“Indirizzi, non obblighi”, la Regione riammette la mortadella a scuola

16 mag – Ammessi solo il prosciutto crudo e quello cotto, ma solo una volta ogni due settimane. Una delibera, quella della Giunta Errani, che ufficialmente si chiama “Linee guida per l’offerta di alimenti e bevande salutari nelle scuole”, ma che ha tutta l’aria di suonare come una messa al bando dalle scuole per i cibi considerati più calorici.

Tanto basta per assistere alla sollevazione, contro i vertici di viale Aldo Moro, da parte dell’intera filiera di produttori e commercianti della mortadella: dagli agricoltori ai macellai; dai cuochi ai ristoratori; dai panificatori alle sfogline. Tutti a dire che “la mortadella non fa male” e che, anzi, è uno degli insaccati “con minor presenza di grasso”.

Di fronte alle pressioni delle categorie, la Regione è dovuta correre ai ripari. Gli assessori alla Sanità e all’Agricoltura, Carlo Lusenti e Tiberio Rabboni, in un comunicato hanno tenuto a precisare che “le linee guida regionali costituiscono un indirizzo e non un obbligo” e che sulla mortadella è stato fatto “molto rumore per nulla”, perchè la delibera “non la sconsiglia affatto”.

La Regione rivendica però lo spirito delle linee guida, il cui obiettivo era di “suggerire la moderazione nelle quantità e la corretta informazione sulle proprietà degli alimenti”. In altre parole, spiegano gli assessori, “conciliare l’educazione al consumo dei prodotti tipici e tradizionali dell’Emilia-Romagna con la corretta ed equilibrata alimentazione”.



   

 

 

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