Maria, uccisa dal marito: per la Procura non era un codice rosso

Minacce, botte, maltrattamenti. Il caso dell’omicidio suicidio di Venaria si inquadra in un possibile codice rosso, oppure no? Per la procura di Ivrea la segnalazione arrivata dai carabinieri non era così allarmante da attivare la procedura di tutela della vittima entrata in vigore nell’estate del 2019. Perché non c’erano segnali di pericolo concreto per Maria Masi, la donna di 41 anni poi uccisa dal compagno Antonino La Targia, disabile di 46 anni, da cui si stava separando.

Non tutti i casi segnalati dai pronto soccorso o dalle forze dell’ordine o dalle vittime stesse, infatti, portano ad attivare il codice rosso. Quando la notizia di reato arriva in procura, è compito dei magistrati valutare la situazione e stabilire come procedere. A seconda degli indizi o degli elementi specifici si delega la polizia giudiziaria ad ascoltare la vittima entro tre giorni. Ma molto spesso la situazione può rientrare in una serie di parametri che portano il fascicolo lungo un iter meno urgente. Ad esempio se la vittima è già stata sentita più volte, se il marito è già sottoposto a misure cautelari, se l’episodio di maltrattamento è risalente nel tempo. A volte, poi, convocare la vittima per essere ascoltata potrebbe metterla in una situazione ancor più pericolosa.

Ogni caso richiede una valutazione in cui i criteri stabiliti in tabelle specifiche si intersecano con l’intuizione degli investigatori. Ma il conflitto familiare descritto da Maria Masi alla fine di agosto scorso non era apparso così grave da lasciar pensare a un epilogo tragico. Nel verbale infatti lei aveva parlato solo di pressioni psicologiche subite da Antonino per evitare la separazione.

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