Italiani si nasce, comunisti si diventa

di Aldo Grandi

Hanno in mano le reti televisive pubbliche grazie a giornalisti assunti per raccomandazione e amici degli amici. Detengono la maggior parte dei quotidiani cartacei, quelli che, una volta, si dicevano ad alta tiratura mentre oggi, ormai, ne è rimasto solo il ricordo. Influenzano e sono influenzati da intellettuali progressisti e fedeli alla parte sinistra del cuore oltreché del cervello. Eppure, nonostante questa predominanza e questa prevaricazione, il popolo non li ascolta, non li vota, non li vuole, non li sopporta. Sono i politicanti da strapazzo del Transatlantico e di Palazzo Madama vestiti a festa e colorati di rosso, seguiti dalle truppe cammellate rappresentate dalle minoranze, in tutti i sensi, che solo così riescono ad avere vita e visibilità. Eppure, nonostante la realtà sia lontana anni luce dalla loro Ideologia (marxista), continuano a domandarsi come sia possibile che gli italiani hanno scelto un voto di protesta contro il sistema. Una volta, tanti anni fa, ma nemmeno poi tanti, erano loro ad incarnare il vento del rinnovamento e della protesta popolare. Oggi, sono stati spazzati via dal primo e scavalcati dalla seconda al punto che, un giorno sì e l’altro pure, scendono in strada soli come cani.

A questi pseudo professionisti della parola e della politica consigliamo di vedere (in fondo all’articolo) il video sui due conduttori televisivi panamensi al momento dell’inno nazionale mandato in onda da Mediaset: sufficiente per comprendere quanto siano inutili i tentativi portati avanti negli ultimi anni dalla Sinistra per annacquare e annebbiare il senso di identità nazionale anche nel nostro Paese.

In tutta Europa, ma, decenni fa, nella ex Jugoslavia e nella ex Urss, i popoli stanno ritrovando se stessi e, paradossalmente, più la neoglobalizzazione cerca di annullare le differenze, più essi vogliono mantenere la propria identità. Li chiamano, per demolirli e screditarli, populisti e non si rendono conto, queste bertucce ormai senza nemmeno più la falce e il martello, che siamo tutti populisti in quanto appartenenti allo stesso popolo e se anche, più in grande, appartenenti al genere umano, ciò non impedisce di sentirsi profondamente orgogliosi della propria identità.

Gli organismi sovranazionali sorti all’indomani della seconda guerra mondiale nonché quelli, aventi, soprattutto, carattere economico, nei decenni successivi, hanno provato in tutti i modi ad annullare le singole nazionalità in favore di una presunta inesistente e omogeneizzata identità collettiva che fa a cazzotti, in primis, con il buonsenso. Pensavano e pensano, le Grandi Menti del Pensiero Unico Dominante, di riuscire nell’intento di demolire anche l’ultimo ostacolo prima che l’uomo perda la sua individualità a beneficio di un essere privo di radici e di convinzioni proprio perché sradicato dalle sue origini e della sua identità e pronto, inevitabilmente, a farsi gestire.

La Sinistra non concepisce né ha mai concepito la cosiddetta identità nazionale se non giudicandola una sovrastruttura e quindi il prodotto della società borghese che se ne è sempre servita per assogettare le classi subalterne. Per i comunisti e i socialisti, per coloro che, in sostanza, seguono il pensiero politico ed economico marxista, non conta la nazione e non conta nemmeno l’identità. Ciò che è importante, è la coscienza di classe che, fino a qualche decennio fa era quella operaia e, adesso, non esiste più.

Ecco perché stanno tentando di incarnare le aspettative delle minoranze, perché non esiste più una classe di riferimento, ma le minoranze non possono avere una coscienza di classe, al massimo hanno una coscienza identitaria legata al loro status.

Ecco, quindi, che in un mondo dove si annullano e si pretendono di cancellare le differenze, i popoli avvertono il bisogno quasi spasmodico, un sentimento di gelosia per se stessi e la propria identità. E non si tratta, come piacerebbe ai soloni della Sinistra, presuntuoso quant’altri mai, di razzismo, ma di volontà comune di mantenere ciò che di più prezioso si possiede, ossia la propria storia, il proprio passato, la propria coscienza non di classe, ma di ciò che siamo stati sia pure con tragedie ed errori annessi.

E’ qui che la Sinistra è perdente e lontana dai desiderata del popolo italiano, perché cerca seguaci e conferme negli immigrati, nelle minoranze sessuali, nelle categorie più disparate: ovunque e dovunque fuorché dove dovrebbe cercare, ossia nel popolo di cui fa parte, italiano nel nostro caso.

Invece a tutti noi sembra che la Sinistra e il Pd (ex Pci) stia con tutto e tutti fuorché proprio con gli interessi degli italiani e questi ultimi se ne sono accorti da tempo. Quelli che una volta proteggevano le masse, sono diventati i complici delle oligarchie economico-finanziarie che vogliono azzerare tutte le differenza in nome di una uniformità destinata a aumentare i consumi e a diminuire le ribellioni.

Questo è il grande errore commesso dai nipotini di Togliatti che, invero, questo errore non lo commise nemmeno al suo rientro in Italia nel 1944, quando comprese che mai gli italiani avrebbero potuto sopportare il comunismo come si era realizzato in Russia e, successivamente, nei paesi del socialismo reale. Ma gli eredi del Migliore sono distanti anni luce dalle sue capacità e sono destinati all’estinzione.

Noi, lo diciamo senza ombra di dubbio, non siamo mai stati né saremo fascisti, ma se un giorno dovessimo essere costretti a scegliere, senza alternativa, tra questa Sinistra e i ‘fascisti’, nessuna esitazione: sceglieremmo questi ultimi perché, almeno, sono italiani.

www.lagazzettadilucca.it

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