Pizza sì, ma non farcita. A Roma l’ultima follia a 5 Stelle

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Pizza si ma non farcita. Questa sarebbe l’ultima follia che ha prodotto a Roma l’amministrazione a cinque stelle. Come sappiamo tutti i negozi di vicinato sono chiusi. Così come le pizzerie e i locali dove si vende rosticceria da asporto. Rimangono aperti solo i supermercati con orario ridotto fino alle 19, per garantire i generi alimentari alla popolazione. Sono le durissime regole imposte dal coronavirus. Ma molti supermercati hanno al loro interno anche i forni e provvedono direttamente alla panificazione e alla produzione di varie tipologie di pane e di pizza. Ed è proprio qui che è voluto intervenire il comune di Roma. La pizza si potrà comunque produrre e vendere, ma solo quella bianca al rosmarino e la rossa semplice al pomodoro. Tutte le altre pizze farcite sono vietate. Ma perché ci chiediamo tutti, forse la farcitura rende più facile il contagio da coronavirus?

Pizza si ma non farcita. E sembra una follia – Pizza si quindi, ma non farcita. Così è stabilito in una circolare inviata a tutti i dirigenti della Polizia locale di Roma capitale Il documento è stato inoltrato a seguito delle misure restrittive contenute nel decreto della Presidenza del Consiglio dell’11 marzo. E ribadite nella circolare n. 45 del 12 marzo del Ministero dell’interno. Si parla principalmente delle attività commerciali, chi può stare aperto e come può esercitare se vende cibi e bevande. Ma la Polizia locale di Roma capitale è voluta andare oltre. Nella nota esplicativa diffusa ai comandanti del Corpo e ai responsabili del controllo un paragrafo è dedicato ai panifici e ai laboratori di panificazione. Che possono restare aperti, ma con determinate regole. Ed è specificato espressamente che tra le pizze che si possono fare non si deve considerare la pizza condita e farcita diversamente. Da quella base aggiungiamo noi, quindi bianca con olio e rosmarino. O rossa semplice. Ma perché?



La spiegazione non convince – La spiegazione che viene data alla circolare della Polizia locale di Roma capitale che vieta la vendita di pizza diversa da quella semplice bianca o rossa non convince nessuno. E sembra più grottesca dello stesso provvedimento. Si tenterebbe di non alterare il mercato e la concorrenza, visto che gli esercizi che producono e vendono pizza al di fuori dei supermercati sono chiusi. Idea nobile, ma questa valutazione è di competenza della polizia municipale? Nutriamo forti dubbi. Così come ci sembra che i problemi del commercio oggi siano ben altri. Come sopravvivere ora, e come ripartire quando questo tsunami sarà passato. Avere contributi, togliere le tasse. Anche quelle di competenza comunale. Questo chiedono i commercianti. Non di avere nuove regole su quali pizze si possono fare. Ma per favore!

Ora intervenga la sindaca Raggi – Ora dovrebbe intervenire la sindaca di Roma Virginia Raggi. È quanto dichiara Andrea De Priamo, capogruppo di Fratelli d’Italia al Campidoglio. Non sappiamo se la prima cittadina sia stata messa a conoscenza della circolare adottata dalla Polizia municipale che limita i tipi di pizza che si possono vendere negli unici posti aperti. Cioè nei supermercati. Ma ora che lo sa perché la notizia è pubblica, la Raggi ha il dovere di intervenire. Non farlo sarebbe follia. Il provvedimento preso non difende il commercio, e anche l’altra spiegazione data è priva di senso. Le pizze farcite e prodotti simili favorirebbero assembramenti e la possibilità (giustamente vietatissima) del consumo sul posto. Ma ci avete preso tutti per scemi? Stiamo chiusi in casa, per la maggior parte responsabilmente. Cerchiamo di rimanere positivi e scacciare i cattivi pensieri. Per favore, almeno la pizza non ce la levate!

Sergio Marchi – www.7colli.it



   

 

 

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