Le bufere giudiziarie distruggono la reputazione dell’industria italiana

eni13 feb – E’ ormai una vera e propria bufera giudiziaria quella che sta investendo due dei principali gruppi industriali controllati dal Tesoro. Sia Saipem (e di rimbalzo l’Eni), sia Agusta Westland (gruppo Finmeccanica) sono state messe nel mirino della Magistratura per presunti episodi di corruzione legati all’ottenimento di commesse da parte di governi esteri.

L’arresto del numero uno di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, ha riportato sulle prime pagine la vicenda della vendita di 12 elicotteri Agusta Westland al governo indiano. La Procura di Busto Arsizio ipotizza il reato di corruzione internazionale, peculato e concussione per l’affare da 500 milioni di euro nel quale sarebbero state versate tangenti pari a un decimo della commessa (quindi intorno ai 50 milioni). Finito ai domiciliari anche Bruno Spagnolini, amministratore delegato di Agusta Westland, con le stesse accuse.

Dei giorni scorsi, poi, la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Milano dell’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, per presunta corruzione internazionale legata a contratti sigliati da Saipem. I magistrati hanno puntato sulla capogruppo del Cane a Sei Zampe dopo le indagini che hanno spazzato via i vertici della societa’ di ingegneria alla fine dell’anno scorso.

L‘ipotesi della Procura e’ che siano state pagate tangenti per circa 200 milioni di euro per ottenere appalti da oltre 11 miliardi di euro in Algeria.

In sostanza il quadro che emerge e’ che due dei campioni dell’industria nazionale sono accusati di aver pagato mazzette per lavorare all’estero. E’ vero che si tratta di business complicati, come quello petrolifero e della difesa, condotti con governi stranieri spesso non trasparenti, ma non un e’ comunque un bel biglietto da visita per l’Italia.

Il nostro Paese nel 2012 si e’ piazzato al 72* posto nella classifica stilata da Transparency International sulla corruzione percepita, perdendo ben 14 posizioni rispetto all’anno precedente. Aveva destato scalpore il fatto che l’Italia fosse messa peggio nell’indice di corruzione rispetto a paesi come il Ghana, la Namibia o la Macedonia.

Puo’ essere di qualche consolazione il fatto che si resti comunque messi meglio rispetto ai paesi coinvolti nelle inchieste Finmeccanica e Saipem. L’India nel 2012 era 94esima, l’Algeria al 105* posto.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, in una scala da 1 a 10, ci attribuisce un ”voto” di 3,9 sul fronte della corruzione contro una media del 6,9 dell’intera area.

La stessa Ocse, alla fine del 2011, aveva rilevato delle criticita’ in Italia nella persecuzione della corruzione internazionale. L’Organizzazione, pur riconoscendo la fattiva adesione alla Convenzione Ocse, chiedeva un urgente allungamento dei termini di prescrizione che rappresentano ”la principale ragione del fatto che i significativi sforzi nella lotta alla corruzione portino risultati solo modesti”.

Anche la Banca Mondiale assegna un posto poco soddisfacente all’Italia sul fronte della corruzione. Siamo al penultimo posto tra i principali paesi europei, davanti solo alla Russia e dietro Turchia, Polonia e Spagna. asca



   

 

 

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