Goethe e il fascino di Roma

WolfgangGoethe

Paola Giovetti
Goethe a Roma
Casa editrice Edizioni mediterranee

Paola Giovetti accompagna il poeta nel suo celebre viaggio dalle Alpi fino alla Sicilia, con attenzione particolare per la città di Roma, dove Goethe visse durante la maggior parte del tempo che trascorse in Italia. Ripercorre le emozioni e il significato che il grand tour ebbe per lui, cercando di capire perché fu un evento fondamentale, una vera e propria cesura con ciò che era avvenuto prima, un mutamento radicale che si ripercosse poi in tutti i successivi anni della sua vita. Emerge così la complessa personalità dell’uomo, che nella distanza temporale si è rivelato sempre più universale, un modello avanti anni luce rispetto ai suoi tempi e anche rispetto ai nostri. Goethe non fu, infatti, soltanto il grande poeta, il saggio maestro di vita che tutta l’Europa conobbe: fu il prototipo di un nuovo modello umano al quale ancora aspiriamo, l’uomo costantemente attivo, che non cessa mai di ricercare, indagare, scoprire, il grande europeo capace di far sua la sapienza dell’antichità, dell’Occidente e dell’Oriente, e insieme il grande educatore delle generazioni future. Concreto e realista, Goethe credeva nell’azione creativa, nell’operosità instancabile; conosceva tutti gli errori, le tentazioni, gli abissi dell’anima, ma seppe portarli all’armonia e trasformarli in ricchezza.
Giornalista e scrittrice specializzata nel campo del paranormale, dell’esoterismo, della mistica e della spiritualità, è autrice di una ventina di saggi su questi temi e di un romanzo, Weimar per sempre (Edizioni Mediterranee, 2000). È redattrice di Luce e Ombra, la più antica rivista italiana di parapsicologia, e partecipa a congressi internazionali e a programmi radiofonici e televisivi.


INTERVISTA A PAOLA GIOVETTI, DOMENICA 20 GENNAIO 2013 (a cura di Luca Balduzzi)

In che anno Goethe arriva a Roma?
Goethe arrivò a Roma alla fine di ottobre del 1786. Aveva 37 anni ed era uno scrittore famosissimo soprattutto per avere scritto I dolori del giovane Werther, romanzo in parte autobiografico che ebbe subito fama nazionale e internazionale; da undici anni viveva a Weimar come consigliere segreto e ministro del duca di Sassonia-Weimar, con incarichi in molti campi dell’amministrazione dello stato, attività che amava ma che gli impediva di scrivere. A Weimar inoltre aveva stretto una intensa relazione affettiva con la baronessa Charlotte von Stein, sposata e madre di molti figli, di sette anni maggiore di lui: relazione senza via di uscita alla quale era opportuno dare una svolta. Il viaggio in Italia fu una vera e propria fuga da questa situazione; al ritorno infatti, dopo due anni, le cose cambiarono radicalmente.

Che cosa di Roma affascina maggiormente Goethe?
Goethe era da sempre affascinato dall’Italia. Già suo padre aveva compiuto in Italia il suo grand tour, il viaggio di istruzione dei giovani di buon rango, ne era rimasto entusiasta e ne aveva parlato moltissimo al figlio, al quale aveva fatto anche dare lezioni di italiano. L’Italia era per Goethe il paese del sole, della natura splendente, dell’arte, era il paese delle antichità classiche che desiderava ardentemente conoscere. Per tutti questi motivi per la sua “fuga” scelse il nostro Paese.

E che cosa lo affascina dei romani?
Per Goethe l’Italia fu, oltre al Paese della meravigliosa natura, del sole e dell’arte, anche il luogo dove scoprì e visse la spontaneità degli italiani, uno stile di vita più libero e naturale. Nel libro che scrisse al ritorno dal viaggio, Viaggio in Italia, racconta molte cose del modo di vivere degli italiani, facendoci anche conoscere usi e costumi scomparsi e che è bello ricordare. Soprattuto a Roma, dove scelse l’incognito per non essere costretto a frequentare l’alta società, visse tra il popolo, frequentando le osterie, le botteghe, gli atelier dei pittori, i caffè degli artisti (il famoso caffè Greco era stato aperto da pochi anni, e Goethe abitava in via del Corso, quindi molto vicino), facendo gite ai castelli, vivendo cioè come un artista e un turista.

Si percepisce una “influenza romana” nelle opere che Goethe compone durante gli anni del suo soggiorno?
Goethe venne in Italia portando con sé gli abbozzi di alcune opere che aveva in mente ma che a Weimar non era riuscito a scrivere, in particolare Ifigenia e Tasso, che completò in Italia e che certamente furono influenzate rispettivamente dall’incontro con l’arte classica e dalla visita a Ferrara, dove il Tasso era vissuto. Al ritorno in Germania Goethe scrisse le Elegie romane, dove rivive le sue esperienze a Roma, in particolare una intensa storia d’amore con una giovane vedova di 23 anni, figlia di un vinaio.

Roma non è, comunque, la sola città che Goethe visita durante il suo più ampio soggiorno italiano…
Goethe visitò moltissime località italiane: arrivando dal Brennero, fece soste sul lago di Garda, a Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Cento, Bologna, Firenze (appena tre ore all’andata ma due settimane al ritorno), Perugia, Assisi. Per arrivare a Roma impiegò due mesi. Visitò anche Napoli e la Sicilia, rimanendo entusiasta di entrambe, ma trascorse la maggior parte del suo tempo a Roma, studiando, visitando antichità, palazzi e gallerie e scrivendo le sue opere. Sulla via del ritorno si fermò a Siena, Firenze, di nuovo Bologna, Parma, Milano.

Qual è lo stato d’animo con cui Goethe fa ritorno a Weimar dopo il soggiorno romano?
Goethe lasciò Roma “piangendo come un bambino”, per usare le sue parole. A Roma, e in generale in Italia, era stato felicissimo ed ebbe a dire che dopo il ritorno dall’Italia non era più stato interamente felice per un giorno intero. Il viaggio in Italia fu molto importante per la sua vita, lo rese consapevole della sua autentica vocazione di scrittore e gli diede conoscenze, stimoli e idee di cui fece tesoro per tutta la vita.

Che cosa è rimasto di Goethe a Roma? Qual è l’itinerario “goethiano” che i curiosi possono percorrere a Roma?
Nel mio libro ho dedicato un capitolo proprio a questo. Sintetizzando al massimo: intanto c’è la Casa di Goethe, oggi un museo, in via del Corso 20, dove si trovano ricordi del poeta, disegni, libri, oggetti molto interessanti. Goethe andava volentieri a villa Borghese (dove oggi c’è un grande monumento che lo ricorda), al Campidoglio, ai Fori, al Colosseo, in Vaticano per ammirare i dipinti di Raffaello e Michelangelo, e in altri luoghi che ho descritto.



   

 

 

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