Fulmine colpisce il pulmino di Enrico Letta: choc nel Pd

bus eletrico Letta

di Filippo Facci – Che dio ci strafulmini se non è tutto vero: il pulmino/piddino di Enrico Letta, già costretto a un’andatura che l’avrebbe fatto ritardare anche alle elezioni del ’94, è stato colpito da un fulmine in fase di ricarica e ha costretto il segretario a continuare il viaggio con auto ed emissioni che non piacerebbero a Greta Thunberg: e, mentre il pulmino veniva colpito dal fulmine in Lombardia dov’ era parcheggiato – cronaca vera – Letta intanto era in Piemonte e diceva: «il futuro è elettrico». Alt, riavvolgiamo. Ripartiamo dal fulminante epilogo di un’epopea abbozzata da qualche giorno, ma infine affrescata da un mirabile servizio di Piazza Pulita di giovedì sera (La7) che senza colori troppo elettrici (ops) si è fatto bastare i fatti per com’ erano: folgoranti.

I primi sospetti erano saettati già sabato scorso, in Piemonte, da dove era partito il tour di Letta che aveva già mostrato il suo pulmino azzurro/baleno subito bullizzato da un lampo di Carlo Calenda: «Ammazza che brutto». Prima parentesi tecnica: Corrado Formigli, su La7, aveva già avvertito Letta che per fare Roma-Reggio Calabria loro avevano impiegato 52 ore. Seconda parentesi tecnica, a cura del servizio di Gregorio Romeo e Ambra Orengo, servizio peraltro stracarico – nostra opinione – di significati metaforici e allegorici sul passato e sul presente del partito: la parentesi spiega che Letta, a dispetto di una vastissima offerta di veicoli elettrici, ha optato per un Mercedes Sprinter del 2011 (straniero) modificato (trasformato) che in origine funzionava solo a gasolio. Cioè: si poteva già supporre che un furgone che aveva subito un trapianto di cuore – definizione di Gian Luca Pellegrini, direttore di Quattroruote – era e restava una macchina che aveva più di dieci anni e che insomma «non faceva dell’efficienza la propria qualità migliore». Ogni riferimento eccetera.

Infatti ogni 100 chilometri occorreva fermarsi per quattro ore a ricaricare: «Una scelta sbagliata dal punto di vista tecnico», ha detto Pellegrini, «che sta sottolineando l’inadeguatezza di un sistema strutturale che dovrà subire un’accelerazione». Nota: Pellegrini non ha detto che l’ex Pci sia una macchina lenta, inefficiente, scarico e perciò da ricaricare, e indietro rispetto alla velocità a cui corre il Paese: ha solo parlato di un furgone. Di un pulmino. Van. Minibus. Ecobus.

Ma riavvolgiamo ancora, a qualche giorno fa, congeliamo l’attimo: c’è Letta, in Piemonte, che parte col suo coso elettrico e dice che i cattivi pronostici si possono rovesciare. E lui parte, appunto. Ma si ferma. La gente ad Alessandria attende e attende. Poi Letta arriva, ma il pulmino non c’è più: il segretario è arrivato con altri mezzi «della nostra piccola flotta», dice. Bene, ma l’incrociatore, la corazzata, insomma il pulmino dov’ è? Boh. Letta intanto spiega che «il tour con i nostri mezzi elettrici si rivela una bellissima occasione per raccontare che la mobilità sostenibile deve essere il futuro». E c’è una differenza tra la sua campagna elettorale e quella della destra: «La nostra parla di futuro, la loro di passato». Ma intanto il futuro, cioè il coso elettrico? La società che ha noleggiato il catorcio riferisce che è finito a Mantova, evidentemente trasportato, questo mentre Letta firma autografi e assicura che «il futuro è elettrico».

È a Mantova, il futuro. E infatti i giornalisti de La7 ci vanno, ma la sede del Pd è sprangata, chiusa. Al telefono, un piddino del luogo dice di non saperne nulla. Poi spunta una talpa che spiffera che il catorcio è a Castellucchio, in provincia, dove il capoccia di un’azienda di carrelli elevatori (Costa&Zaninelli) spiega che «i tecnici hanno intercettato il mezzo a Carugate» (Milano) e l’hanno portato lì, giusto a 141 chilometri di distanza, ma non si può vedere: però spiegano che il pulmino è stato folgorato da un fulmine mentre era attaccato a una colonnina di ricarica, ma in generale «non è stata una scelta sbagliata… siamo stati un po’ sfortunati, c’è stato quel temporale… pure il fulmine».

Cioè: il sistema di ricarica si è guastato e il pulmino non si può vedere, per quanto ne sappiamo potrebbe anche essere esploso: tutto è possibile o egualmente probabile, laddove le possibilità di essere colpiti da un fulmine, nell’arco di ottant’ anni, restano una su diecimila (1×104). Comunque l’eco-tour era morto e finito. Hanno filmato il segretario che se ne andava su una Wolkswagen Passat Variant a quattro porte (gasolio) giunta alla nona generazione e che, in versione berlina, dall’anno prossimo, non verrà più prodotta. Perché il futuro è elettrico. E in futuro si cambia. Auto. Paese. Governo. Segretario.  www.liberoquotidiano.it

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