“Così gli scafisti scortano i migranti sulle navi delle Ong”, VIDEO

Le immagini inedite della nuova tecnica utilizzata dai trafficanti: «Abbandonano il barchino, poi con la moto d’acqua tornano in Libia», scrive Albanese su LA STAMPA

La costa sullo sfondo è quella della Libia, forse la zona di Zuara, in Tripolitania, fra Tripoli e il confine con la Tunisia. Partenza in pieno giorno, su un barchino di legno nemmeno troppo affollato rispetto ai fatiscenti gommoni flosci e sempre in procinto di affondare che sono ormai la norma. A bordo ci sono migranti. Qualcuno sorride perché sa che di lì a poco il suo lungo, e pericoloso, viaggio verso una vita migliore avrà un punto di approdo. Qualcuno indossa un improbabile giubbino di salvataggio, i più piccoli stanno in una minuscola sentina. Si parla poco, qualcuno prega, gli unici rumori che si sentono sono il motore della barca e il mare.

I migranti si riprendono tra di loro con i telefonini e le immagini svelano particolari che potrebbero essere utili anche alle indagini delle procure siciliane che da tempo stanno monitorando il fenomeno. I video potrebbero dare corpo ai racconti degli stessi migranti.

«È cambiato tutto da un anno a questa parte, l’impressione è che i trafficanti abbiano aumentato i profitti diminuendo i rischi», dicono investigatori e pm. Per i trafficanti i rischi sono diminuiti, per i migranti sono invece aumentati se è vero che il 2016 è stato l’anno con, in assoluto, più morti, 5083. La conferma di questa nuova strategia potrebbe dunque essere in quella moto d’acqua che naviga a fianco del barchino, la sorveglia e ne indica la rotta verso le navi di soccorso che sono al di là delle acque territoriali libiche (o anche in acque libiche, ndr)

Di lì a poco i migranti verranno tutti trasbordati su una nave di Sos Mediterranee-Medici senza Frontiere. Raccontano che sulle navi delle Ong si può festeggiare la fine della tribolazione, mentre così non è sulla navi militari. Chissà se è davvero così. Il telefonino torna in azione e svela altri dettagli di questa traversata tra la Libia e l’Italia. Ma qui il mare non fa paura ed è festa grande, con canti e balli sul ponte, con vestiti nuovi e le coperte sulle spalle. In attesa di sbarcare in uno dei porti del Sud Italia, sulla terraferma, in Europa.



   

 

 

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