Così i ricavi del centro d’accoglienza per minori finivano alla mafia

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”La prima cosa che dobbiamo pagare sono i picciotti”. Cosi’, intercettato, parlava l’imprenditore delle scommesse online Calogero John Luppino, tra i fermati nell’operazione  ”Mafiabet’‘ e che era una cassaforte per la mafia di Campobello di Mazara. Anche i ricavi del centro d’accoglienza per minori migranti da lui gestito, finivano nelle casse di Cosa nostra.

”La’, siamo tre soci, l’impegno con te me lo sto prendendo io, me lo sto accollando io”, diceva nonostante fosse un socio occulto dell’associazione ‘Menzil Salah’, gestore di un centro per migranti a Salaparuta (Trapani). Dai conti erogati dalla prefettura di Trapani, all’associazione venivano prelevati 500 euro al mese – grazie alla complicita’ di un prestanome – che servivano a pagare l’avvocato di Franco Luppino, boss di Campobello attualmente recluso, tramite Raffaele Urso, detto Cino, (arrestato l’anno scorso e tuttora in carcere). Con i suoi soldi avrebbe ”contribuito al sostentamento” della famiglia del capomafia in carcere, compresa la moglie nel frattempo scarcerata. L’uomo delle scommesse riceveva protezione e per evitare di essere intercettato aveva riempito la sede della sua agenzia di videocamere ”per arrivare fino a qua dentro gli viene troppo difficile”.

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