Lo Stato che ti fa fallire: casa dell’imprenditore Bramini venduta all’asta a un cinese

Da Sergio Bramini alla 999. Così si chiama l’azienda di commercio dell’imprenditore di origine cinese Federico Zheng che ha comprato all’asta fallimentare la casa dell’uomo che era diventato l’emblema di tante imprese fallite per i ritardati pagamenti da parte della pubblica amministrazione. L’imprenditore italiano invitato a parlare al Parlamento europeo, poi consilente del ministro Di Maio dopo l’entrata in vigore del governo gialloverde. Bramini si stava occupando di aiutare altri fondatori di aziende alle prese con debiti e sfratti, quando si è perfezionata la vendita della sua casa pignorata lo scorso 18 luglio.

Lo stato che non ti dà i tuoi quattro milioni di euro – – La Icom di Sergio Bramini, azienda specializzata nel settore del trattamento rifiuti, con un fatturato di 5 milioni di euro all’anno, era andata in rovina a causa dei mancati pagamenti di quanto dovuto dalla pubblica amministrazione, specie in Campania e Sicilia. Totale: 4 milioni di euro di crediti che non sono mai entrati nelle casse della Icom. Bramini aveva fato pignorare la sua casa per cercare di dare ossigeno all’azienda e salvare i 32 dipendenti. Niente da fare: la villa con 30 stanze, parco, piscina e posti auto gli è stata portata via e messa all’asta sotto prezzo (667 mila euro, meno della metà del valore reale). Venerdì scorso Federico Zheng l’ha spuntata per poco più di 500 mila euro, un terzo del valore pieno di mercato della lussuosa abitazione.

Il ricorso

Bramini non molla. Dice che siccome l’asta era andata deserta, e una volta conclusa l’offerta dell’imprenditore di origine cinese era stata presa in considerazione, la vendita può essere invalidata. Farà ricorso, si dice disposto a pagare la penale di 50 mila euro a Zheng. Il quale, saputi i retroscena dell’asta fallimentare, si è detto disposto a tirarsi indietro, basta che Bramini copra lui la penale. Nel mentre, l’imprenditore Bramini fa sapere che poco prima che la sua casa venisse venduta all’asta era riuscito a raccogliere il denaro necessario a bloccare la vendita, presentando quattro assegni circolari con cui saldare i debitori. Aspettava solo l’assenso del curatore fallimentare, ma nel mentre il collega cinese acquistava la sua ex casa.

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