Terrorismo islamico, a giudizio la convertita Lara Bombonati

TORINO, 5 OTT – È stata rinviata a giudizio, il 26 novembre davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Alessandria, Lara Bombonati, la foreign fighter italiana di 26 anni accusata di associazione con finalità di terrorismo arrestata nel giugno 2017 in Piemonte. Si faceva chiamare Khadija.

Questa mattina, durante l’udienza preliminare, il gip ha respinto la richiesta di rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica, avanzata dalla difesa, ritenendola non compatibile con il rito alternativo. “La perizia è indispensabile per accertare lo stato clinico della mia assistita all’epoca dei fatti – spiega il difensore della Bombonati, l’avvocato Lorenzo Repetti – La consulenza del pm Antonio Rinaudo riconosce alla ragazza dei disturbi di personalità che però non incidono sulla sua capacità di intendere e di volere. La nostra consulenza è di parere esattamente opposto”.

La donna, secondo l’accusa, faceva la staffetta tra La Siria e la Turchia per conto delle milizie jihadiste. ansa

La moschea di riferimento è quella di Tortona.

La Bombonati e il compagno si erano convertiti alla fede islamica nel 2011, e tale conversione si era rafforzata nel tempo attraverso la frequentazione di altri soggetti già votati all’Islam radicale, Lazzaro Giuseppe Andrea, detto Umar, a sua volta attenzionato per la vicinanza a Del Nevo Ibrahim Giuliano, militante jihadista ucciso nel giugno 2013 in Siria.

Ci sono pagine e pagine di trascrizioni di intercettazioni telefoniche che attesterebbero la partecipazione della tortonese all’attività terroristica, anche come membro del gruppo Hayat Tahrir Al Sham che, il 28 febbraio dello scorso anno, aveva rivendicato attentati a Homs e a Damasco. Lei nega di essere una foreign fighter e di aver fatto da staffetta per trasferire documenti segreti tra gruppi terroristici in Siria e in Turchia, ma la documentazione acquisita sembrerebbe smentirla.

La sua versione: «Mi sono limitata a seguire mio marito». Aveva sposato il siciliano Francesco Lo Cascio, anche lui radicalizzato e morto in Siria il 26 dicembre 2016. Lei fu arrestata a giugno 2017 e da allora è rinchiusa nel carcere Le Vallette di Torino.

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