Armando Manocchia: abbiamo perso di nuovo le chiavi di casa

Armando Manocchia
Armando Manocchia

di Armando Manocchia

Siamo in totale smarrimento politico, sociale, culturale, ideologico e religioso; l’attuale situazione italiana, l’incompreso flagello che stiamo vivendo, potrebbe rientrare nei ‘corsi e ricorsi storici’ per le analogie che precedettero il crollo dell’Impero Romano.

Roma, infatti, cadde per la corruzione dei valori e dei costumi e per il reclutamento dei Barbari da impegnare nella fila dell’Esercito e poi in lavori sgraditi ai Romani.

Finì che, in tre secoli, il soglio imperiale fu occupato dal dalmata Diocle che, noto come Diocleziano, scalò i ranghi militari fino a diventare Comandante di Cavalleria sotto Marco Aurelio Caro.

E’ quanto sta accadendo in Italia, in Europa, in Occidente ove la programmata pressione afroislamica ha prodotto sbigottimento e disorientamento, fino alla decadenza di ogni stimolo anche culturale.

Più in particolare la nostra Società italiana sembra aver perso il buonsenso ed aver ripudiato il valore della vita ed il senso della comunità, consegnandosi ad una sorta di divorante e mortale iniettato da sedicenti Progressisti, Democratici, Neoliberisti, Radicalchic ovvero Globalisti.

Il degrado assoluto della Classe dirigente coincide con l’involuzione sociale e l’annientamento dell’Etica che hanno reso il nostro Paese il più corrotto; il meno credibile; il più indebitato del mondo.

Il degrado nasce, vive e si alimenta nella cloaca di Politici corrotti e privi di dignità identitaria e di amor patrio, pronti a vendere fino all’ultimo brandello di dignità per una manciata di euro.

La loro proterva disonestà si salda alla crisi della Chiesa che, carente di moralità; di credibilità e soprattutto di vocazioni, è squassata da satanismo e pedofilia paralleli a scandali massonici.

In definitiva, per dirla con Arnold Toynbee, “Le civiltà non muoiono per omicidio, ma per suicidio”.

E noi ci stiamo suicidando per assenza di Morale e di Spiritualità grazie alle attività sordide di Istituzioni politiche e religiose asservite a logiche di globalizzazione utili alla Finanza mondialista: la stessa che, attraverso il think tank del politically correct, del multiculturalismo e del relativismo ha dato vita all’immigrazionismo ovvero un piano criminale giusto ad imbarbarire la Società ed a consegnarla al più pericoloso Nichilismo.

L’immigrazionismo è un programma scientificamente fondato su arroganza, prepotenza, intolleranza e criminalità ed è stato imposto ai Paesi membri della Ue (trattati non da partner ma da sudditi) con metodi ricattatori; estorsivi ed intimidatori.

Introdurre in Europa centinaia di milioni di Immigrati, rigorosamente extra-comunitari di ideologia musulmana significa fomentare la contrapposizione fra Culture e Civiltà sociopolitiche antitetiche quanto inconciliabili e mirate alla fagocitazione della nostra identità attraverso il recupero di manodopera a basso costo, a danno delle Popoazioni autctone e ad esclusivo vantaggio degli Speculatori delle lobby finanziarie.

Le invasioni progettate da Istituzioni politiche e religiose, col concorso di Corporazioni, organizzazioni, Enti e Associazioni ad hoc finanziate puntano a meticciare la Società occidentale manipolandola con orde di allogeni estranei e distanti dalla nostra Cultura e identità stravolgendone il modulo demografico e involvendone la tradizione democratica.

Non si può, in proposito, astenersi dallo stigmatizzare i singolari e ripetitivi discorsi dei Capi di Stato Italiano e Vaticano cui si replica con le parole di Sarason, Mc Millan e Chavis: “…I processi attraverso il quali gli individui si riconoscono in una comunità rappresentano e costituiscono il senso di comunità, che secondo Sarason (1974) si riferisce a “la percezione di similarità con altri, una riconosciuta interdipendenza, una disponibilità a mantenere tale interdipendenza offrendo o facendo per altri ciò che ci si aspetta da loro, la sensazione di appartenere a una struttura pienamente stabile e affidabile“.

Mc Millan e Chavis illustrarono nel 1986 le componenti psicologiche del senso di Comunità, nelle quali l’appartenenza è definita come il sentimento di aggregazione i cui elementi costitutivi sono: i confini, giusti a definire chi fa parte e chi è escluso dalla citata comunità favorendone i processi di identificazione; il sistema condiviso di simboli che da un lato rafforza quei confini rispetto all’esterno, dall’altro consolida la coesione all’interno della Comunità; il senso di sicurezza emotiva, conseguente alla tenuta dei legami fra Persone e Territorio; l’investimento personale, ovvero il contributo da darsi alla Comunità in termini materiali e immateriali, ovvero ancora: la possibilità del Singolo di partecipare alla vita comunitaria nella circolarità del rapporto teso alla crescita ed al miglioramento sociale ed il contributo fornito da Ciascuno a forme di azione e partecipazione collettiva, spontanea o organizzata, fino all’esercizio del controllo sull’ambiente. (Martini e Sequi, 1996).

L’integrazione si riferisce alla possibilità che gli Individui trovino nella Comunità soddisfazione ai propri bisogni, in ragione dell’appartenenza: la consapevolezza di poterli soddisfare rafforza la coesione già forte dell’acquisizione di status, da parte dei Membri interni al Gruppo, in funzione delle proprie competenze e capacità.

La circostanza che il soddisfacimento delle aspettative individuali transiti anche attraverso il soddisfacimento delle aspettative collettive rafforza il senso di appartenenza e il riconoscimento dell’interdipendenza degli stessi processi individuali e collettivi.

La connessione emotiva condivisa è un altro elemento determinante nell’identificazione del senso comunitario e si riferisce alla qualità dei legami fondati sulla radice e sulla storia comune: ne sono componenti la frequenza e la qualità delle interazioni e la condivisione di esperienze. La storia della Comunità, infatti, testimonia la capacità di affrontare situazioni critiche ed è costellata di eventi che, quanto più condivisi, tanto più sono incisivi e significativ per la stessa Collettività.

E se è vero che quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere, non serve ergere muri di cemento o barriere di specie ma serve che Donne e Uomini si impegnino a coltivare la fede per la Patria; la difesa dei territori; l’amore per la Cultura; la passione per i Valori e, ove necessario, la disponibilità alla guerra a difesa dell’identità.

Come dire: “se un uomo o una donna non è disposto a lottare per le sue idee e i suoi valori, o le sue idee e i suoi valori non valgono nulla, o non vale nulla lui.”

Questa è l’unica via per sopravvivere alle invasioni che ci impongono attraverso guerre economiche scientificamente studiate: solo facendo sopravvivere l’amore e la lealtà per la Nazione, può oggi risorgere l’Italia e, con essa, quella qualità di vita che dal Dopoguerra per oltre mezzo secolo il mondo intero ci ha invidiato.

E’ il momento di scegliere tra la sudditanza alla cloaca UE –  braccio armato del Nuovo Ordine Mondiale e della Finanza globalista – e la fierezza dell’Italiano pronto e deciso a reagire; a ribellarsi e ad opporsi a vessazioni di sorta.

Siamo consapevoli che il Paese è diviso dalla faziosità politica ed avvelenato dalle meschinerie interne ai Partiti, incapaci di progettualità morale e politica; smaniosi di protagonismo e visibilità; attenti ai soli interessi di parte e servili con le Mafie alle quali sono inclini.

Dunque, Caro Italiano, invece di assuefarti, di rassegnarti e arrenderti, lotta; protesta; combatti contro questo sistema corrotto; contro il quinto governo abusivo (Monti; Letta, Renzi, Gentiloni, Conte) e forse incostituzionale, ma certamente non legittimato dal voto popolare. Sappi che si tratta di un Regime dittatoriale deciso ad imporci il genocidio culturale e identitario attraverso la criminale ideologia immigrazionista, voluta per sostituirci e per afroislamizzare l’Italia e poi lOccidente.

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