Padre violento condannato ma il figlio piccolo resta con lui

MARITO VIOLENTO CONDANNATO DOPO TRE ANNI. Ma il figlio più piccolo è ancora affidato a lui, separato dalla sorella che vive con la madre

PORDENONE (25 Febbraio 2020). Da tre anni una donna di Pordenone cerca di ottenere la custodia dei figli, che le erano stati tolti nel momento in cui aveva denunciato il marito violento. Oltre a subire le violenze, infatti, aveva dovuto affrontare pure l’ingiusta separazione dai suoi due bambini. Aveva poi riottenuto con sé la figlia maggiore, mentre il più piccolo era stato incredibilmente affidato al padre. Un padre violento, che la donna aveva denunciato e che ora finalmente è stato condannato dalla Corte di Cassazione per lesioni aggravate.

«Già, ma allora perché il bambino sta con lui?» è l’interrogativo che l’avvocato Francesco Miraglia, legale della donna, pone al Tribunale di Pordenone. «A parte che è incomprensibile separare due fratelli, costretti a vedersi quando alla madre sono concesse le visite in area protetta, perché poi lasciare questo piccolo con un padre la cui violenza ormai è comprovata e che dovrà scontare una pena proprio per le lesioni causate alla moglie?».

La storia vissuta da questa donna ha quasi dell’incredibile: tre anni fa aveva avuto finalmente la forza di denunciare il marito, che la percuoteva con schiaffi, pugni, calci, fino a romperle il timpano e fratturarle la mandibola. Ma il giudice non solo le aveva tolto i figli, ma si era trasformato in aguzzino, arrivando persino a denunciarla per diffamazione a mezzo stampa. La donna si era rivolta, con una lettera molto accorata, anche all’allora presidente della Camera, Laura Boldrini.

Adesso almeno la giustizia ha fatto il suo corso e l’uomo è stato condannato per lesioni aggravate: ma il figlio minore rimane ancora a casa con lui. «La coppia in questo momento sta divorziando» prosegue l’avvocato Miraglia «e il Tribunale di Pordenone ha disposto una Consulenza tecnica d’ufficio per esaminare le capacità genitoriali di entrambi. Ci chiediamo se alla luce della condanna dell’uomo, la Ctu vorrà tenere conto della sua comprovata pericolosità; se si domanderà come questo bambino possa stare con un uomo dalla personalità violenta e deciderà che non sia meglio che questo piccino possa ricongiungersi alla sorella e crescere serenamente insieme, con la loro mamma».

Avv. Francesco Miraglia

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