La Ue e l’euro possono esplodere! Monti incontra Geithner.

MILANO 8 DIC. E’ cominciato, presso il palazzo della Prefettura di Milano, l’incontro fra il premier e ministro dell’Economia Mario Monti e il segretario al Tesoro Usa Tim Geithner. Il segretario al Tesoro incontra Monti nell’ambito di un viaggio in diversi paesi europei per discutere della crisi del debito sovrano.

Il premier Monti poi volera’ a Bruxelles. E’ tutta in salita la strada che il vertice europeo di oggi e domani dovrà percorrere per mettere la moneta unica al riparo da un naufragio che rischia di travolgere non solo il progetto d’integrazione europea ma anche l’economia internazionale. I segnali giunti dalle capitali e dai mercati alla vigilia dell’appuntamento più importante nella storia dell’Ue sui due grandi capitoli al centro del summit – la riforma dei Trattati e il ‘muro’ finanziario da erigere a difesa dell’euro – sono stati tutt’altro che rassicuranti.

Nell’Ue la situazione “é grave”, “l’euro può esplodere” e “l’Europa disfarsi”: lo ha detto il ministro francese degli Affari europei, Jean Leonetti, che paventa una “catastrofe” non solo per il Vecchio continente e la Francia, ma “per tutto il mondo”. La cancelliera tedesca Angela Merkel potrebbe quindi convocare, in caso di necessità, un nuovo vertice europeo entro Natale. Lo riporta il tabloid tedesco Bild, nella edizione cartacea di stamani. Obiettivo di un ulteriore summit sarebbe la volontà di imporre le modifiche dei trattati.

La Germania, hanno fatto sapere fonti del governo, è “più pessimista” della scorsa settimana sulla possibilità di raggiungere un accordo complessivo nonostante l’intesa annunciata lunedì dalla coppia Merkel-Sarkozy. Perché, hanno aggiunto le stesse fonti, “un certo numero di Paesi non ha ancora capito la gravità della situazione”. E sempre dalla Germania sono arrivate indiscrezioni su un ‘no’ tedesco all’ipotesi di rafforzare gli strumenti a difesa dell’euro facendo coesistere il fondo salva-Stati (dotato di una potenza di fuoco di 440 miliardi) con l’Esm (il fondo monetario europeo che dovrebbe nascere con un anno d’anticipo nel 2012 con una dotazione di 500 miliardi). Non a caso in serata il presidente americano, Barack Obama, ha chiamato proprio la cancelliera tedesca, Angela Merkel, fortemente preoccupato dalle conseguenze di un eventuale fallimento del vertice europeo. Entrambi i leader – fa sapere la Casa Bianca – sono d’accordo sulla necessità di trovare “una soluzione duratura e credibile alla crisi”. Il pressing degli Usa è forte, tanto che il presidente è voluto intervenire direttamente – telefonando alla cancelliera – nonostante il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner sia già da due giorni nel Vecchio Continente, per spronare i suoi leader a fare tutto il necessario. Al pessimismo tedesco, però, si è aggiunto lo scetticismo austriaco sulla possibilità che nella due giorni di Bruxelles si riesca a costruire un ‘muro’ per la difesa dell’euro sufficientemente robusto per resistere da tre a cinque anni. Cioé proprio quello che Geithner sta chiedendo con forza agli interlocutori europei (oggi sarà la volta di Mario Monti). Ma a indicare che i problemi aperti sono ancora tanti e complessi é stato anche Sarkozy. “Il rischio di esplosione dell’Ue rimarrà concreto fino a quando l’accordo di lunedì scorso tra Francia e Germania per un nuovo trattato Ue non diventerà effettivo”. Il presidente francese ha sottolineato che “non c’é alternativa” all’alleanza franco-tedesca per ridare fiducia agli investitori. La reazione dei mercati è stata immediata. Lo spread tra Btp e Bund è tornato a crescere, l’euro si è indebolito, l’andamento degli indici delle principali borse europee è stato negativo.

Sarebbe preferibile che i 27 membri dell’Unione europea trovassero l’accordo su un nuovo trattato, ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, aggiungendo comunque che un accordo solido tra i 17 membri dell’eurozona sarebbe meglio di un’intesa che rischi di essere indebolita dai paesi che non sono membri di Eurolandia. “Cio che è più importante è che mettiamo in piedi una robusta architettura”, ha detto Juncker a radio France Info, secondo quanto riferisce Bloomberg.

“E’ necessario prendere decisioni forti per costruire un nuovo patto di bilancio che sia credibile per i cittadini e i mercati”, ha sottolineato dal canto suo, a poche ore dall’avvio del summit, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Che insieme a Tajani e agli altri colleghi dell’esecutivo comunitario sostiene che per rafforzare la disciplina di bilancio e procedere verso una vera e propria unione economica molto si può fare, anche con gli attuali Trattati e in tempi assai rapidi. Lasciando solo alcune cose alla procedura di revisione, più lunga, complessa e rischiosa, che comunque la Commissione appoggerebbe per dare un segnale di “pieno sostegno” alla moneta unica “senza minare le istituzioni europee, migliore garanzia per la coerenza del rapporto tra la zona euro e l’Ue a 27”.

Perché il rischio – che l’Italia rappresentata da Mario Monti sta cercando di contribuire a disinnescare – è che la Gran Bretagna di David Cameron punti i piedi e blocchi, facendo mancare l’unanimità, l’adozione della decisione necessaria per procedere a quegli interventi normativi e sui Trattati che Parigi, ma soprattutto Berlino, giudicano irrinunciabili. Una posizione che potrebbe portare al fallimento del vertice oppure alla nascita di un’Europa a due o più velocità. Nel tentativo di sciogliere almeno alcuni dei nodi sul tappeto, l’avvio del vertice – previsto per le 19.30 – sarà preceduto da un serie di incontri ristretti, tra i quali ci dovrebbe essere anche un bilaterale Monti-Cameron.

S&P: BANCHE ITALIA SOTTO LA LENTE, TAGLIO RATING POSTE – Intanto Standard & Poor’s ha messo sotto osservazione con  implicazioni negative i rating di diverse banche italiane, tra cui Cassa  Depositi prestiti, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi Banca, Bnl,  Mediobanca, Banco Popolare, Popolare di Vicenza, Veneto Banca. Abbassato  da ‘BBB+’ a ‘BBB’ e messo sotto osservazione il rating di Banca Carige e  Bpm. Lo riferisce l’agenzia Bloomberg. Standard & Poor’s ha  annunciato ieri di aver messo sotto osservazione il rating di alcuni  grandi gruppi bancari europei. Standard & Poor’s ha anche tagliato  il rating a lungo termine di Poste Italiane da A ad A-,  mantenendolo in Credit Watch Negative. La decisione, si legge in una  nota, riflette le recenti decisioni sul rating sovrano dell’Italia,  visto il legame con lo Stato che, nella terminologia dell’agenzia di  rating, passa da una definizione di “importante” a “molto importante”.  “Pensiamo – dice S&P – che un default o un stress di credito di  Poste avrebbe un impatto significativo sulla reputazione della  Repubblica italiana. Poste è l’azienda più grande del paese per numero  di dipendenti (150mila)”. Per quanto riguarda invece il profilo di  credito stand-alone (Sacp) dell’azienda, il giudizio rimane ‘bbb+’,  visto il profilo di rischio del business “soddisfacente” e un profilo di  rischio finanziario “intermedio”.

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