Firenze: Conferenza Internazionale libertà religiosa, contro persecuzione cristiani

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FIRENZE 14 SETT- Si svolgerà Domenica 16 Settembre 2012  a Firenze la Conferenza Internazionale sulla libertà religiosa, contro la persecuzione dei Cristiani nel mondo, organizzata dall’Associazione “Una Via Per Oriana” – presieduta da Armando Manocchia – dal titolo:“Giornata Internazionale per la Libertà Religiosa, contro la persecuzione dei Cristiani nel Mondo”.

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”. Questo è quanto recita l’Art.18 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948

Mentre Armando Manocchia organizzatore della manifestazione alla quale parteciperaano accademici, politici, religiosi, rappresentanti di organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani, rappresentati di associazioni, giornalisti e scrittori, provenienti da tutto il mondo, dice: “Alla luce di quanto e da troppo tempo accade in diverse aree del mondo, dove i Cristiani vengono perseguitati e barbaramente uccisi dagli islamisti, abbiamo promosso questa Conferenza per affrontare un diritto fondamentale per la persona umana, il diritto alla libertà religiosa, “il cuore stesso dei diritti umani” perché ne preserva l’origine trascendente e motiva la loro inviolabilità. Ma, soprattutto –  aggiunge Manocchia – vogliamo affrontare il drammatico problema della persecuzione dei Cristiani nel Mondo creando le condizioni per fare un fronte comune e sottoscrivere una “Dichiarazione contro la Cristianofobia” da presentare agli organismi internazionali, affinché si impegnino  immediatamente per fermare la mattanza dei Cristiani, un vero e proprio olocausto del Cristianesimo”.

La libertas religiosa è fonte, sintesi e garanzia di tutti gli altri diritti umani  e si fonda sulla dignità della persona umana. Gli uomini “sono spronati dalla loro stessa natura e tenuti per obbligo morale a ricercare la verità”. Il diritto deriva da un dovere: “Ognuno ha il dovere, e quindi il diritto, di cercare la verità in materia religiosa”. Il diritto alla libertà religiosa è “il cuore stesso dei diritti umani”: ne preserva l’origine trascendente e quindi motiva la loro inviolabilità. I diritti umani hanno bisogno di essere fondati su una dimensione superiore a quella politica. La libertà di religione è la libertà di fondare i diritti umani in modo assoluto. Per questo essa è a vantaggio di tutti, e non solo dei credenti. E’ un bisogno non solo “confessionale”, ma umano e sociale. La libertà di religione si rivela essere un diritto non solo individuale ma comunitario, un elemento del bene comune da preservare e sviluppare. Essa infatti contribuisce a liberare i diritti umani dai limiti del potere politico ed a collocarli in una ambito di inviolabilità, a garanzia di tutti i cittadini di una comunità. La libertà di religione svela l’esistenza di una comunità più ampia della stessa comunità politica di uno Stato, la comunità umana. Si tratta di una “appartenenza” precedente a quella politica, che esprime nella libera adesione della coscienza personale una dignità inviolabile per ogni regime politico. Dal punto di vista storico, il diritto alla libertà di religione è stato concepito per primo e, seppure con modalità tortuose e difficili, è alla base di tutti gli altri. 

Quando un regime politico nega la libertà di religione finisce per negare anche tutte le altre libertà. I totalitarismi, infatti, hanno prima di tutto tentato di “sradicare il bisogno di Dio dal cuore dell’uomo”.  Lo Stato ha dei precisi obblighi nella difesa e nella promozione della libertà di religione, obblighi che vanno ben oltre la semplice contemplazione giuridica di questo diritto. Non è sufficiente il concetto di “tolleranza”. Lo Stato deve costituire una cornice giuridica in modo che tutti i cittadini godano della libertà di non “rinnegare Dio per godere dei propri diritti”. Anche la libertà di religione deve, quindi, rispettare la legge morale naturale, l’ordine pubblico e, in una parola, i diritti umani. Chi chiede per sé la libertà di religione, ma non accetta di rispettare la giustizia, delegittima quella sua stessa richiesta, privandola del suo vero fondamento. Lo Stato che, nell’organizzare la vita della comunità in vista di un bene comune, disciplina anche la libertà di religione, deve farlo alla luce della verità dell’uomo.

Ci sono pseudo religioni che nelle loro pratiche contraddicono quegli stessi diritti umani in nome dei quali pretendono la propria libertà. Il caso più evidente è quello di chi uccide in nome di Dio: “quando una certa concezione di Dio è all’origine di fatti criminosi, è segno che tale concezione non è più una religione ma si è già trasformata in ideologia”.

Quando le religioni possono contraddire i diritti umani,  quando le religioni non ammettono l’eguale dignità di tutti gli uomini senza distinzione di sesso o di razza o di ceto sociale, non è più religione ma ideologia. In tutti questi casi lo Stato dovrà discernere, non con criteri confessionali, ma alla luce della verità razionale, che rimane la bussola principale del potere politico. Il nesso tra religione e verità è all’origine del diritto alla libertà religiosa. Questo non è un diritto arbitrario, ma espressione del dovere di cercare la verità. Per questo lo Stato, nel riconoscerlo, deve farlo senza rompere il nesso religione-verità. Se lo Stato considera il diritto alla libertà religiosa come un diritto arbitrario e destituito di una sua verità – pare questa la strada intrapresa – , finirà per equiparare tutte le religioni in un qualunquismo relativistico che può aprire la strada al non rispetto di diritti umani fondamentali. In altre parole i diritti umani hanno bisogno di uomini e donne che credano nella giustizia e che, soprattutto, siano capaci di sacrificarsi per essa.

Oggi, è arrivato il momento di dire Basta! Non possiamo continuare ad assistere inermi alle violenze, alle barbarie, alle persecuzioni, alle uccisioni dei Cristiani da parte degli extraumanitari islamisti. Basta! Non possiamo restare impassibili, quando gli anticristiani, i laicisti, buonisti,  relativisti e nichilisti con il linguaggio islamicamente corretto  definiscono: “estremisti islamici”, “radicali islamici”, “fondamentalisti islamici”, “talebani” e “terroristi islamici”, coloro che in realtà, sono solo dei kriminali, sono soltanto degli assassini, sono quel braccio armato di quell’islam che ci vogliono vendere come religione di pace, amore e tolleranza e che quell’islamo cosiddetto “moderato” spesso, troppo spesso non ne prende le distanze.

L’islam non è una religione, o almeno non loo è come la concepiamo in Occidente, Quello che ci rappresenta, e purtroppo no solo nei fatti ma anche nelle scritture del corano e nella legger islamica, è un vero e proprio nazismo religioso, che nei fatti  appunto – unico metro di giudizio valido –  oltre alle infinite barbarie di cui si rende protagonista, costringe gli atei, i non musulmani, ma, in particolare i Cristiani a scappare,  nascondersi, fuggire dalle loro case, li costringe all’esodo forzato dai loro paesi.

Mentre mai, e poi mai, nessuno di loro condanna tutto questo. Quindi bisogna dire basta! Basta con la cristianofobia! Basta! Non possiamo non denunciare i soprusi, le violenze, le persecuzioni sia dei  religiosi che dei fedeli Cristiani che troppo spesso pagano con la vita l’impegno civile e l’abnegazione solidale a testimonianza della propria fede. La presenza dei Cristiani si va assottigliando sempre più, la mattanza, sta facendo una vera e propria decimazione, un vero e proprio “olocausto”. Pensate, solo in Medio Oriente – dalla prima guerra mondiale ad oggi – ha costretto all’esodo forzato, oltre 10 milioni di Cristiani. Qualcosa che è paragonabile solo alla cacciata degli ebrei sefarditi.

Questa manifestazione: “Giornata Internazionale per la libertà religiosa, contro la persecuzione dei Cristiani nel mondo”, è organizzata dall’Associazione “Una Via Per Oriana Fallaci”, e in questi ultimi anni c’è stata una sola voce nel panorama giornalistico internazionale, che ha rivendicato e svegliato le nostre coscienze, compiendo azioni a favore della nostra cultura e della nostra identità: questa voce era quella di Oriana Fallaci; Oriana con i suoi articoli, i suoi libri e le sue interviste, ha messo in luce i limiti, i difetti, gli orrori dell’islam, individuando al tempo stesso un percorso volto alla ricerca e alla riscoperta dei nostri valori e della nostra identità, compresa la necessità di un confronto con quell’islam che non parli però la lingua degli atti terroristici o della volontà di dominare il mondo intero.

Per accreditarsi: thankyouoriana@thankyouoriana.it

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