Coronavirus, quando la buona volontà cozza con la burocrazia

di Silvana De Mari

In questi giorni, per noi topi d’ufficio e leoni da tastiera la vita è più facile, quindi è anche doveroso dare una mano a chi è in trincea. Ci sono persone in trincea, una vera trincea fatta di sangue, sudore e lacrime, fatta di fatica bestiale, fatta del dolore di vedere la gente morire, morire sola e disperata, fatta di rischio e paura: il proiettile è piccolissimo, si chiama COVID 19. Chiunque abbia studiato la storia sa che la storia è stata fatta dalle epidemie e che quindi il COVID 19 cambierà la storia.

Si tratta di un virus nuovo, e noi non siamo immunizzati, quindi la propagazione è più entusiastica come per ogni ceppo ‘nuovo’. La contagiosità è particolarmente alta. Ringraziamo sempre il ministro Speranza di aver sperperato denaro pubblico per uno spot pubblicitario dove per motivi incomprensibili si dava mentendo l’informazione contraria. In una nazione normale il tizio si sarebbe già dimesso.

Non sapendo quanti sono gli infettati, non siamo in grado si stabilire quanti sviluppano la patologia respiratoria, ma siamo purtroppo in grado di stabilire che le complicanze polmonari necessitano di circa 20 giorni di intubazione, contro i cinque o sei dell’influenza normale. L’ epidemia si sviluppa più rapidamente della normale influenza, riversa negli ospedali molte più persone e queste persone restano circa il quadruplo del tempo di una normale influenza, e una volta arrivati alla saturazione dei ventilatori inevitabilmente i decessi aumentano.

Per ottemperare alle richieste UE negli ultimi 9 anni abbiamo tagliato la sanità, ridotto al minimo indispensabile medici, infermieri, posti letto normali e posti letto in rianimazione, circa 5000 posti, contro i 28000 dei tedeschi In Germania la mortalità è lo 0,2%, in Italia il 9% in Italia. Un’anomalia al momento non ancora spiegata, anche calcolando una maniera diversa di contare i decessi, tutti o solo quelli senza patologie, resta un enigma.

Una volta finiti i posti letto, la mortalità schizzerà verso l’alto. La cosa più ragionevole quindi da fare è costruire, o ristrutturare immediatamente. strutture esistenti come la fiera di Rho, o riadattare con 50 posti letto di rianimazione l’ospedale Forlanini di Roma, chiuso da 5 anni, che però Zingaretti, il signore che è andato a prendere l’aperitivo a Milano con un esempio di irresponsabilità incredibile. Ventilatori polmonari che sono costruiti anche da una azienda italiana, la Siare Engineering, che si potrebbe potenziare dando a lei i fondi usati per importare migranti, con relative sontuose e grasse mafie, o per sostenere l’ecologismo catastrofista con relative ossute adolescenti imbronciate con le treccine. Sicuramente sarebbe una soluzione più rapida, efficiente, a un costo affrontabile.

Ma c’è un nemico, il corona virus ha un dannato alleato: la nostra incredibile, straordinaria burocrazia. La parola nasce mischiando il francese bureau, scrivania, e il greco crazia, comando. Il comando di quelli che stanno alla scrivania, il potere immenso della circolare, del codicillo, della marca da bollo che manca.
Un coro unanime dalla trincea, dove non dormono da giorni, dove farsi una doccia è un’impresa, talmente stanche che non riescono a dormire nemmeno quando possono, con le agonie negli occhi e nelle orecchie, mi sta chiedendo aiuto, che porti la loro voce. La prima cosa che ci chiedono è stare a casa, rispettare le regole, non aumentare di nemmeno un’unità la disastrosa guerra ad armi impari, la seconda di liberarli dalla burocrazia, dalle procedure, dai mille lacciuoli che ingabbiano i combattenti, mentre nugoli di minuscoli proiettili sui abbattono si di loro.

Uno in particolare mi ha colpito, ma credo sia una storia comune di questi tempi.
E’ un farmacista ospedaliero, come molti in questi tempi difficili cerca di avere e procurare ai medici del suo ospedale tutto ciò che loro serve: medicine, gel disinfettante, guanti, camici, mascherine.
A lui arrivano le richieste disperate dei suoi colleghi medici, dei suoi amici, degli infermieri.
Come lui tanti nella protezione civile, nelle sale di emergenza, come tanti frati cercatori, chiamano lunghe liste di fornitori e supplicano, chiedono, insistono…
Poi scoprono dove si può reperire qualcosa e compilano l’ordine, ci scrivono su “urgente” e lo danno agli “amministrativi”; e lì cominciano i guai.
Si perché vedete gli amministrativi fanno il lavoro di ufficio, hanno procedure, controlli, ci sono leggi, leggine, decreti, circolari… etc…

Ora, già ordinariamente è difficile (e lungo) per il nostro amico farmacista ottenere un farmaco che costi un centesimo più di uno simile (e deve sbracciarsi e scrivere per spiegare che magari a quel medico serve proprio l’altro farmaco per motivi medici) e ci mette magari una settimana perché va fatta almeno una piccola gara o la ricerca di una fornitura a prezzo minore.

Ma ora, con l’emergenza diventa impossibile, insostenibile.
Il farmacista chiede mascherine di un certo tipo – che costano – e vede arrivare mascherine di carta (quelle per tutele degli altri da sé) perché all’evidenza costano meno…
Dopo ore di ricerca, dopo aver reperito proprio ciò che cercava, arriva un prodotto inutile, mentre i colleghi necessitano delle mascherine dell’altro tipo e alla fine scopre che si è persa l’opportunità, che la fornitura è stata data ad altri. Il povero farmacista si scusa coi medici suoi amici come se fosse colpa sua, ma non è colpa sua e nemmeno del povero amministrativo cui don Abbondio ha insegnato che è meglio che qualcuno si esponga al virus piuttosto che lui si esponga a violare le sue leggine, la sua ridda di norme: leggi, decreti, direttive, circolari… etc. e come stabilita compra la cosa che “costa meno” per risparmiare denaro pubblico. Altro caso è successo con il gel per le mani, nel reparto infettivi ne hanno solo due piccoli flaconcini da 100 ml ognuno, lo richiedono il giovedì, il venerdì mattina il farmacista ne ha reperito una fornitura di parecchi litri, e l’amministrativo lo informa che lunedì farà il bando.

In un altro caso, nel riconvertire un reparto per usarlo per i malati COVID, i responsabili chiamavano i facchini per sgombrare delle cose e smaltirle; i facchini con diligenza ed abnegazione si attivavano, ma ad un tratto il loro responsabile, con gli occhioni tristi, comunicava ai responsabili di reparto che “senza richiesta e senza autorizzazione” per motivi burocratici non era possibile lo smaltimento.

Denaro pubblico è stato investito ad acquistare migliaia di mascherine fatte di carta igienica. Se mancasse la carta igienica potrebbero tornare utili.
Non abbiamo mascherine perché la ditta che le produce la Spasciani di Origgio, Varese è stata danneggiata dal governo solo per bloccare le sue esportazioni di elmetti e divise per i pompieri, che però non ha pensato di investire soldi e uomini per aumentarne la produzione.

Noi abbiamo il doppio dei morti perché non abbiamo un ministro della salute, e non abbiamo la protezione civile. Al posto di Bertolasio è stato preso un tizio che credo abbia il solo merito in un curriculum deserto di essere amico di D’Alema, perché un governo fatto di gente che ama talmente gli italiani che ha votato per Ursula e per Christine, doveva fare i suoi giochetti di equilibri ed è saltato fuori il nome di questo tizio qua.
Nessuno di questi signori ha pensato di coniare le parole magiche “procedura d’urgenza”:
che permetterebbero a farmacie ospedaliere (i loro centri di acquisto) e la protezione civile
di trovare ciò che serve per tutelare le vite umane soprattutto quelle dei medici, infermieri, oss, soccorritori e volontari senza procedure e senza perdere il tempo utile.
Coniate le parole magiche. Fatelo non per noi, sappiamo quanto ci amate, fatelo per voi stessi: se si ammalano i medici e gli infermieri persino i vostro ottuso sorriso potrebbe appannarsi.

Dobbiamo essere dannatamente bravi noi, popolo italiano, dobbiamo essere eccezionali. Stiamo in casa, non contagiamoci, e in casa impariamo a pregare per affidare questa nazione alla Madonna, perché è veramente il caso, e impariamo competenze, perché prima o poi potremo di nuovo votare e mandare quando gli onesti sprovveduti di questo governo all’isola dei famosi dovremo ricostruire un paese umanamente ed economicamente distrutto. Ci affideremo a san Giuseppe per il lavoro, a san Michele Arcangelo per tenerci fuori dai piedi le ossute fanciulle della UE, e ce la faremo.

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