Le multinazionali hanno spostato 1000 miliardi di dollari nei Paradisi fiscali

paradisi fiscali

Dieci ‘paradisi fiscali’ ricevono la maggior parte dei profitti delle multinazionali: tre sono Paesi europei – Lussemburgo, Paesi Bassi e Svizzera – e poi ci sono i soliti noti, Isole Cayman, Singapore, Bermuda, Porto Rico. Sono i dati di un recente studio dell’Ictd, International Centre for Tax and Development, con sede nel Regno Unito, che ha evidenziato come le multinazionali abbiano spostato un migliaio di miliardi di dollari in profitti dal luogo in cui si svolge l’attività economica verso i ‘paradisi fiscali’, privando gli Stati di oltre 200 miliardi di dollari in entrate.

Lo studio si basa principalmente sui dati disponibili relativi soltanto al 2016, forniti dalle stesse aziende, resi pubblici dall’Ocse per la prima volta nel 2020. I ricercatori dell’Ictd hanno anche scoperto che le multinazionali con sede negli Stati Uniti e nelle Bermuda si servono del trasferimento degli utili in modo massiccio e che sono i Paesi a basso reddito a subire le perdite maggiori dall’evasione o elusione delle tasse.

Petr Janský, economista della Charles University di Praga, co-autore dello studio con il data scientist Javier Garcia-Bernardo, ha sottolineato che la questione principale non è che “le società multinazionali beneficiano di questo regime di elusione fiscale, ma che qualcuno viene danneggiato”, come i Paesi africani, i più “vulnerabili” al trasferimento dei profitti.

Paradisi fiscali, grandi perdite per Francia e Germania

Ma l’elusione fiscale delle multinazionali incide anche su Paesi ad alto reddito, come Stati Uniti, mentre si stima che Germania o Francia perdano almeno un quarto della loro base di profitto a causa del trasferimento degli utili, afferma l’economista. Nel 2017, un’indagine del Consorzio internazionale di giornalisti investigativi – Paradise Papers – ha rivelato che sono oltre 100 società multinazionali, tra cui Apple, Nike e il produttore del Botox, Allergan, a servirsi dei paradisi fiscali.

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