Carlo Violati: “Difendere la solidità della moneta ha portato sempre danni irreparabili”.

ROMA,  06 oTT – Il 12 settembre scorso TMNews riportava da New York: “Non piace al premio Nobel per l’Economia Paul Krugman, professore a Princeton, la politica monetaria restrittiva seguita dalla Banca centrale europea, colpevole a suo giudizio di alzare i tassi di fronte alla crisi facendo l’opposto di quello che sarebbe necessario per far ripartire l’economia. E rischiando di accelerare la dissoluzione dell’euro. In un commento sul New York Times, Krugman se la prende con il presidente della Bce Jean-Claude Trichet (“il Ben Bernanke d’Europa”, spiega a beneficio dei lettori che potrebbero non conoscerlo) e con la sua recente dichiarazione che la banca si è comportata “impeccabilmente” nel suo ruolo di guardiana della stabilità dei prezzi. Proprio questo per Krugman è il problema: “l’ossessione per la lotta all’inflazione” che spinge la banca “ad alzare i tassi proprio quando dovrebbe invece stimolare la crescita, per fermare rischi d’inflazione che esistono solo nella fantasia”. Quanto al problema del debito pubblico, Krugman, noto come sostenitore della spesa pubblica come incentivo alla crescita economica, “questa storia riguarda, se mai, la sola Grecia. La Spagna aveva un avanzo primario e un debito basso prima della crisi del 2008. Difficile dire che fiscalmente stia peggio della Gran Bretagna”. Ma Spagna e Italia, quest’ultima “con un debito più alto ma deficit più piccoli”, sono di fronte a vendite di massa dei loro titolo di stato che alzano i rendimenti a livelli record. Potrebbero evitare questo dramma, scrive Krugman, se la Bce comprasse debito spagnolo e italiano proprio come fanno la Federal Reserve e la Banca d’Inghilterra. Ma queste ultime hanno una loro moneta, e una banca centrale propria, mentre l’Europa non ha un’autorità centralizzata, e un gruppo di “moralizzatori, non solo tedeschi” secondo i quali “i problemi del continente sono una semplice storia fatta di eccesso di debito seguito dalla punizione” e che quindi va risolta con una ricetta di austerità fiscale. Un disastro impeccabile, scrive Krugman quasi prendendo in giro Trichet, e avvertendo: “Non stiamo parlando di anni, potrebbe finire tutto nel giro di giorni. E tutto il mondo ne soffrirebbe”.

IN MERITO, PORTO UN ESEMPIO DEI DANNI CHE UNA RIGIDA DIFESA DEL VALORE DELLA MONETA PUO’ PROCURARE.

“Nella storia dell’economia mondiale, ogni tentativo di difesa della solidità della moneta ha portato danni irreparabili”. Dopo la prima guerra mondiale le pesanti sanzioni contro la Germania hanno fatto nascere il Nazismo e Hitler stava marciando verso un successo importante, si era anche creato un corpo paramilitare, le famose S.A. Ma, inopinatamente l’America che aveva visto crollare una grande nazione come la Germania, decide di allentare quelle sanzioni e concede importanti prestiti. Gli aiuti del 1924 dall’America alla Germania (aiuti che avevano riportato Berlino ad una ripresa delle arti e dell’economia) avevano fatto quasi sparire il movimento eversivo di Hitler (in una elezione, in quel periodo, Hitler aveva raccolto solo un misero 2,9% dei voti. Ed era molto contrariato dal fatto che la ripresa dell’economia avesse bloccato la sua scalata al potere). La crisi del 1929, che solo nel 1933 è stata affrontata da Roosevelt col suo New Deal, hanno di nuovo creato la depressione in tutta l’Europa e quindi anche in Germania ed hanno resuscitato Hitler, che va al potere nel 1933.

Carlo Violati

 

 


   

 

 

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