Il costo della corruzione.

ROMA, 29 Sett – Un famoso Censore (Catone) chiudeva tutte le sue orazioni in Senato con questa frase: “Ceterum censeo Carthaginem esse delendam”. Io aprirò tutti i miei messaggi con la frase: 1) “Ceterum censeo Recessionem esse delendam” – l’inflazione non fa danno se si restituiscono ai lavoratori le perdite del potere di acquisto create dall’inflazione; – la recessione, invece, crea danni gravissimi; – e l’euro più forte del dollaro crea recessione.

La stima si basa sulle cifre sulla corruzione riportate dal procuratore generale della Corte dei conti Salvatore Nottola, che ha parlato di “una lievitazione straordinaria che colpisce i costi delle grandi opere, calcolata intorno al 40 per cento”.
Una percentuale che gli analisti della Cgia hanno applicato al programma delle infrastrutture strategiche 2013-2015, redatto dal governo Monti qualche mese fa. Tenendo conto della spesa complessiva che l’esecutivo ha previsto di investire (233,9 miliardi di euro), hanno aggiunto il rincaro del 40% dovuto agli effetti della corruzione, così come denunciato dalla magistratura contabile.
“Il risultato ottenuto – spiega l’organizzazione in una nota – è allarmante: sempreché siano portate a termine, queste grandi opere costeranno al sistema Paese 93,6 miliardi di euro in più che equivalgono a quasi 6 punti di Pil. Su ciascun cittadino italiano questi effetti comporteranno un costo aggiuntivo di 1.543 euro”.
Per questo chiuderò tutti i miei messaggi con questa frase:
2) “Ceterum censeo Corruptionem esse delendam”
Carlo Violati


   

 

 

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