Referendum, giù il velo di maya

 

Lo ha svelato la Ministra Boschi affermando che la revisione costituzionale costituisce un tassello del piano generale già perseguito dallo Sblocca Italia, dal Jobs Act, dalla riforma della Scuola e della Pubblica Amministrazione.

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Dopo che è uscita allo scoperto la JP Morgan, con il documento del 25 maggio 2013, anche il PD toglie il suo velo di Maya.
Lo ha svelato ieri sera a Piazza Pulita la Ministra Boschi affermando che revisione costituzionale costituisce un tassello del piano generale già perseguito dallo Sblocca Italia, dal Jobs Act, dalla riforma della Scuola e della Pubblica Amministrazione.
E’ chiaro quindi che la riforma costituzionale vuole concludere il lungo processo perseguito in modo sotterraneo dal neoliberismo imperante iniziatosi cinquant’anni fa con l’assassinio di Aldo Moro e con la famosa lettera di Andreatta a Ciampi del 12 febbraio 1981.

Il fatto eclatante è che la fine di questo processo si concreta nell’arricchimento di pochi e nell’impoverimento di molti. Nel momento in cui (prima con la lettera di Andreatta e poi con l’entrata nell’Euro) si è impedito alla Banca d’Italia di comprare i buoni del Tesoro rimasti invenduti e ci si è dovuti rivolgere al mercato, tutto il nostro enorme debito pubblico è stato determinato dal pagamento dei tassi d’interesse stabiliti non più dal Tesoro ma dal mercato.
Oggi lo Stato preleva le tasse dei cittadini ma restituisce ai cittadini stessi solo una parte di quanto prelevato, poiché il resto serve per pagare gli interessi sul debito pubblico. A questo fine lo Stato taglia le spese per lo stato sociale, licenzia i lavoratori e svende i demani ed il territorio.

Inoltre la svendita delle industrie e la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali, nonché le liberalizzazioni in genere, costituiscono delle pompe aspiranti che tolgono ricchezza agli Italiani e la trasferiscono agli speculatori finanziari.
In questa situazione l’Italia ha ceduto non solo la sua sovranità monetaria ma anche la politica economica, costretta come è al pareggio di bilancio ed al sindacato contabile di BCE, FMI e Commissione europea.

E’ una situazione senza via di uscita che non può avere altro effetto se non l’immiserimento generale.
Votare SI’ significa dunque mantenere in vita questo sistema economico deviato; votare NO significa invece “cambiare” e riattivare un processo che porti alla restaurazione di un sano sistema economico produttivo di tipo keynesiano, che conduce alla soluzione della crisi ed alla piena attuazione della sezione terza, parte prima, della Costituzione.
Il referendum costituzionale pone in sostanza la scelta tra l’attuale sistema economico predatorio e il sistema economico produttivo che si è realizzato in Italia fino all’assassinio di Aldo Moro, producendo trent’anni di benessere nel secondo dopoguerra.

Paolo Maddalena
Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale

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