Sparò e uccise il ladro, carabiniere condannato

Sparò e uccise il ladro, carabiniere condannato

l tribunale di Roma ha depositato le motivazioni della sentenza che condanna a tre anni di reclusione il carabiniere imputato per omicidio colposo dopo aver sparato e ucciso Jamal Badawi, uomo di 56 anni in fuga dopo essere entrato all’interno di un edificio di uffici in via Paolo di Dono, nel quartiere Eur, a Roma.

L’evento risale alle prime ore del 20 settembre 2020: il carabiniere esplose due colpi di arma da fuoco contro il cinquantaseienne Jamal Badawi, uccidendolo durante la fuga in seguito a un’effrazione negli uffici di una società in zona Eur. L’uomo era di spalle quando è stato raggiunto da un proiettile.

Perché è arrivata la condanna: le motivazioni

Secondo l’accusa i carabinieri avrebbero intimato al presunto ladro di fermarsi ma quest’ultimo avrebbe reagito colpendo il collega dell’imputato con un cacciavite sotto l’ascella per poi tentare la fuga. Il carabiniere ha esploso allora due colpi di pistola, uno dei quali ha ucciso Badawi.

Le 49 pagine del dispositivo emesso dal giudice ricostruiscono i dettagli dell’intervento. In primo luogo, la lesione procurata col cacciavite stata definita “mera contusione con ecchimosi”, non idonea a giustificare l’uso della forza letale. I rilievi balistici e le testimonianze dirette hanno provato che il carabiniere fece fuoco ad altezza del tronco mentre il sospettato si allontanava dandogli le spalle, dirigendosi verso il cancello da una distanza compresa tra i 7,22 e i 13,65 metri.

Di conseguenza, il tribunale ha inquadrato l’azione di fuga del presunto ladro come “resistenza passiva” e non come un’aggressione in corso tale da costituire pericolo immediato. Il giudice ha valutato la reazione del carabiniere come un “un errore di proporzioni macroscopiche, cagionando la morte di una persona”, sottolineando che vi erano più alternative a disposizione del militare: l’esplosione di colpi di avvertimento in aria, l’inseguimento a piedi o l’attesa del supporto dei colleghi che già cinturavano il perimetro dell’edificio.

La scelta di mirare al tronco inoltre è definita un “errore di proporzioni macroscopiche”, tale da costituire una “grave negligenza”. Così, il carabiniere è stato condannato a tre anni di reclusione per omicidio colposo qualificato come eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi.

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