Pasticcio green pass, italiani gli uni contro gli altri… e Brunetta

Green pass dittatura mondialistico-sanitaria

di Antonio Amorosi – “Divide et impera”, dicevano gli antichi Romani. Non c’è miglior espediente per un’autorità che dividere la popolazione che sta governando, mettendo cioè la gente l’una contro l’altra, provocando rivalità e fomentando discordie.

Da oggi, venerdì 6 agosto, è entrato in vigore il decreto del governo che obbliga i cittadini a presentare il cosiddetto Green Pass, per usufruire al chiuso di ristoranti e bar, per partecipare ad eventi sportivi e culturali, per andare in palestra o al cinema. Se si è vaccinati, anche con una dose, se si può documentare di avere avuto il Covid e di essere diventati negativi o se si esibisce un tampone negativo si può avere il Green Pass.

L’attestazione dovrà essere esibita agli esercizi commerciali interessati da tutti i cittadini di età superiore ai 12 anni. Sono esentati “i soggetti che hanno idonea certificazione medica”. E chi entra in questi esercizi commerciali non possedendo il Green Pass rischia una multa dai 400 ai 1.000 euro, e la sanzione vale tanto per il singolo cittadino quanto per il gestore del locale. Agli esercenti spetta il compito di effettuare i controlli tramite l’App, sviluppata dal ministero della Salute, VerificaC19 per riconoscere l’identità di chi ha l’attestazione. Ma vediamo i non sense, le contraddizioni e le inapplicabilità del provvedimento.

Il Green Pass era stato inizialmente pensato a livello UE per facilitare i viaggi transfrontalieri, senza discriminare chi non è vaccinato e chi non si è ancora potuto vaccinare, ma nella versione italiana è diventato perfettamente l’opposto, un meccanismo per obbligare la gente a vaccinarsi, in un intricato sistema di controllo per accedere ad alcune attività e servizi.

Le prove? E’ presto detto se si osserva un particolare: chi ha fatto una sola dose, di uno dei tanti vaccini in circolazione, non risulta protetto sufficientemente da anticorpi. Numerosi studi, soprattutto alcuni pubblicati dalle riviste New England Journal of Medicine e Nature, attestano che, anche per chi non ha dubbi sull’efficacia dei vaccini antiCovid, una sola dose del siero in realtà non protegga, tanto meno dalle varianti. Eppure in Italia ha diritto al Green Pass.

Green pass alternativa all’obbligo vaccinale

Ne volete un’altra? Ieri sera il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta (Forza Italia) è stato sentito in Commissione Affari Sociali, convocata d’urgenza da Fratelli d’Italia ed ha esposto il suo pensiero sul perché è convinto del Green Pass: “E’ una scelta alternativa all’obbligo vaccinale”, ha detto, intendendo che l’obbligo poteva essere essere esteso a tutta la popolazione… invece ecco il Green Pass.

In quella sede il ministro ha anche spiegato che “il Green Pass è un insieme di strategie tra l’altro finalizzate anche a catalizzare la propensione alla vaccinazione”. Poi ha aggiunto: “Bisognerà vedere come il Paese risponderà alle indeterminatezze che sono contenute nel decreto, che sono inevitabili… e che saranno o in progress sanate o risolte con la prassi”. Ottimo, peccato che il decreto è già in vigore (sic!). Come si fa a pensare all’applicabilità di un decreto che ha delle “indeterminatezze” ma fa rischiare al singolo, ogni volta, multe che vanno dai 400 ai 1.000 euro? Un mistero.

Ma di quali indeterminatezze parla Brunetta? Sicuramente quella colossale che sta già da ore esplodendo presso i gestori di bar e ristoranti.

Pasticcio green pass, identità dei clienti

I ristoratori, baristi o altri pubblici esercizi devono riconoscere con la App VerificaC19, scannerizzandolo, il Green Pass digitale o cartaceo esibito dal cliente che ne attesta la posizione, valida per accedere alle attività al chiuso: il cliente si è vaccinato o ha avuto il Covid ma è negativo o può esibire un tampone negativo. Bene.

Ma come si fa ad essere sicuri dell’identità del cliente? Infatti la persona può fare copia dell’attestazione di altri, fingendo di essere chi non è. Presto detto, c’è un solo modo: esibire un documento di riconoscimento. Peccato che i ristoratori, baristi e titolari dei pubblici esercizi coinvolti non sono pubblici ufficiali e non possono chiedere i documenti ai clienti. Quindi che si fa? Si impone un piantone di Polizia o dei Carabinieri all’ingresso di ogni locale, imponendo un vero Stato di polizia?

“Il ristoratore deve tener fuori le Forze dell’Ordine se non hanno il Green Pass”, spiega ironico l’avvocato e deputato di Fratelli d’Italia Gianluca Vinci. “Siamo alla follia, è un pasticcio talmente grosso da permetterebbe un comportamento del genere. Fossero stati in buona fede avrebbero almeno tolto la responsabilità ai gestori”, racconta il parlamentare.

Non si era ancora visto nella storia della Repubblica un paradosso di questa portata. Quindi sarà il tutti contro tutti, con gli esercenti in primis che rischiano sanzioni salate per ogni Green Pass falso o non verificato. E che come i clienti, se contesteranno un’eventuale sanzione delle Forze Dell’Ordine (ma solo quelle che a loro volta hanno il Green Pass, permettete l’ironia), finiranno davanti ad un giudice che dovrà interpretare una norma che ha delle “indeterminatezze”. Un caos perfetto.

Come non pensare a quanto sostenevano gli antichi Romani: il migliore espediente che ha una tirannide o un’autorità qualsiasi per mantenere il potere è controllare la gente, evitare che si unisca, dividendola, provocando rivalità e fomentando discordie. Mantenere il potere e distorcere le libertà democratiche col pericolo del Covid la diretta conseguenza.  www.affaritaliani.it

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