Cristiani sotto attacco, chiude la piu’ grande chiesa in Algeria

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La Chiesa protestante algerina ha annunciato che i servizi di sicurezza della provincia di Tizi-Ouzou hanno informato i responsabili della chiesa Full Gospel di Tizi Ouzou, la più grande dell’Algeria, di aver deciso di chiuderla a partire da oggi. Secondo diverse pagine e siti gestiti da associazioni cristiane in Algeria, i proprietari di questa chiesa situata nella nuova città di Tizi-Ouzou, circa 80 chilometri a est di Algeri, hanno ricevuto una comunicazione sulla decisione dei governatori di chiudere questo luogo di culto.

La chiesa è la più grande in Algeria, conta 1.200 fedeli ed è attiva dal 1996. Le fonti citate dal quotidiano “Echorouk” non hanno rivelato il motivo della chiusura, che è arrivata giorni dopo simili decisioni sui luoghi di culto per i cristiani di Bejaia e Tizi-Ouzou, a causa della mancanza del permesso di operare.



La legge sulla pratica religiosa del 2006 proibisce lo svolgimento di preghiere comuni tranne che in un edificio designato a tale scopo ed autorizzato in anticipo dal Comitato nazionale per i riti religiosi. Solo le organizzazioni religiose riconosciute dalla legge possono organizzare la preghiera collettiva in Algeria. Agenzia Nova

Il 6 agosto, la chiesa di Boudjima, vicino a Tizi Ouzou, è stata chiusa dalla gendarmeria che ha anche apposto i sigilli perché non venisse più utilizzata.

Più recentemente, il 2 settembre scorso, la chiesa “Principe della Pace” di Ighzer Amokrane, località nel nord del Paese, è stata chiusa dopo un primo tentativo mancato a fine agosto dalla polizia. Durante il primo tentativo i fedeli si erano infatti rifiutati di abbandonare i locali della chiesa.

Le leggi varate negli ultimi anni sono fortemente penalizzanti verso le confessioni non islamiche e prevedono un’autorizzazione non facile ad ottenersi. Sostanzialmente lo Stato non fa nulla per aiutare le comunità cristiane, costrette pertanto ad affittare locali, i cui proprietari vengono sottoposti a minacce e intimidazioni. Inoltre, gli algerini convertitisi dall’islam al Cristianesimo – pari a meno del 2% della popolazione – vengono discriminati, perseguitati e vivono costantemente nel timore di essere accusati di blasfemia.



   

 

 



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