Accusò i poliziotti di averlo picchiato ma era falso. Condannato il fermato

Due agenti oggi di 44 e 46 anni, nel 2010 in servizio presso la sezione Volanti di Messina, fermarono un trentatreenne a bordo di un motorino, per un controllo. L’uomo, oppose resistenza e fu successivamente accompagnato in questura dove, sottoposto ad alcool test, risultò positivo. Il trentatreenne diede in escandescenze e denunciò i due poliziotti sostenendo di essere stato picchiato in malo modo.

Dopo una prima condanna a due anni, nel giugno 2017, sia per agenti che per fermato, ieri in Corte d’Appello il verdetto è stato ribaltato. I due poliziotti sono stati assolti perché “il fatto non sussiste”, mentre per il trentatreenne è stata confermata la condanna per lesioni.

«La verità è stata accertata – dichiara Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) – il tutto grazie ad una intuizione di un funzionario, ora in pensione, che suggerì di controllare i tabulati telefonici. L’accusatore sosteneva di essere stato picchiato e privato del suo cellulare, mentre dai tabulati è emerso che in quel lasso di tempo in cui sarebbe avvenuto il presunto pestaggio, il tizio stesse parlando al telefono. Molto spesso, però – prosegue Paoloni -, le intuizioni non bastano. Una telecamera sulla divisa e negli uffici, avrebbe evitato ai colleghi un lungo processo per il quale hanno dovuto far fronte di tasca loro.

Il Sap, negli ambiti della campagna ‘Chi difende i difensori’, chiede a gran voce maggiori garanzie funzionali per chi opera su strada, proprio per evitare eventi di questo tipo. Le telecamere sulle divise sono una richiesta che il Sap avanza da anni. Queste permettono di documentare ogni singolo istante dell’intervento e, soprattutto, non perdonano nessuno perché sono strumento di verità. Per gli operatori delle Forze dell’Ordine – conclude Paoloni – servono procedimenti penali più veloci poiché la gente ha diritto di sapere il prima possibile se i suoi servitori siano fedeli e, gli operatori di Polizia se non hanno commesso alcunché, devono poter tornare a svolgere il proprio servizio in favore del Paese, il prima possibile».

COMUNICATO STAMPA

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