Ong, diritto internazionale e pirati

Nella Lettera Numero 731 de “L’Officina – Centro Politico Culturale” si affronta l’inquietante vicenda delle ONG delle quali mai come in questo momento viene messa a nudo la loro vera entità che, insieme al fenomeno tutt’altro che casuale dell’immigrazione, è divenuta una difficile questione politica fino a mettere a rischio l’Unione Europea.

“Augusto Sinagra, eminente giurista, già docente di diritto internazionale, ha fatto delle interessanti considerazioni che vale la pena conoscere. Secondo il diritto internazionale le navi devono battere bandiera. Essa è quella dello Stato nei cui registri navali sono registrate. Esse sono una “proiezione mobile” dello stato di riferimento e sulla nave si applicano tutte le leggi di quello Stato. Sono praticamente una porzione mobile di quello Stato.

Secondo il famoso “Regolamento di Dublino” è il primo stato con il quale vengono a contatto che deve farsi carico dei “migranti”. Quindi se la nave che in acque internazionali raccoglie dai barconi gli africani in mezzo al mare batte, poniamo il caso, bandiera olandese, per il diritto internazionale è come se essi fossero arrivati in Olanda. Ed è quindi l’Olanda che deve farsene carico. Se la nave batte bandiera tedesca è come fossero arrivati in Germania e via dicendo. Non c’è quindi alcun motivo né giustificazione giuridica perché dei “migranti” salvati dalle navi delle Ong battenti bandiera di vari stati europei devano essere sbarcati in Italia e poi sia l’Italia a dover farsene carico. Se essi vengono accolti su una nave battente bandiera tedesca il primo stato con cui sono venuti a contatto è la Germania e quindi è lì che anche secondo il Trattato di Dublino devono essere portati.

C’è anche il caso di alcune navi battenti bandiera Olandese ad una verifica non sono risultate iscritte nei registi navali del Regno d’Olanda. In questo caso, sempre secondo il diritto internazionale, esse sono considerate “navi pirata”. E ogni Stato ha il diritto/dovere di impedirne la navigazione sequestrandole ed arrestandone il comandante e l’equipaggio. Semplice no?”.

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2 Commenti per “Ong, diritto internazionale e pirati”

  1. Benché io non abbia a che fare con il mare, sono anni che sostengo che le navi in acque internazionali sono ‘pezzi’ di terra della nazione cui appartengono…
    E se di questo ne ero a conoscenza io, com’è che nessun politico, nessun magistrato, nessun grosso papavero ‘so tutto io’ non abbia mai fatto alcun accenno al diritto internazionale marittimo?
    Perchè?
    Quante risposte produce questa domanda!

  2. Monia De Moniax

    Ribaltare la Nostra Penunsularità, a colpi di Codice della Navigazione, il meno ambiguo ed anche il più antico-Repubblica Marinara di Amalfi XI secolo. Non c’è macromer che tenga. E fa bene Salvini a non fidarsi dell’antiquarietto di soroschild. Noi non siamo Cleopatra, e gli “aspidi” li aspidiamo sul satellite più lontano dalla Terra. In ogni caso, non hanno scuse. Nel mar Tirreno, Adriatico e Mediterraneo ci devono venire appositamente. I barconi non hanno bandiera, quindi sono pirati negrieri. Se i “migranti” volessero andare in germania, e non trattenersi in Italia, come affermano i “buonisti imbiancati male”, prenderebbero un aereo e andrebbero li direttamente, mentre li usano, poveretti, ma poveretti pure Noi, come armi di sostituzione di massa. La trippa è finità, per pietisti di ogni genere. Gratta qua, gratta la, si fanno i risparmiucci che si impiegano per gli Italiani.

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