Figli strappati ai genitori: rapita dallo Stato, il dramma dei minori in affido

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di Antonio Amorosi  – – Una storia incredibile, degna dei migliori incubi della giustizia. Pensate se a 6 anni e mezzo lo Stato vi avesse rapito, qualcuno vi avesse fatto credere che i vostri genitori erano morti e per 11 anni aveste vissuto una vita non vostra. E’ la storia vera di Angela Lucanto, figlia di un piccolo costruttore di origini calabresi che vive a Milano. Siamo dentro un mix di errori giudiziari e macchina degli affidi mangia soldi pubblici. Una storia estrema ma che si muove dentro un filone di casi tipici.

Negli ultimi dieci anni si è calcolato che sono circa 1800 le strutture che in tutta Italia si occupano della gestione dei bambini che finiscono per vari motivi allontanati dalle famiglie di origine, con un numero di minori che oscilla negli anni tra i 26.000 e gli oltre 30.000, quando in Paesi più abitati come Germania e Francia non raggiungono mai i 10.000. La metà di quesi minori finisce in comunità e l’altra in affido familiare; tra i 1000 e i 2000 bimbi sono anche sotto la soglia dei 6 anni di età.



La principale causa scatenante i problemi che portano poi all’affido è la condizione di indigenza della famiglia d’origine. Eppure i bambini ospitati costano oro, dai 70 euro al giorno fino a diverse centinaia di euro, rette pagate con soldi pubblici. Un giro di affari che si muove tra l’1 e i 2 miliardi di euro l’anno, un flusso in aumento ma che latita sotto il profilo della trasparenza.

Per anni diverse inchieste giornalistiche hanno posto l’accento sui conflitti di interesse dei giudici onorari che si occupano dei minori, che non sono magistrati professionisti, ma educatori, psicologi, sociologi e avvocati. Il Csm in un comunicato del 3 aprile 2018 ha reso noto i dati relativi alle oltre 59.000 domande presentate nell’anno per 400 nuovi posti da giudice onorario: il 73% degli aspiranti giudici particolari sono proprio avvocati.

Risulta però che molti di questi giudici onorari sono in conflitto d’interessi perché lavorano nelle stesse case famiglia dove finiscono i bambini affidati. Costoro per anni decidono le sorti di migliaia di minori, nella fase più delicata della loro vita. Ma non bisogna generalizzare. Ci sono anche strutture che funzionano e che fanno ottimi interventi. Anche se nel settore la parte più fragile e confusa è proprio quella relativa alla gestione dei controlli, poco rigorosi, raramente fatti a sorpresa, in strutture difficilmente supervisionate o monitorate da soggetti terzi. Per molti anni si è parlato di istituire un Osservatorio nazionale sulle strutture di accoglienza ma non se ne è mai fatto niente. Resta difficilissimo fare ispezioni nelle comunità minorili.

Anni fa il coordinamento interassociativo Colibrì stigmatizzò “l’eccessiva facilità negli affidamenti”. “Per la legge”, chiarì il portavoce del gruppo Massimo Rosselli Del Turco, “un minore sottratto ai genitori va affidato a parenti fino al quarto grado. L’affidamento extra-familiare, però, frutta soldi”.

Ma torniamo alla storia drammatica Angela, una vicenda raccontata dai giornalisti Maurizio Tortorella e Caterina Guarneri nel libro “Rapita dalla giustizia” (Rizzoli)

Siamo negli anni ‘90. Angela è la seconda figlia di Salvatore e di Raffaella. Ha un fratello, Francesco.

Una cugina quattordicenne di Salvatore denuncia presunti abusi sessuali nella sua famiglia di origine, un’intero gruppo di consanguinei pedofili. Gli altri parenti non le credono. E quando tempo dopo la ragazza scopre che neanche il cugino Salvatore ha preso le sue difese lo denuncia per averla abusata: avrebbe anche commesso le stesse violenze sulla figlia, Angela. La cugina racconta molti particolari, poi ritratta, poi ricambia di nuovo versione. Partono comunque gli accertamenti. La psicologa raccomanda il ricovero. Angela viene prelevata dalla scuola elementare di Masate (Milano) da un’assistente sociale e da due carabinieri. La bimba viene collocata in un centro di affido protetto. Lo stesso in cui ha lavorato la psicologa. Salvatore viene arrestato su richiesta della procura di Milano e rinchiuso nel carcere di San Vittore; dove seguirà il durissimo regime destinato ai pedofili: vi trascorrerà 2 anni e 4 mesi.

Condannato in primo grado a tredici anni di reclusione per violenza sessuale verrà poi assolto in appello e in Cassazione. Una rocambolesca sequenza di errori giudiziari durati anni. In uno dei frangenti si chiede addirittura alla moglie, Raffaella, che organizza manifestazioni di protesta per riavere la piccola Angela, di prendere le distanze dal marito, Salvatore.

Salvatore viene liberato ma il tribunale dei minore procede per l’adottabilità di Angela. Proprio Maurizio Tortorella con Panorama e il Maurizio Costanzo Show danno vita ad una campagna per far tornare la bambina dalla famiglia d’origine ma non c’è niente da fare. Anche il ministro della Giustizia dell’epoca Roberto Castelli si dichiara inerme rispetto alle decisioni dei magistrati.

I genitori la cercano non sapendo che fine abbia fatto, fino a che un giorno trovano dove vive la famiglia di adozione e il fratello Francesco spiega alla bimba, ormai cresciuta ,quanto accaduto. Sono passati 11 anni da prigioniera inconsapevole dello Stato. Angela pensava che la sua famiglia fosse morta. Torna a casa soltanto il 27 maggio 2007, ormai quasi maggiorenne, e solo grazie alla disperata e infaticabile ricerca da parte dei suoi genitori veri.

Solo dopo i 18 anni ha potuto riottenere il suo vero cognome facendosi riadottare dalla sua vera famiglia. La corte di Strasburgo ha condannato il governo italiano a 20.000 euro di multa per l’ingiusta detenzione di Salvatore che è stato risarcito al minimo per gli anni di ingiusta detenzione.

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