Chi finanzia la Ong accusata di contatti con gli scafisti? La UE, Gentiloni e Alfano

Fabio Amendolara per “la Verità”

Dai ministeri di Affari esteri, Interno, Beni e attività culturali nel 2016 sono arrivate cifre importanti alla Ong Save the children che, negli atti dell’ inchiesta di Trapani, viene accusata da alcuni dipendenti ingaggiati come addetti alla sicurezza di aver avuto contatti con gli scafisti trafficanti di esseri umani.

Affascinati dalla Ong che oggi si scopre, stando alle accuse contenute nelle informative dello Sco (il Servizio centrale operativo della polizia di Stato), aver ricevuto i messaggi dei trafficanti di migranti, Angelino Alfano, Paolo Gentiloni (il primo da ministro dell’ Interno del governo Renzi, il secondo da titolare della Farnesina), con i colleghi alla Cultura, Dario Franceschini, e all’Università, Stefania Giannini, hanno contribuito a rendere nutrito il bilancio chiuso a dicembre. In totale circa 2,5 milioni.

Dal solo ministero degli Affari esteri sono arrivati 1.264.331 euro per vari progetti (più 718.831 euro di anticipazioni). Il più costoso è quello per l’ educazione e la protezione per bambini del governatorato di Fayoum-Egitto (358.458 euro). Dal ministero dell’ Interno sono arrivati a Save the children 145.478 euro per due progetti: Children come first e per il potenziamento dei servizi di accoglienza e assistenza specifica dedicati a minori stranieri non accompagnati. Ma sono arrivati anche 420.828 euro di anticipazioni.

Dal Mibact, invece, sono partiti per le casse di Save the children solo 30.000 euro per una ricerca sul contrasto alla povertà, mentre soli 9.078 euro sono stati versati dal ministero dell’ Istruzione. Sempre per una ricerca sul contrasto alla povertà sono stati stanziati altri 30.000 euro dalla Regione Lazio, guidata dal governatore del Pd, Nicola Zingaretti.

Il flusso di denaro più consistente arriva, invece, dalla Commissione europea: 7.425.201 euro. E infatti a pagina 53 del bilancio sociale alla Commissione europea viene riconosciuto un ruolo di primo piano: «In continuità con i progressi realizzati nel corso del 2014 e 2015», scrive la Ong, «Save the children ha rafforzato il lavoro di raccolta fondi con enti e istituzioni, consolidando la partnership con donatori chiave quali la Commissione europea e il ministero degli Esteri».

A questi fondi, poi, vanno aggiunte le anticipazioni. Al primo posto c’ è ancora una volta il ministero per gli Affari esteri con 417.008 euro per l’ educazione dei bambini di Fayoum-Egitto e 301.823 per la riabilitazione dei bimbi palestinesi ex detenuti.

Segue il ministero dell’ Interno con un progetto per il miglioramento della capacità del territorio italiano di accogliere minori stranieri non accompagnati (211.901 euro) e con un altro per gli interventi nelle regioni in cui ci sono centri per l’ immigrazione (208.927 euro). Una buona fetta delle attività dell’ Ong è infatti dedicata ai migranti. Nel bilancio non compaiono le spese destinate ai soccorsi in mare.

Accanto alla voce «Preparazione in risposta alle emergenze nazionali», nel capitolo dei fondi arrivati alla Ong con il 5 per mille, compare un trattino. Quindi con molta probabilità nessuna quota dei soldi arrivati dai contribuenti è stata destinata alle attività in mare di quest’ anno. L’ unico riferimento che si trova all’ interno del documento alle operazioni di ricerca e soccorso è questo: «Nel corso del 2016 grazie al supporto di 160 grandi donatori e fondazioni private abbiamo raccolto oltre 1.800.000 euro».

Una somma che è stata usata dall’ Ong in parte per gli interventi dopo il terremoto del Centro Italia e in parte per «salvare centinaia di minori migranti nel Mediterraneo con la Vos Hestia», scrive Save the children, «la nostra nave di soccorso».

E proprio le anomalie sulla Vos Hestia sono state segnalate dai testimoni dell’ indagine di Trapani. Alcuni uomini dell’ equipaggio che erano intercettati, parlando tra di loro, hanno svelato l’ esistenza di una chat sulla quale arrivavano i messaggi degli scafisti. La nave, stando ai racconti dei testimoni, partiva per il soccorso e, nonostante i migranti fossero su barconi solidi, con benzina, cibo e acqua a bordo, venivano «salvati».

E in un caso c’ era la Iuventa, la nave poi sequestrata alla Ong tedesta Jugend Rettet, a fare da piattaforma. I migranti, insomma, sarebbero saliti prima sulla Iuventa per poi trasbordare sulla nave di Save the children. A Palermo, invece, l’ inchiesta condotta in gran segreto dalla Procura antimafia racconta un’ altra storia. L’ ipotesi è di associazione a delinquere. Tra gli indagati ci sono scafisti e uomini degli equipaggi di alcune Ong. E c’ è un esposto, di Frontex, che avrebbe puntato l’ indice anche su Save the children.



   

 

 

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