Libia, i porti sono sicuri. Allarmi UE e Ong sono infondati

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Il giornale La Verità ha sentito la compagnia di assicurazione marittima norvegiese Gard, secondo cui in Libia “tutti i porti funzionanti sono da considerarsi sicuri per le navi e i loro equipaggi“. Almeno per quelle commerciali. Certo, le Ong dicono che poi i migranti tornano nelle carceri libiche, ma pure Salvini ricorda che “in alcune strutture libiche ci sono inviati dell’Onu e delle associazioni umanitarie”.

Peraltro, la Marina libica viene addestrata dal 2016 dalla missione UE Sophia a realizzare operazioni di soccorso in mare. Quindi un po’ bisognerà fidarsi, no? Eppure le Ong insistono a non voler consegnare i migranti alla Libia e a puntare verso l’Italia. E pensare che le operazioni di sbarco a Tripoli sono seguite da personale dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni.



“L’OIM in Libia è presente, ed è attiva ai punti di sbarco, dove fornisce una prima assistenza ai migranti soccorsi in mare”, scriveva a marzo sul proprio sito l’agenzia dell’Onu. Quindi il problema non è lo sbarco, ma quanto accadrebbe subito dopo. Il fatto che, anche dopo, il problema non esiste o quasi.

L’ONU smonta le balle degli immigrofili esaltati e delle Ong – ROMA, 24 APR – In Libia ci sono 700.000 migranti “ma non tutti vogliono nuotare nel Mediterraneo. Non dovete ossessionarvi con i centri detenzione, ne abbiamo pochissimi lì. Il flusso di persone che vengono dall’Africa occidentale si è quasi azzerato rispetto a un anno fa”.

Lo ha detto l’inviato speciale dell’Onu Ghassan Salamè in una conferenza stampa alla Farnesina con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. (ANSAmed)



   

 

 



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