Roma 29 maggio, Convegno “Immigrazione, Sicurezza Nazionale e della Capitale”

Si terrà a Roma nella Sala del Carroccio di Palazzo del Campidoglio
il prossimo 29 maggio il Convegno:

“Immigrazione, Sicurezza Nazionale e della Capitale”

Il Convegno, in cui ci si interroga sulla nostra sicurezza in seguito a una immigrazione senza controlli, nasce all’indomani dell’ennesima strage, quella di Manchester.

Il Programma del Convegno prevede due sessioni.

La prima, alle 15.30 con la presentazione del Convegno, degli ospiti e l’introduzione di Armando Manocchia che modererà l’incontro. I saluti di benvenuto da parte di Souad Sbai e di Gaetano Quagliariello. A seguire interverranno: Souad Sbai, Fabrizio Santori, Alessio Papi, Francesco Zicchieri, Fatema Anas e Laila Maher.

Nella seconda sessione prevista dalle 17, gli interventi di: Gianluca Sciorilli di ESIM Global Eu-Usa e Marcello Barbieri di ESIM Global CBI.
I Saluti di chiusura del Convegno sono affidati a Eugenia Roccella.

Souad Sbai ci parlerà, tra le altre cose, del suo ultimo libro: “Rachida. Un’apostata in Italia”, che ci riporta alla mente quel 19 novembre di 5 anni fa quando, nel paese di Peppone e don Camillo, si consumò un efferato omicidio. e non un ‘femminicidio’ – parola assurda e sessista – perché ad essere uccisa non fu una ‘femmina’, termine che circoscrive la cosa alla dimensione sessuale-riproduttiva, ma una Donna.

Una Donna, una madre di soli 35 anni, di nome Rachida d’origine marocchina, a una settimana dalla ‘Giornata mondiale contro la violenza sulle donne’, venne massacrata dal marito a colpi di martello. Davanti a un simile scempio, le autorità interpellarono Souad Sbai, in qualità di presidente di ‘Acmid-Donna’, l’associazione per la difesa delle donne marocchine (e non solo) in Italia, per venire a capo di quella che sembra una vera damnatio memoriae.

A distanza di oltre 5 anni, la Sbai ricostruisce la drammatica vicenda della vita spezzata di questa giovane donna madre di due bambine. La verità che emerge è sconvolgente: Rachida fu uccisa dal marito perché aveva deciso di convertirsi al cristianesimo.

Souad Sbai, con la ricostruzione di questa inquietante vicenda, intreccia la sua più intima emozione a una rigorosa analisi di fatti e dati e con implacabile lucidità stigmatizza il “pervertimento estremistico’” di tante comunità musulmane in Italia, l’atteggiamento ipocrita di quanti sostengono l’islamicamente e il politicamente corretto, l’assurdo giuridico dell’”attenuante culturale“, senza tralasciare la debolezza e il porgere l’altra guancia delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche, nonché la reticenza della comunità internazionale sul tema dell’estremismo, del fondamentalismo e del radicalismo e jihadismo islamico che di fronte allo scempio di vite e di libertà dell’odierna persecuzione dei cristiani nel mondo si voltano dall’altra parte.



   

 

 

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