Covid: cronistoria di una strage sociale, economica, giuridica e di libertà

covid cronistoria di una strage sociale

Il DOGMA del Covid è diffuso attraverso il TERRORISMO mediatico ed è imposto dalla casta politica asservita agli squali della finanza travestiti, da filantropi, che usano il virus come cavallo di troia per imporre il Nuovo Ordine Mondiale

di Armando Manocchia – Dal bollettino di guerra del 28.2 della Asl di riferimento, un circondario di oltre 100mila abitanti, ci viene comunicato che in data venerdì 28 febbraio non si è registrata nessuna vittima. Bene. Da quell’ultimo bollettino di guerra si è passati al bollettino del 2 marzo dove siamo in zona ‘arancione scuro’ e si dice che non si è registrata nessuna vittima. Bene. Dopodiché, arriva il bollettino successivo e cioè quello del 4 marzo che comunica la morte avvenuta ‘nei giorni precedenti’ di una 99enne e un 72enne. Dispiace, condoglianze alle famiglie.

Il bollettino di venerdì 5 marzo, quindi a distanza di una settimana esatta dal primo che, ricordiamo, è di venerdì 28 febbraio, comunica una vera e propria strage. Ben 5 morti: 4 donne di 92-83-81-81 anni e di 1 uomo di 81 anni. Dispiace, condoglianze alle famiglie. Il bollettino di sabato 6 marzo, dopo aver appreso che diventeremo ‘zona rossa’, comunica un’altra tragedia, altri 5 morti di 93-82-89-80 ed una di 72 anni. N.B. Questa ultima, siamo più che certi che sia morta per un tumore fulminante ai polmoni.

Le restrizioni, la segregazione che stiamo subendo – attraverso diktat e DPCM, tramite i quali siamo passati manu militari – non mirano al contenimento della ‘psicopandemia’, ma come si evince dai dati sopra enunciati, che risultano essere quelli di una ‘zona rossa’, come vediamo a distanza di oltre un anno, hanno lo scopo di modificare in maniera sostanziale il nostro modello di vita, sociale, culturale, politico, economico, giuridico. Siamo di fatto in pieno regime totalitario. Le restrizioni e la segregazione servono a destabilizzare le menti e distruggere il libero arbitrio.

Siamo di fronte ad una polarizzazione, dove non esiste più una via di mezzo. Ora o è bianco o nero. Gli unici colori consentiti sono quelli delle zone di restrizione e segregazione. Non c’è più dialogo tra la gente, tra gli amici, tra i vicini, tra i conoscenti, perché il rischio non è quello di scoprire chi ha una opinione diversa, ma d litigare, se non di prendere una coltellata.

Non c’è più dibattito. Non c’è più contraddittorio. Specialmente nel cosiddetto ‘servizio pubblico’, che si chiama così perché viene finanziato obbligatoriamente con fondi pubblici, ma è sfruttato solo dai privati o da interessi privati o di parte.

Nei Media di regime la narrazione è la stessa, a senso unico. Sempre gli stessi ospiti, stessi discorsi, dati, grafici, avvisi e minacce, solo terrorismo mediatico. Non è più consentito dubitare, né tantomeno dissentire. Hanno stroncato ogni tipo di autonomia di pensiero e indipendenza di giudizio. Hanno eliminato ogni forma di critica verso il potere costituito incostituzionalmente da questa oligarchia di mercenari, reclutati allo scopo di consolidare, abusivamente, illegittimamente per inculcare un modello di controllo funzionale atto alla instaurazione di un unico governo mondiale e alla distruzione di un modello sociale che ha oltre 2 mila anni di storia.

E proprio la storia, ve lo rammento, ci ha insegnato che il solo modo per controllare la popolazione e soggiogarla, è instillare la paura! Incutere apprensione, preoccupazione, ansia, timore, terrore, panico, per assuefare le persone a non pensare, a non avere dubbi, a non porsi e soprattutto a non fare domande, per indurle a credere in un dogma scientifico ineluttabile ed inevitabile, che hanno chiamato COVID.

Questo DOGMA è diffuso attraverso il TERRORISMO politico, mediatico, sanitario, giuridico e economico; è imposto dalla casta politica asservita agli squali della finanza travestiti da filantropi asserviti al Nuovo Ordine Mondiale, che usano come cavallo di troia questo virus dal quale si guarisce, se curato subito e correttamente, e da questa falsa pandemia usata per imporre ufficialmente un unico governo mondiale.

Veniamo a noi. C’è un Paese che sta fallendo e un popolo che sta morendo. C’è un Paese, l’Italia, il più bello, il più amato e invidiato del mondo che per talento, ingegno, creatività, abnegazione, lavoro, fatica, sudore, era una delle prime economie al mondo. C’è un Paese, l’Italia, che è stato un faro per tutto l’Occidente e ora viene depredato, desovranizzato e dissolto per mano di una manica di mercenari, di traditori e venduti ai poteri sovranazionali, che si sono impossessati abusivamente, illegittimamente, incostituzionalmente delle Istituzioni della Repubblica.

Ma, siccome la sovranità appartiene al Popolo, questo Popolo deve disSentire, deve rEsistere, deve reAgire, per riprendere il corso della democrazia e riprendersi le chiavi di casa. Uniamoci. Abbandoniamo loghi, simboli, bandiere, ideologie e indottrinamenti vari e insorgiamo pacificamente per un nuovo Rinascimento.

Ricordate che la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino e quando i pubblici poteri violano le libertà fondamentali e i diritti sanciti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è non soltanto un diritto e dovere del cittadino dotato di buon senso, fede e ragione, ma un dovere civile, un obbligo morale, un imperativo categorico al quale nessuno si può sottrarre.

Armando Manocchia

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One thought on “Covid: cronistoria di una strage sociale, economica, giuridica e di libertà

  1. L’informazione, il martellamento mediatico unilaterale hanno indotto uno stato di semi-incoscienza acritica nella gente.
    Una forma di ipnosi di massa atta ad addomesticare le coscienze ed a sedarle in nome della paura di morire.
    Il braccio violento dello statalismo che agisce abolendo per dpcm la razionalità ed il buonsenso comune.
    Non vedo una facile e pronta risoluzione.
    La prognosi è infausta.
    Non è difficile fare una tale previsione.
    Basta andare in giro e vedere la percentuale di gente con la museruola.
    Gente che ha perso la libertà e la dignità.

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