Il vangelo secondo Harry Potter

Peter Ciacco
Il vangelo secondo Harry Potter
Casa editrice Claudiana

Il vangelo secondo Harry Potter non è un apocrifo neotestamentario da poco ritrovato in un mercatino mediorientale, bensì un’analisi teologica –ma anche psicologica, esistenziale, politica e sociale– delle tematiche spirituali, nei molteplici sensi del termine, che affiorano nella saga fantasy di J.K. Rowling.
Benché diversi credenti, e non solo, considerino il ciclo di Harry Potter un veicolo di modelli negativi, se non addirittura satanici, molti altri vi trovano invece, tra le altre, significative tracce della cultura ebraico-cristiana.
Peter Ciaccio propone così una lettura che mette in luce i parallelismi tra il mondo della teologia, quello della fantasia e quello reale, evidenziando molte questioni chiave della vita umana e della fede cristiana nonché numerose analogie, una delle più straordinarie delle quali è quella tra Dolores Umbridge, diligente funzionaria del Ministero della Magia, e Adolf Eichmann, organizzatore della “soluzione finale” nella Germania nazista.


INTERVISTA A PETER CIACCO, MARTEDI’ 13 MARZO 2012 (a cura di Luca Balduzzi)

Su quali romanzi della saga di Harry Potter ha concentrato la sua attenzione?
Non ho scelto alcuni romanzi a scapito di altri, cercando invece di dare uno sguardo d’insieme a tutta l’opera. Tuttavia ci sono alcuni punti, ricorrenti in ogni romanzo, su cui mi sono concentrato particolarmente, come ad esempio i colloqui tra Harry e il preside Silente alla fine di ogni romanzo, in cui sono esplicitate alcune chiavi di lettura.

Quali influenze, e di quante religioni, si possono riscontrare fra le righe di questi romanzi?
Nei romanzi di Harry Potter troviamo tracce di molteplici culture e campi del sapere: cultura e mitologia celtica, nordica, ebraico-cristiana e greco-romana, e poi botanica, psicologia, sport, bioetica e non finisce qui. Per chi non ha letto l’opera di Rowling sembrerebbe che l’autrice abbia fatto un frullato di un po’ di tutto in maniera furba. Ma non è così: la saga si pone come punto terminale delle diverse culture che oggi contribuiscono alla definizione dell’identità dell’occidente globalizzato. Operazione che nessuno aveva osato finora in maniera così estensiva e riuscita. Da un punto specificamente più culturale e religioso, il successo dell’operazione ricopre carattere universale ed è qui la cosa interessante: sembra che ogni lettore vi si ritrovi a prescindere dalla propria tradizione cultura o religiosa. O forse proprio a causa di tale tradizione.

Quali sono le tematiche di carattere religioso più vicine alle posizioni del cristianesimo e i riferimenti biblici che J.K.Rowling ha inserito nei romanzi della saga a partire da La pietra filosofale a I doni della Morte?
Con il mio libro non intendo mettere la bandierina del cristianesimo sull’opera di Rowling né rivendicarne la cristianità. Sono però trattate delle tematiche che interrogano il lettore e il lettore credente vedrà interrogata anche la propria fede. Temi quali l’amore, il rapporto con la morte, l’amicizia, il tradimento, il coraggio, la vocazione, il ruolo dei bambini nella società possono avere anche una declinazione religiosa. La stessa fantasia è un tema rilevante per il cristiano. Non si può credere in un Dio che manda suo Figlio nel mondo per salvare l’umanità o nella Trinità senza avere fantasia, intesa come capacità di astrazione.

Ci sono, in questo senso, un’opera e/o un personaggio maggiormente “religiosi” rispetto ad altri?
I personaggi maggiormente religiosi sono chiaramente Lord Voldemort e Harry Potter, che ricoprono il ruolo di principe del male e di salvatore dell’umanità. Voldemort è punto finale di diverse tradizioni di rappresentazione dell’Anticristo o del demoniaco, non ultima la sua capacità di scimmiottare Cristo, di risorgere dai morti, arrivando anche a parafrasare frasi di Gesù tramandateci dai Vangeli. Paradossalmente è Voldemort che eleva Harry Potter, un ragazzo normale, al ruolo di antagonista dell’Anticristo, rendendolo agli occhi del lettore simile a Cristo. Illuminante a tal punto, nel finale de I doni della Morte, la decisione di Harry di morire per i suoi amici. Nel Vangelo di Giovanni (15,13) troviamo infatti l’affermazione di Gesù: «Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici». Non penso sia una coincidenza, ma ritengo che questo pensiero fosse talmente radicato nella mente dell’autrice da averlo inserito nel punto più drammatico della saga.

Come mai in molti hanno visto nella saga di Harry Potter qualcosa di anti-religioso, o addirittura di satanico?
Credo che molti abbiano paura di confrontarsi con il diverso e necessitaio di individuare sempre e comunque un nemico da fronteggiare e distruggere. Molte persone hanno bisogno di qualcuno che dica loro cosa e come pensare. Come direbbe il Grande Inquisitore di Dostoevskij a Gesù nella parabola de I fratelli Karamazov: «Tu hai donato loro la libertà, ma essi non sanno che farsene». Quando vediamo fenomeni quali demonizzazioni di libri o film, se non addirittura roghi, non è bene pensare ad eventi folkloristici e pittoreschi: è la stessa mentalità che vede un nemico nell’immigrato o nell’omosessuale o che ironizza sul femminismo. E’ una mentalità da combattere, non con roghi e demonizzazioni, ma con la cultura. Ecco perché hanno così paura di un libro.



   

 

 

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