Covid-19, anche una questione sociale: i neri muoiono più dei bianchi

Alcuni hanno definito il coronavirus il “grande livellatore”, la malattia che colpisce, e purtroppo in molti casi uccise, tutti in maniera indiscriminata. Ma nei fatti non è proprio così. I neri muoiono di più. Le statistiche del Regno Unito mostrano che le minoranze etniche, e in particolar modo i neri, sono molto più colpiti dalla malattia e hanno molte più probabilità di morire dopo aver contratto il Covid-19. Se in Italia tempo fa si era addirittura aperto un dibattito sul fatto che gli immigrati africani del nord sarebbero stati meno colpiti dall’epidemia, in Gran Bretagna, dove la diversità etnica è molto più diffusa che nel nostro Paese, i dati raccontano una realtà molto differente.

Secondo uno studio fatto dal Times sui dati dell’Nhs inglese e dell’Ufficio di statistica nazionale, su ogni 100mila abitanti il tasso di mortalità è finora di 23 per gli inglesi bianchi, 27 per gli asiatici e addirittura 43 per i neri. I dati rivelano poi anche delle forti variazioni all’interno delle stesse minoranze etniche: il tasso di mortalità per cittadini originari del Bangladesh sarebbe di di 20 ogni 100mila, inferiore anche quello dei bianchi britannici, mentre tra chi ha origini caraibiche questa percentuale schizza addirittura a 69.

“Chiunque sostenga che questo virus non discrimini o non sta guardando i numeri o non vuole ammettere la verità”, ha dichiarato al quotidiano britannico Trevor Phillips, ex capo della commissione per le Pari opportunità e i diritti umani, a cui il governo ha chiesto di analizzare se i cittadini della categoria Bame (black, Asian and minority ethnic) siano colpiti in maniera sproporzionata dal Covid-19. I dati diffusi al momento dal Centro nazionale di audit e ricerca in terapia intensiva hanno indicato che oltre il 30% dei 2.249 pazienti in condizioni critiche malati ammessi alla terapia intensiva fino al 3 aprile erano Bame, eppure le minoranze etniche nel paese rappresentano il 19,5% della popolazione. La maggiore incidenza sulla comunità nera del virus non è però, probabilmente, legata a questioni di “razza”, ma a questioni sociali.

Come disse lo scrittore srilankese, Ambalavaner Sivanandan, che fu direttore emerito dell’Institute of Race Relations di Londra: “Today the colour line, is the power line, is the poverty line”. “Oggi la linea del colore è la linea del potere e la linea della povertà”. E purtroppo la cosa sembra essere ancora vera nel Regno Unito come negli Stati Uniti, dove i dati parlano di una sproporzione enorme tra le morti di bianchi e di neri.

“Uno dei maggiori fattori sottostanti al numero sproporzionato di decessi nelle comunità Bame è socioeconomico”, ha denunciato giorni fa in un intervento sul Guardian il sindaco di Londra, Sadiq Khan. Per il politico laburista di origini pakistane è “una scomoda verità che le persone appartenenti a minoranze etniche siano la maggioranza di quelli che vivono in alloggi poveri e sovraffollati o in famiglie in cui ci sono più generazioni sotto lo stesso tetto. Ed è un dato di fatto che hanno maggiori probabilità di vivere in condizioni di povertà o di lavorare in lavori precari e con bassi salari, con molti che semplicemente non hanno il lusso di poter lavorare in sicurezza da casa durante la quarantena”.“

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