Papa Francesco: la svolta necessaria alla Chiesa?

Papa Francesco

Papa Francesco

Rossella Monaco e Chiara Parenti
Papa Francesco. Apertura, dialogo e umiltà: ecco il pontefice della svolta
Casa editrice Galassia Arte

Dalla loggia centrale della Basilica, compare una figura bianca, semplice. Il nuovo Papa ha scelto paramenti sobri, e una croce d’acciaio, grezza, che spicca nel candore dell’abito. Sarà Francesco. Ammette di essere stato ripescato “dalla fine del mondo” e da lì sembra venire, dal disfacimento di una grandezza ormai di facciata, dalla consapevolezza di un rinnovamento non solo ecclesiastico ma universale. Un Papa umano, che non usa parole impostate se non quelle canoniche per la benedizione e che colpisce per la semplicità e il contenuto con cui sembra voler riempire gli abiti che indossa. Ha un passato oscuro e nel sorriso la semplicità di chi ha visto la rovina. In un’epoca di transizione come la nostra, riuscirà la Chiesa a rinnovare la propria immagine e rimediare ai torti del passato?


INTERVISTA A ROSSELLA MONACO E CHIARA PARENTI, MERCOLEDI’ 24 APRILE 2013 (a cura di Luca Balduzzi)

Perché, fra le tante parole possibili, avete scelto proprio “apertura, dialogo e umiltà” per sintetizzare il carattere di Papa Francesco?
MONACO – Per quanto riguarda la parola “umiltà” mi sembra che sia sotto gli occhi di tutti la semplicità del nuovo Pontefice, a partire dalla scelta del nome, ma non solo. Abbiamo scelto “Apertura” partendo dal presupposto che, considerando le ormai note posizioni della Chiesa su certi temi scottanti come, ad esempio, le unioni omosessuali e l’aborto, in base alle scelte passate dell’attuale Papa e alle primissime battute del suo Pontificato, egli abbia dimostrato un’apertura di vedute nei confronti delle opinioni altrui, di tolleranza. Non abbiamo perciò inteso con “apertura” un allontanamento dalle posizioni conservatrici della Chiesa, che su certe questioni teologiche, certamente prevarranno. E in effetti, la parola “dialogo” posta subito dopo ad “apertura” contribuisce a spiegarne meglio il significato.
PARENTI – Che Francesco non fosse un papa come gli altri, il mondo lo ha capito fin dai primi istanti del suo affaccio su piazza San Pietro, la sera della sua elezione. Dalla scelta del nome al saluto ai fedeli, dai semplici gesti, agli “accessori” che aveva indosso, tutta la sua figura e il suo modo di essere erano e sono ricchissimi di segni da decodificare. Apertura, dialogo e umiltà sono le parole che questa “decodificazione” ci ha trasmesso e che anche adesso, a oltre un mese dalla sua elezione, continua a trasmettere. Se l’umiltà è racchiusa già nel suo nome ed emerge ogni qualvolta Papa Francesco dice no a monili d’oro o inutili sfarzi, una delle prime dimostrazioni della sua apertura si è avuta nella messa di intronizzazione, fatta in varie lingue: dal russo allo swahili, dall’arabo al cinese. “Pontefice è colui che costruisce ponti”, ha detto poi all’incontro con il corpo diplomatico, manifestando una volontà di dialogo, con le altre religioni e con i non credenti, che per Papa Francesco fa parte dei compiti del suo ruolo.

L’elezione di un nuovo Pontefice porta sempre con sé aspettative, e questa ancora di più perché arriva dopo una rinuncia all’incarico non usuale e di cui tanto si è discusso. Quali reali “svolte” è più logico aspettarsi, e secondo quali priorità, guardando alla situazione e alle sfide attuali della Chiesa?
MONACO – Alcune svolte ci sono già state, prima di tutto nel modo in cui il nuovo Papa comunica con la gente, e per la franchezza delle sue parole, nella sua semplicità con cui arriva al cuore delle persone. E nonostante questa sua capacità di dare importanza alla “tenerezza”, come egli stesso ha dichiarato, ha dimostrato subito la sua autorevolezza e la volontà di cambiamento. Di questo parliamo ampiamente nel corso del libro.
PARENTE – La prima mossa di cambiamento radicale Papa Francesco l’ha già fatta a un mese esatto dalla sua elezione, nella riorganizzazione della Curia romana. Otto cardinali che avranno il compito di elaborare un progetto di riforma complessivo del governo della Chiesa; otto figure scelte da Bergoglio che per la prima volta identificano sia una composizione geografica nuova che rappresenta tutti i continenti -vanno dall’Honduras all’Australia passando per il Congo e l’India- nella gestione del governo della Chiesa, che un cambiamento di visione strategica. In questo modo ha dimostrato di essere attento alle esigenze di una Chiesa veramente universale. Un passo di grande portata storica che di certo è una svolta.

Di sicuro, visto che il nome di Bergoglio era già salito alla ribalta nel corso del Conclave che ha portato all’elezione di Papa Benedetto XVI, quella di guardare all’America del Sud è una decisione che la Chiesa stava già maturando e ha continuato a tenere in considerazione…
MONACO – Direi una decisione inevitabile, come è stato detto, nei paesi di lingua spagnola e portoghese del Sudamerica, vive più del 40% dei fedeli. E, anche questa è una svolta: la Chiesa guarda in maniera esplicita al “Terzo Mondo” quando il decentramento politico dell’Europa è ormai sotto gli occhi di tutti. È uno spostamento del baricentro molto importante, una scelta geopolitica, che, se vogliamo, si può ricollegare nuovamente alla ricerca della dimensione più genuina della Chiesa, quella originaria. Una scelta che comunque non vuole escludere il resto del mondo, solo ribadire l’importanza del messaggio universale che si vuole diffondere.
PARENTE – La crisi del vecchio occidente è sotto gli occhi di tutti. Il Sud del mondo costituisce invece un ricco bacino di fedeli e di una nuova spiritualità, in un importante risveglio dell’esperienza religiosa. Oggi nella sola America Latina vive più del 40% dei cattolici ed è proprio lì che è più diffuso il credo di Cristo. Nell’era della globalizzazione, della crisi economica ma anche sociale e religiosa, la Chiesa non poteva ignorare questo dato di fatto ancora a lungo.

Sul versante della riforma della Curia, l’aspetto che i mezzi di comunicazione hanno forse ingigantito maggiormente, l’introduzione del nuovo Consiglio composto da otto Cardinali ha già attirato l’attenzione…
MONACO – La scelta degli otto cardinali non fa che confermare il nuovo equilibrio geopolitico venutosi a creare con l’elezione di Papa Francesco. E d’altronde in un mondo multipolare, la Chiesa doveva adeguarsi, le periferie del mondo sono diventate importanti. Non esiste più un centro, solo una rete diffusa.
PARENTE – Infatti, come dicevamo, questo gesto conferma l’impressione che sta cominciando un profondo rinnovamento delle strutture ecclesiali. Un passo importante per la Chiesa «in cammino » sempre richiamata da Papa Bergoglio, nel segno dell’evoluzione, nel senso di una continuità al processo di crescente coinvolgimento del corpo episcopale iniziato da suoi immediati predecessori Wojtyla e Ratzinger.

Come immaginate proseguirà l’altrettanto non usuale rapporto di Papa Francesco con il suo predecessore, quando si troverà a lavorare su argomenti/progetti già affrontati con maggiori (e a volte predominanti) difficoltà da parte di Benedetto XVI?
MONACO – Il rapporto tra Papa Francesco e il suo predecessore proseguirà certamente in un clima di confronto. Ratzinger resterà comunque una voce discreta. Un territorio comune a livello di basi teologiche c’è, da un certo punto di vista. La differenza sarà nel modo di comunicare e nella forza carismatica del nuovo Papa, che certamente darà una direzione personale al suo Pontificato.
PARENTE – Non capita spesso di vedere due papi che conversano, pregano e mangiano insieme. Anzi è un evento decisamente unico. Da quello che abbiamo visto il 23 marzo scorso, quando Papa Francesco è andato a far visita al Papa emerito Benedetto XVI a Castel Gandolfo, è apparsa evidente l’unità profonda tra i due. Ratzinger in un libro di molti anni fa scrisse: «Nella Chiesa del tempo ultimo si imporrà il modo di vivere di san Francesco che, in qualità di “simplex” e “illitteratus”, sapeva di Dio più cose di tutti i dotti del suo tempo poiché egli lo amava di più». E oggi ecco Papa Francesco. Probabilmente, dunque, si tratta di due uomini molto diversi per storie e caratteri, ma che in fondo percorrono lo stesso cammino di fede e nell’uno, forse, vedremo l’ideale continuum dell’opera dell’altro.



   

 

 

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