Sentenza Berlusconi, Sallusti: “Truffato tutto il Paese”

di Alessandro Sallusti – – Viene giù un tassello alla volta, ma l’intonaco steso da magistrati, politici e giornalisti per coprire la verità sulla condanna di Berlusconi del 2013 piano piano si sta sfaldando. E il quadro sottostante, di cui si cominciano a delineare i contorni, appare come il più grande falso prodotto dalla storia repubblicana. A dirlo non sono opinionisti di parte ma i protagonisti stessi, cioè alcuni di quei magistrati che emisero la famosa sentenza. Uno di loro, il giudice Franco oggi morto, lo confessò al diretto interessato Berlusconi e la sua voce imbarazzata, e registrata, oggi è pubblica. Ma anche altri due componenti di quel «plotone di esecuzione» raggiunti da Repubblica, che per ora garantisce loro l’anonimato chiamandoli «giudice uno» e «giudice due», ammettono che in quelle ore decisive in camera di consiglio avvennero cose molto gravi e strane.

E ora spunta, ve lo raccontiamo oggi, un altro elemento inquietante. Più di un magistrato ha infatti sentito dire a un altro giudice di quel collegio: «La sentenza Berlusconi? Sono successe cose inimmaginabili».

E allora noi vorremmo che qualcuno c’è le dicesse queste «cose inimmaginabili», perché non riguardano solo la dignità di Silvio Berlusconi, riguardano la storia del Paese e la sua credibilità visto che quella sentenza estromise dall’arena politica il capo dell’opposizione.

«Ora la strada maestra è il rispetto della magistratura», commentò a caldo la sentenza l’allora Presidente della repubblica Giorgio Napolitano, seguito a ruota dal premier Enrico Letta e dal segretario del Pd del tempo Guglielmo Epifani che evocò addirittura le manette subito: «La sentenza va rispettata, eseguita ed applicata».

C’era insomma tanta fretta da parte del Quirinale e della sinistra, quel primo agosto del 2013, di chiudere la vicenda immediatamente e in modo tombale. Ma si sa che la fretta a volte è cattiva consigliera, fa lasciare tracce indelebili che magari al momento non sono visibili e uno pensa così di averla sfangata per sempre. Ma soprattutto vale la regola secondo la quale le prime galline che cantano di solito sono quelle che hanno fatto l’uovo.

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