della medaglia quanto produciamo, l’altra facciata della medaglia è data dalla parte di cui noi disponiamo. Questa seconda parte, quindi ciò resta da noi, o se eventualmente abbiamo prodotto altrove e siamo stati capaci di incorporarlo nella nostra economica nazionale non è da escludere in riferimento al futuro, perché dobbiamo sommarlo al valore di cui disponiamo, a ciò che possiamo usare. Il fatto è che c’è una differenza tra le due cose, tra il PIL ed i valori di cui disponiamo. Nella maggior parte dei paesi questa differenza esiste. Nei paesi forti dell’Europa occidentale il valore prodotto da loro stessi è minore del valore usato da loro stessi perché sono capaci di inglobare anche le risorse altrui. Nei paesi simili al nostro invece il valore prodotto da noi è minore di quello su cui disponiamo realmente. Per questo quando si parla di gare tra le nazioni, che pare anche una cosa leale, i paesi partecipanti non partono dalla stessa linea di start. Alcuni sono più avanti, alcuni invece sono più indietro. Attualmente nel caso di Ungheria questa differenza tra i valori prodotti in Ungheria ed i valori usati in Ungheria è molto significativa. Essaall’inizio degli anni novanta ha raggiunto anche l’otto e nove percento. Nel periodo governativo tra il 1998 e 2002 si è ristretta e dopo il 2002 di nuovo si è dilatata, ma attualmente sta perrestringersi di nuovo. Questo rappresenta bene, se non parliamo dal punto di vista ideologico, quando sono in potere dei governi nazionali in Ungheria. Se cerchiamo di arrivarci dai bilanci economici possiamo ben osservare quali sono i periodi quando Ungheria ha dei governi che si sforzano a tenere sotto la nostra disposizione la maggior parte dei valori prodotti da noi, che si sforzano che questi valori siano a disposizione come valori usati da noi stessi. Quando i due valori si avvicinano, abbiamo governi nazionali, quando invece iniziano a dilatarsi, allora –in qualunque modo si definiscano- sono governi che non considerano nel centro della loro politica economica punti di vista nazionali. Questa è una cosa nascosta, è un grande segreto nascosto. Ne parlano poco, invece questo è il succo della questione, gentili Signore e Signori!
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> Adesso che ho sotto mano i fogli con i valori, posso dirvi che oggi la differenza tra i due valori, quindi tra il PIL ed il prodotto utilizzabile da parte degli ungheresi è di 2.000 miliardi di Fiorini. Duemila miliardi di Fiorini. Questo è un numero enorme. Ho fatto alcuni paragoni. Questo è il due terzi di tutta la pensione pagata in un anno, questo importo è più di tutti i soldi spesi per l’istruzione completa, è quasi uguale alla somma dell’interesse di due anni di debito pubblico. Questo scompare: l’abbiamo prodotto, l’abbiamo creato, ci abbiamo lavorato ed è scomparso. Adesso dobbiamo rispondere alla domanda e poi chiudo la parentesi e torno al filo principale del mio discorso, che dove va a finire e quali sono gli strumenti che portano via questa risorsa dall’Ungheria. Qua per essere giusti, dobbiamo mettere in evidenza che c’è un segmento del reddito crerato in Ungheria che possiamo ritenere ammissibile, che non deveferire il nostro senso di giustizia. Perché è vero che noi ungheresi abbiamo talento, ma in questo momento anche se ci sforziamo, non siamo in grado di creare Audi o Mercedes. Inveceproduciamo Audi e Mercedes in Ungheria, quindi si creano tanti posti di lavoro da cui otteniamo anche delle tasse, anche se la maggior parte del profit derivante dai prodotti creati sarà di chi possiede la fabbrica. Questa è comunque un’eccezione dei prodotti creati in Ungheria contro il quale non ci si oppone veramente perché in tutto questo prcesso otteniamo anche noi qualcosa in cambio e anche noi godiamo –anche se non del tutto- dei vantaggi. L’altra parte dei guadagni, che se ne va, ed il sistema attraverso il quale viene tolta dal paese, secondo me non è da considerare legittimo, quindi ogni governo nazionale deve opporsi. Uno di questi è il profit delle banche. Considerando che il sistema bancario non èin mano degli ungheresi, ma dà crediti in Ungheria, la maggior parte del profit da esso derivante, come soldi per il loro rischio, magari possono portarla via legittimamente, ma se questo profit è più alto di ciò che riescono a produrre negli altri paesi del mondo, allora esso diventa illegittimo e quindi è giustificabile introdurre per esempio una tassazione per le banche perché questo profit almeno in parte rimanga nel territorio dell’Ungheria. Allo stesso modo si parla di pompa di denaro anche quando il tasso di cambio del Fiorino viene artificialmente degradato, quando l’interesse di base della banca nazionale viene tenuto artificialmente in alto e per questo tengono artificialmente in alto anche l’interesse dei crediti –che otrebbero essere incorporati per il finanziamento del debito di stato. Di conseguenza paghiamo un interesse molto più alto di ciò che sarebbe giustificabile. Mentre il pagamento dell’interesse di base sarebbe anche fattibile senza questi tipi di speculazioni. In questo modo tanti guadagnano enormi quantità di soldi. Secondo il mio parere questo profit è illeggittimo. La trattenuta di questo profitnell’economia nazionale ungherese è uno scopo politico-nazionale legittimo.
> E’ simile anche il caso dei monopoli. Durante le privatizzazioni le grandi aziende internazionali hanno preso delle posizioni monopoliche per esempio nel settore energetico ungherese, o nel settore dell’erogazione delle acque, in generale nel campo dei servizi pubblici e hanno ottenuto una posizione monopolica anche nella decisione dei prezzi che superano il profit giustificabile. Negli ultimi vent’anni i prezzi era generalmente al si sopra del profit giustificabile e adesso stiamo tornando da questo stato con la riduzione delle spese. Quindiquesto profit è illegittimo secondo il mio parere, è un profit derivante da una posizione monopolica che viene anche portato fuori dal paese. Lo è allo stesso modo il sistema dei prestiti in valuta estera in cui sono state intrappolate centinaia di migliaia di persone in Ungheria. Si tratta allo stesso modo di un reddito prodotto in Ungheria che le persone ricevono come pagamento. Gli interessi dei prestiti in valuta estera sono aumentati, il tasso di cambio è diventato sfavorevole e abbiamo dovuto pagare questa differenza di tasso di cambio che poi tra l’altro è stata anche portata via dal paese da parte delle grandi enti monetari. Queste sono tutte pompe di soldi che se identifichiamo una alla volta e sommiamo tutti i numeri, otterremo quei duemila miliardi di Fiorini che gli altri sottraggono dalla nostra disponibilità.
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> Egregi Sinogre e Signori.
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> Se pensiamo a cosa ha fatto l’Ungheria dopo il 2010, e lo vogliamo discutere seguendo questo filo logico, allora posso dire che abbiamo inziato a condurre una politica nazionale economica per cui il valore che gli ungheresi producono, potesse rimanere in Ungheria. Abbiamo identificato questi canali e abbiamo cercato di diminuire l’effetto distruggente di cada uno. Per questo si è formata questa situazione strana che mentre tutti i paesi spiegano la propria politica economica, parlano su come trattare la crisi, l’unico paese che nonne parla è l’Ungheria. Io non vorrei mai parlare su come vogliamo trattare la crisi, ma parlo su come vogliamo costruire un sistema economico e politico in questo nuovo ordine del mondo che si sta formando, che garantisca che ciò per cui abbiamo lavorato noi, resti pure il nostro. Naturalmente non parlo di questo -mentre gli altri parlano delle soluzioni sulle crisi mondiale- perché noi ungheresi siamo più intelligenti –in realtà fa piacere pensarlo ma purtroppo non è così- ma perché noi abbiamo il due terzi. Chi ha dietro l’unità nazionale, il due terzi, può proporsi a costruire un sistema. Date un’occhiata a qualunque paese, senza menzionarne uno in particolare, in un paese dove sono riusciti a formare una maggioranza sotto forma di governo di coalizione, ma uno dei ministri si dimette, poi l’altro si dimette e vengono le crisi. Non è facile. C’è il sogno di riuscire a costruire un sistema economico e politico adeguato che serve per gli scopi nazionali in un mondo moderno, ma questopensiero non riesce a nascere perché la sopravvivenza alle crisi quotidiane toglie ogni energia ai leader del paese e alla materia grigia. Che in Ungheria la situazione non è così, è dovuto esclusivamente al fatto che nel 2010 gli ungheresi –sicuramente non con questi raginonamenti complicati come faccio io, ma d’istinto, ed in questo caso contano tanto la cultura, la civilizzazione e la storia- d’istinto hanno sentito che se nel 2010 non facevamo un’unione di una certa misura, non potevamo uscire da questa situazione. E per questo secondo il mio parere è cosa giusta che il governo ungherese cerchi di costruire un nuovo sistema economico e politico che non tratta la crisi ma rispetta i diritti umani inoltre accetta l’idea della libertà.
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> Gentili Signore e Signori.
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> Per questo è giusto che abbiamo scelto non solo di fermare la decadenza ma di costruire anche un nuovo sistema economico e politico. Ora vediamoli. Sono stati nove passi, passi che negli ultimi tre anni, secondo la mia precedente logica, servono per l’ampliamento della disposizione dei valori nazionali prodotti dagli ungheresi. Il primo è che bisognava creare il sistema stesso. La base di questo nuovo sistema –nelle democarazie moderne queste basi devono essere sempre delle basi di diritto pubblico- viene descritta dalla nuova Costituzione. La nuova Costituzione, la Legge di Base, dà il fondamento, le quadri del sistema, entro il quale se i governi svolgono bene il loro lavoro, allora si possono diffendere i valori prodotti in Ungheria. Per questo questa Costituzione, questa Legge di Base forse ancora vale come una decisione tabù in Europa: non è una costituzione liberale. Il fatto è che questa costituzione si basa sul rispetto della libertà, ma sul rispetto della libertà non si possono costruire solo costituzioni liberali e sistemazioni di diritto pubblico. Si tratta di una decisione molto difficile, perché dopo la 2a guerra mondiale in Europa quasi dappertutto è diventato esclusivo che l’unità di misura o il contatore di una sistemazione costituzionale non fosse altro che quanto era liberale. Per questo quando abbiamo pubblicato la prima consultazione nazionale sulla costituzione, la prima domanda in pratica si riferiva a questo. Non nel senso se uno desiderava una costituzione liberale, perché tanti di noi non saremmo riusciti ad approfondire questa questione messa giù in questo modo, ma abbiamo posto la domanda: secondo Lei la costituzione deve garantire solo dei diritti o diritti e doveri in equilibrio? Più dell’ottanta percento delle persone ha risposto chiedendo che la nuova costutizione ungherese definisse ugualmente diritti e doveri. In questo senso, contrariamente alle costituzioni che definiscono soltanto i diritti e le libertà, è diventata una costituzione nazionale che si basa sulle libertà ma che vuole tenere in equilibrio sia i diritti che gli obblighi. Questa struttura costituzionale, proprio perché non è liberale, ha ridato il diritto civile a quel termine che comunque non è un’espressione semplice anche se lo sembra, ma copre un sistema complicato che è il bene pubblico. Perché esiste il bene pubblico che deve essere servito dagli istituti pubblici e anche i dirigenti pubblici eletti devono servire il bene pubblico. Questo pensiero viene riconosciuto nella costituzione e da qua che può essere posto come compito, come unità di misura per i futuri governi ungheresi.
> Il secondo passaggio che abbiamo fatto è la riduzione dei debiti dello Stato. E’ facile ricnoscere che finché il debito dello stato è alto dobbiamo pagare interesi alti, maggiore è il debito statale, con maggiori interesi possiamo ottenere dei prestiti da ripagare e attraverso questo sistema, questa pompa di soldi, sempre più beni prodotti nella patria vengono portati via. Per questo se diminuiamo il debito pubblico diminuiamo anche la somma dell’interesse da ripagare, quindi la misura dell’interesse e diminuisce anche l’importo che viene portato via dall’Ungheria con questo sistema. Non dimentichiamo che al cambio del governo il debito pubblico ammontava attorno all’86%, noi l’abbiamo abassato a 79% ed ieri ho dato l’ordine al ministro economico, -sebbene il nostro prestito da ripagare all’IMF decada più avanti- diesguire il pagamento ancora durante l’estate e di ridare l’intero importo. In realtà questo importo è a disposizione perché gli ungheresi hanno prodotto questi soldi negli ultimi tre anni, noi l’abbiamo raccolti –a nessuno piace pagare le tasse ma in qualche modo bisogna raccogliere queste somme- sono sul nostro conto e adesso lo pagheremo indietro così siamo puliti davanti agli occhi del Signore. Almeno ciò che riguarda questa sezione delle cose.
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> La terza cosa che il governo ha realizzato, per poter disporre delle nostre risorse, è che ha riconosciuto che senza le aziende internazionali il sistema basato per 35 anni sulla collettivizzazione, cioé sulla confisca eseguita con violenza da parte dello Stato, che necessariamente è senza alcun capitale, non può essere funzionante. Comunque non èindifferente di che aziende internazionali si tratta, in che settori lavorano e in che proporzioni arrivano. Per questo abbiamo creato un sistema di accordi strategici con le grandi aziende nazionali –siamo quasi a trenta ormai- dove abbiamo fissato che cosa faranno loro nel prossimo periodo di tempo, in quali loro attività possono contare sull’appoggio del governo e per non dire altro dove possono contare di meno su un aiuto.
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> La quarta cosa che abbiamo fissato come scopo è la necessità di rafforzare il capitale nazionale ungherese. E’ importante il rinforzo delle piccole e medie imprese ungheresi ma è altrettanto importante che, relative alle misure dell’Europa Centrale, Ungheria abbia anche numerosi grandi aziende internazionali. Ora ciò che dico non è un elenco completo ma è solo un piccolo assaggio che dimostra i risultati. Nel settore finanziario esiste l’OTP, che anche se ha una struttura proprietaria discutibile, può sempre essere considerata una banca ungherese. Ora ci organizziamo in aggiunta il sistema di cassa di risparmio reciproco quindi possiamo tranquillamente dichiarare che nel sistema finanziario entro breve supereremo il 50% di proporzione di proprietà nazionale e abbiamo un’istituzione finanziaria che può essere considerata significativa anche in scala Europa centrale, anzi lo è anche nella classifica europea.
> Nel settore energetico c’è una MOL e c’è una MVM che possono vantarsi di simili virtù. Nel settore edile c’è la Trigránit,la Közgép, nel settore dell’alluminio la MAL, nel settore farmaceutico la Richter che è allo stesso modo è un’impresa capitalistica in mano nazionale. Posso quindi dire con tranquillità che piano piano si cosruisce una rete di grandi aziende ungheresi che sanno dimostrare competitività nei settori neccessari per la competitività internazionale. Di questo c’è sempre una discussione politica. In particolare stuzzica il libido dei giornalisti quale gruppo capitalistico ungherese a quale partito politico può essere legato di più o di meno, che è una domanda eccitante ma non insignificante. Questo è l’argomento di un’altra conferenza sulle nostre proporzioni da elencare, ma adesso questo non è importante, piuttosto il fatto che dal punto di vista nazionale abbiamo finalmente dei fini che incorporano delle grandiporpietà capitalistiche nazionali.
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> Gentili Signore e Signori.
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> La cosa successiva che abbiamo realizzato è che abbiamo provato a distribuire equamente gli oneri pubbiciprecedentemente distribuiti in maniera ingiusta. Abbiamo tolto quei privilegi che abbiamo incontrato principalmente nel settore finanziario e nella rete ungherese delle grandi imprese internazionali in modo che in proporzione fossero minori. Abbiamo fatto in modo che secondo le loro capacità avessero oneri pubblici minori i lavoratori unghersi di basso reddito. Per questo abbiamo introdoto la tassa per le banche e abbiamo introdotto anche la tassa per le multinazionali. Come sicuramente saprete questo causa una discussione continua con Bruxelles di cui tornerò a parlare successivamente, comuqne i numeri dimostrano che vale la pena di accettare questo conflitto.
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> La voce seguente è il programma demografico. Il programma demografico. Qua ci troviamo di fornte al problema che la società ungherese si invecchia e si formano delle condizioni di vita nella nostra patria -devo dire che purtroppo lo sapiamo pure dagli studi del vescovo Tőkés e non solo in Ungheria, ma in tutto il Bacino dei Carpazi- che nel loro complesso conducono alla diminuzione della popolazione ungherese. Anche questo argomento richiede un convegno a parte ma se lo guardiamo in profondità, allora noi uomini dobbiamo riconoscere che facciamo funzionare un sistema economico sociale che non dà il rispetto necessario alle donne. Finché questo nuovo sistema politico ed economico che protegge i valori nazionali non dà alle donne il rispetto ed il riconoscimento necessario, allora non si potrà fermare la decadenza demografica con nessuno strumento economico. Per questo il governo, ma le persone stesse avrebbero il compito di essere più generosi nei confronti del riconoscimento del ruolo sociale delle donne come lo erano nei periodi precedenti. Per questo il prossimo settembre o ottobre svolgeremo un importante cambiamento in tutto il sistema dell’assistenza all’infanzia, che noi chiamiamo nella politica interna ungherese gyed extra, dove riorganizziamo quelle possibilità economiche che ledonne con figli possono richiedere allo stato ungherese.
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> Gentili Signore e Signori.
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> L’elemento strategico successivo è l’eliminazione dei prestiti in valuta estera dal sistema finanziario ungherese.Sebbene di per sé sia un argomento molto grave, ora non si tratta solo del fatto che aiutiamo le persone che hanno come unico oggetto di valore la casa ed è in pericolo questa loro casa. Solo questo di per sé dovrebbe incentivare ad agire i governi, ma ora si tratta di una cosa ancor più significativa. I prestiti in valuta estera si sono formati come risultati di un’inganno: hanno ingannato le persone, hanno fatto credere a loro che con questo sistema si guadagna facilmenteinoltre che si ha bassissimo rischio di perdere. Si è dimostrato che si può vincere per un certo perodo di tempo ma poi può capitare una situazione dove il rischio è molto maggiore della vincita prevista. Le banche hanno attirato ed hanno trascinato i cittadini ungheresi in questa costruzione e le banche ci hanno guadagnato moltissimo. Per questo quando eliminiamo i prestiti in valuta estera dal sistema finanzario, di cui il governo ha già deciso, e di cui svolgiamo le trattative in questo periodo, allora effetivamente forniamo giustizia. Non solo eseguiamo una manovra finanziaria ma forniamo giustizia. Vogliamo rendere chiaro per il futuro a tutti i grandi gruppi capitalistici che non è possibili fare soldi ancora una volta e produrre profit in Ungheria ingannando i cittadini. Questo non è possibile. Dove il governo può intervenire, interverrà.
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> L’argomento successivo che vorrei affrontare, l’ottavo concetto governativo si riferisce al lavoro e al lavoro pubblico. Non parlo del sistema fiscale, ma devo dire alcune parole dal lavoro pubblico. Oggi in Europa esistono due punti di vista. Da un lato c’è la maggioranza e noi dall’altra parte. Dalla prima parte la riflessione determinante è che se ci sarà sviluppo economico, se usciremo dalla crisi economica, ci sarà possibilità di lavoro per i cittadini. Al lato dove ci troviamo noi, forse piuttosto in solitudine, noi dal nostro lato diciamo che è al contrario: se tutti avranno lavoro allora usciremo dalla crisi. Questa è una differenza molto importante e non è soltanto retorica. Se guardate come hanno trattato all’Ovest, i paesi dell’ovest la crisi mondiale del 1929-1933 potete vedere che piutosto così come noi intendiamo farlo. Quando è stato pubblicato il New Deal erano abbastanza ricchi, nel loro bilancio c’era flessibilità, non esisteva l’Unione europea che vietasse un buco di più di 3% nel bilancio, quindi hanno pubblicato programmi di grande dimensione: costruzione di strade e ferrovie che era finanziata dal bilancio. Questo oggi per l’Ungheria non è possibile perché siamo un paese con dei debiti, il nostro buco era più di 3%, ora l’abbiamo fatto scendere al di sotto ma appena superiamo questo limite, l’Unione Europea ci punisce. Di consguenza noi dobbiamo creare dei posti lavoro con una fonte di bilancio molto bassa. Per questo non riusciamo a pubblicare degli investimenti pubblici, ma possiamo pubblicare dei programmi di lavoro pubblico di piccole dimensioni che però dà possibilità in totale a trecentomila (300000) persone. Ci sono trecentomila persone oggi in Ungheria che si mantengono con il lavoro pubblico e non con i sussidi come facevano prima. E’ vero che non si tratta di costruire ferrovie ma pulire le fosse, non si tratta di costruire strade ma di arare. E’ vero che non è un lavoro industriare ben sviluppato ma un’attività agricola sociale. Tutto questo è vero, ma il lavoro, il reddito e questo sistema nella sua totalità ci aiutano a dominare la crisi, perché ripeto, tutti lavorano.
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> E per concludere l’ultima cosa. La riorganizzazione delle risorse umane disponibili per la nazione ungherese. Per questo abbiamo creato un ministero con il nome inpronunciabile chequasi mi vergogno a dirlo. L’EMMI o come si dice, che viene diretto dal reverendo ZoltánBalog in rango ministeriale. Questo è il Ministero delle Risorse Umane. Sono stati messi in un unico luogo la salute, lo sport, l’istruzione, la cultura e tant altro perché abbiamo dovuto riorganizzare il sistema di gestione delle risorse umane e non soltanto risolvere il problema della salute, migliorare la qualità dell’istruzione, ma guardarci in un nuovo approccio e costruire un nuovo e logico sistema di gestione delle risorse umane con cui questo ministero ormai è alle prese da tre anni e mezzo. Penso non senza successo. Per questo in certe aree della gestione delle risorse umane come per esempio la salute, l’istruzione abbiamo rimesso la responsabilità dello stato. Quindi le scuole non sono più locali ma statali. Gli ospedali non appartengono più all’assemblea generale della provincia ma allo stato e così via. Possiamo affermare una responsabilità statale, bene o male, naturalmente questà è un’altra questione, staremo a vedere, ma almeno abbiamo avuto un’occasione di realizzare una gestione integrata delle risorse umane.
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> Gentili Signore e Signori.
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> Adesso, se ho ancora del tempo, vorrei considerare la questione se vale la pena di accettare la situazione di conflitto con l’Unione Europea. Esistono quindi due tipi di persone nella nostra comunita politica. Adesso non parlo di tutto il paese ma solamente della nostra comunità politica. Il primo è quello che ci tiene a ciò che viene riportato sulla nostra bandiera. Se controlliamo cosa c’è scritto sulla bandiera della comunità nazionale, cristiana, della destra, civile, allora generalmente possiamo citare la scritta sulla bandiera di Rákóczi, quindi: “Con Dio per la patria e per la libertà!” Ci sono persone per cui è importante che si mettano sotto questa, proprio questa bandiera, perché non vogliono stare sotto altre bandiere, come per esempio sotto una bandiera con la scritta “Su, su, schiavi della terra…”; ci sono ungheresi così, per loro è importante. Ma nella nostra comunità politica ci sono moltissimi che non si preoccupano più di tanto su cosa c’è riportato sulla nostra bandiera. Si preoccupano di come procurare il cibo quotidiano, di come sopravvivere il mese prossimo e su come mantenere se stessi e le proprie famiglie nel senso economico. Se si interessano della bandiera, allora dopo tutto ciò. E’ molto importante che per le persone che non si interessano di cosa c’è scritto sulla nostra bandiera, sia sempre sicuro che quando è su questa bandiera allora vivono meglio e quando è su l’altra bandiera vivono peggio. Per questo noi attraverso la nostra politica nazionale dobbiamo essere efficaci anche dal punto di vista economico, quindi dobbiamo dimostrare anche a questa comunità, che appartengono da noi, che i conflitti che noi accettiamo per motivi nazionali, dal punto di vista economico sono ragionevoli, loro ci guadagnano e non ci perdono. Cito subito un esempio. C’è stato questo conflitto con l’Unione Europea, un conflitto accettato per motivi nazionali: abbiamo fatto pagare le tasse dalle grandi aziende di comunicazione e l’Unione Europea non l’ha accettato, ha presentato un atto contro di noi, si è svolto il processo e in questi ultimi giorni è nata una decisione in primo grado sulla nostra ragione. L’Unone ha ritirato la sua decisione e si è scoperto che è valsa la pena di accettare il conflitto perché detto e scritto abbiamo ottenuto 185 miliardi di Fiorini che non sono riusciti a toglierci. 185 miliardi di Fiorini! Avremmo dovuto raccoglierli attraverso le tasse dai cittadini se non fossimo riusciti a prendeli dalle multinazionali. Sussiste la stessa situazione con le banche, quindi non accettiamo conflitti per i nostri scopi, ma accetiamo conflitti per i cittadini, per la nazione, per quelli che guadagnano poco, conflitti ragionevoli, molti importanti che hanno un’utilità per questi cittadini. Dobbiamo illustrare sempre questo legame perché se non lo facciamo, l’avversario convincerà queste persone che noi accettiamo conflitti di base ideologica con l’Unione Europea solamente per i nostri scopi. Invece questo non è vero. Se contiamo quanti soldi abbiamo raccolto da alrove -come per esempio banche, fondi pensione e così via- e non dai cittadini, per lo scopo degli oneri pubblici giusti, otteniamo più di mille miliardi di Forini. Non è mai esistita una divisione dei pesi così giusta e meritevole in Ungheria come quella che abbiamo creato negli ultimi tre anni e questo è importante per tutti coloro che sono meno attratti dagli scopi astratti della politica nazionale.
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> Egregi Signore e Signori.
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> Alla fine siamo arrivati alla questione della doppia cittadinanza. Come c’entra la doppia cittadinanza ed il modo di pensare ai livelli del Bacino dei Carpazi con tutto quello di cui ho parlato finora?
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> Ecco, gentili Signore e Signori.
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> Il fatto è che la storia del XX. secolo ha reso l’Ungheria una nazione dispersa. Alcuni pezzi di nazione sono stati dispersi senza mai essere spostati, ma semplicemente con una linea divisore tra le varie parti di nazione. Vedete, siamo qua seduti in Transilvania, questa è Romania, invece prima apparteneva all’Ungheria. Hanno tratto una linea con cui ci hanno divisi. Solo dopo la rivoluzione del 1956 180-200 mila ungheresi sono andati verso l’Europa dell’Ovest. Si sono dispersi. Questa emmmigrazione è legata non solo alla rivoluzione del 1956 ma anche ad altri eventi del XX. secolo: prima e dopo la II. Guerra Mondiale. Gli ungheresi sono quindi una nazione dispersa. La mia domanda è questa, gentili Signore e Signori, si può creare ed ha senso creare da una nazione dispersa una nazione mondiale forte? Se gli ungheresi vogliono diventare una nazione forte, allora lo possono realizzare solo diventando una nazione mondiale. Secondo i fatti odierni la creazione di un rapporto di diritto pubblico tra gli ungheresi dispersi nel mondo non è fatibile su una base territoriale ma attraverso il legame della cittadinanza. Quindi se vogliamo sommare ed unire la forza di tutti gli ungheresi nel mondo, questo è fattibile solo attraverso la cittadinanza. Quindi della politica condotta da parte dell’Ungheria, cioé la disposizione delle proprie risorse, fa parte anche in maniera organica la doppia cittadinanza, perché in questo modo creiamo la possibilità che gli ungheresi presenti nei vari stati possano collaborare. La domanda è se riusciamo a creare il legame di diritto pubblico e se dopo riusciamo ad organizzare in maniera intelligente gli ungheresi nel mondo in modo che siano legati ad una madrepatria forte e anche restando nella loro terra nativa possano diventare numerosi. Questa è la dimensione quando la politica del paese in un attimo passa nella politica nazionale. Perché per l’Ungheria è importante non solo che gli ungheresi dell’Ungheria diventino numerosi. Noi dobbiamo trovare quel metodo dove gli ungheresi di Budapest, gli ungheresi di Felcsút, gli ungheresi di Tusnádfürdő e anche gli ungheresi di New York ed Argentina diventanto numerosi. Tutto ciò può collegarsi ad un sistema da cui ottenere delle risorse. In questo senso non viene pompata via la risorsa dal paese ma deve aumentare la misura dell’unione tra gli ungheresi nel mondo. Dobbiamo trovarne ed elaborarne il modo, le maniere e l’organizzazione, ma la base di tutto questo è quel legame che si forma tra gli ungheresi nel mondo e la madrepatria, che non può essere altro che la cittadinanza. Nel nostro caso la doppia cittadinanza. Per questo la strategia nazionale ungherese, la strategia nazionale economica ha come parte organica la politica nazionale, che aiuta a conservare l’identità nazionale, aiuta perché sulla terra nativa i cittadini possano cavarsela, aiuta perché dall’asilo fino all’universta possano studiare in lingua ungherese. Questi istituti devono essere legati all’Ungheria madrepatria ed in questo modo dalla nazione divisa possiamo diventare una nazione forte.

> La chiave di questa politica, gentili signore e signori, è la madrepatria forte. Se non c’è una madrepatria forte, non c’è una nazione forte. Per questo –e poi concludo- dal 2010, quando grazie agli ungheresi dell’Ungheria, con un’autorizzazione dei due terzi, abbiamo iniziato a costrure un nuovo sistema politico ed economico capace di disporre delle risorse nazionali, in cui siamo riusciti ad inglobare tutti gli ungheresi nel mondo, ormai è anche loro interesse questa politica nazionale che dispone delle proprie risorse, che questa politica nazionale continui anche dopo le elezioni del 2014. Questo non è affare solo degli ungheresi, ma di tutti noi.

> Comune possibilità e comune responsabilità.
>
> Grazie per la vostra attenzione.

27.07.2013 Tusnádfürdő
Primo Ministro Ungherese Viktor Orbán.

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