L’allarme inascoltato: “Ancora questa storia della slavina? E’ una bufala”

Potrebbe essere la funzionari della Protezione Civile che ha ricevuto la telefonata di aiuto del professore la prima indagata per la strage del Rigopiano. La donna avrebbe detto che si trattava di una bufala.

“Ancora questa storia? Abbiamo verificato, abbiamo sentito l’albergo, la notizia è stata smentita, è una delle tante bufale di questi giorni”. Alle 18.20 di mercoledì 18 è questa la telefonata – scrive il Messaggero – che traccia una linea tra la possibilità di vita e la prospettiva di morte dei 39 presenti nell’Hotel Rigopiano. Il muro di gomma che la sala operativa della Protezione civile della prefettura di Pescara contrappone alla richiesta di aiuto di Quintino Marcella peserà per un’ora e 25 minuti sul timing delle operazioni di soccorso.

“È agghiacciante, a tragedia avvenuta, riascoltare i pochi minuti di quella telefonata surreale. Marcella esordisce in tono concitato: “Mi ha chiamato un mio amico, è crollato l’Hotel Rigopiano, ha moglie e figli. Ci sono altre persone”. Più che il contenuto è raggelante il tono della risposta: sprezzante, non venato da un’ombra di dubbio. Tanto che sulle prime è la certezza di Marcella a vacillare. “Ma come? Se il mio amico ha detto che l’albergo è crollato deve essere così”. La risposta è tranciante: “Mi dia il numero lo chiamo io”. E qui Marcella fa un’obiezione: “Guardi che lassù non prende bene, cade la linea”. “Allora è uno scherzo”, risponde l’operatrice. “Uno scherzo del genere con il suo telefono?”, prova a farla ragionare il suo interlocutore. “Glielo avranno preso per fare uno scherzo”. Così finisce la telefonata.

TISCALI



   

 

 

Commenti chiusi

Le pubblicazioni sul Sito Imolaoggi.it non hanno alcun carattere di periodicita'              © 2017 Imola Oggi. All Rights Reserved. Accedi -