Attacchi hacker in tutto il mondo. Colpiti almeno 74 Paesi, anche l’Italia

Un attacco hacker sta mettendo in ginocchio organizzazioni pubbliche e aziende in tutto il mondo. La diffusione del ransomware #wannacry, scrive la Bbc, è enorme.

Secondo il Nyt, il cyberattacco potrebbe essere stato condotto con uno degli strumenti di hackeraggio rubati lo scorso anno alla National security agency (Nsa) dal sedicente gruppo Shadow Brokers.

Si tratta di un codice che si installa nel computer nel momento in cui viene scaricato un file infetto e che protegge con una crittografia tutto il contenuto del Pc per  mettere sotto scacco il proprietario  per chiedergli un riscatto. Ransom in inglese significa proprio questo: riscatto. La schermata che compare all’improvviso nel pc annuncia che tutti i file sono inaccessibili e chiede il pagamento di un riscattop in bitcoin. Se non si cede entro un certo periodo di tempo, l’importo del riscatto raddoppia. Se si esita ancora, i file diventano irrecuperabili.

Nel Regno Unito gli ospedali del sistema sanitario nazionale (Nhs) dell’Inghilterra sono stati colpiti da un attacco hacker su larga scala. Lo staff non riesce dunque ad accedere ai computer e si è dovuto procedere allo smistamento di molti pazienti del pronto soccorso. È quanto riporta il Guardian, spiegando che simultaneamente nei pc è comparso un messaggio pop-up in cui si chiede agli utenti di pagare un riscatto di 300 dollari in  bitcoin per riavere l’accesso al computer. Fra gli ospedali coinvolti c’è anche il Barts Health di Londra.

Il ministero delle telecomunicazioni spagnolo ha confermato una serie di attacchi informatici contro alcune grandi imprese spagnole. . Il comunicato del ministero specifica che sono stati infettati solo i computer utilizzati da alcuni dipendenti delle aziende sotto attacco e che perciò le attività principali delle compagnie infettate non sono state interrotte.

L’attacco, che riguarda solo i computer che utilizzano il sistema operativo Windows, ha infettato un numero importante di computer utilizzati dai dipendenti del colosso delle telecomunicazioni spagnolo Telefonica. La compagnia ha perciò dovuto chiedere ai suoi impiegati di spegnere tutti i computer, anche quelli che non erano ancora stati infettati dal virus.



   

 

 

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