I rapitori hanno consegnato Silvia Romano all’Intelligence turca

Turkey’s National Intelligence Agency (MIT) (AA)

La National Intelligence Agency (MIT) turca ha salvato Silvia Romano, rapita in Kenya e portata in Somalia, a seguito di sforzi coordinati. Secondo le informazioni ottenute dalle fonti di sicurezza dell’Agenzia Anadolu, le autorità italiane hanno presentato una richiesta al MIT, che ha cominciato a esaminare la situazione della ragazza nel dicembre del 2019. Attivando la sua rete di intelligence locale nella regione, il MIT ha prima stabilito, tramite un video ricevuto dai rapitori, che Silvia Romano era viva.

A seguito del lavoro coordinato, svolto con le pertinenti unità della Somalia e dell’Italia, Silvia è stata liberata e consegnata alle autorità italiane dal MIT sabato scorso nei pressi di Mogadiscio, la capitale della Somalia. Nella foto in altro si vede la ragazza, seduta in un pick up, che indossa un giubbotto antiproiettile turco. Ricordiamo che nessun gruppo ha mai rivendicato il rapimento.

(ANSA) – “Sono serena e durante il sequestro sono stata trattata sempre bene”. Inizia così il racconto del rapimento di Silvia Romano agli inquienti, che l’hanno ascoltata subito dopo il suo arrivo in Italia dopo il rapimento 18 mesi fa in un villaggio del Kenya. “Mi hanno assicurato che non sarei stata uccisa, e così è stato. In questi mesi sono stata trasferita frequentemente e sempre in luoghi abitati e alla presenza degli stessi carcerieri”.

Quanto alla sua conversione all’Islam, Silvia ha raccontato che “è successo a metà prigionia, quando ho chiesto di poter leggere il Corano e sono stata accontentata” definendo la sua conversione all’Islam che ha definito “spontanea e non forzata. In questi mesi mi è stato messo a disposizione un Corano e grazie ai miei carcerieri ho imparato anche un pò di arabo. Loro mi hanno spiegato le loro ragioni e la loro cultura. Il mio processo di riconversione è stato lento in questi mesi. Non c’è stato alcun matrimonio né relazione – ha raccontato ancora – solo rispetto. Mi sono spostata con più di un carceriere in almeno quattro covi, che erano all’interno di appartamenti nei villaggi -ha ricordato Romano- Loro erano armati ed a volto coperto, ma sono sempre stata trattata bene ed ero libera di muovermi all’interno dei covi, che erano comunque sorvegliati.

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