Immigrazione: Perché i giovani fuggono dall’Eritrea, il vero motivo

 

Convegno “L’Italia e le Sanzioni”, Roma, 7 Maggio 2015, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione. A cura della Fondazione “FareFuturo”

Lettera di Mario Ruffin inviata e pubblicata da “La Tribuna” di Treviso il giorno 8 giugno scorso

Egregio Sig.r Direttore e Redattori,

come profugo d’Africa, vissuto all’Asmara dove ho frequentato la Scuola Elementare, le Medie e la facoltà di Medicina, sono preoccupato per la totale assenza di informazioni sulle vere cause prime della tragica emigrazione di donne e giovani eritrei fino a Lampedusa. Non sarà tanto la sostenuta opportunità di dare (peloso) sviluppo economico ai paesi africani, a fermare il funesto atroce esodo di giovani dall’Eritrea, quanto invece una ferma azione diplomatica che induca i responsabili a sospendere il crudele embargo, l’assedio militare, il sabotaggio, la sovversione e la denigrazione, nei quali è tenuto quel paese quasi initerrottamente da tanti lustri

Riassumo sommariamente:

1) Dopo la seconda guerra mondiale, l’ONU (per astuta ispirazione USA), aveva decretato che il governo dell’Eritrea fosse affidata per soli 12 anni ad una federazione con l’Etiopia, sotto la sovranità del Negus Hailè Sellàse, Sarebbe seguito un referendum.

2) Fin dal 1950 avevo visto aggirarsi alla chetichella in città intrusi militari USA in borghese Stavano iniziando a installare in Asmara la loro enorme base militare radar di “Kagnew Station”. Vendevano la recalcitrante Eritrea all’alleata Etiopia senza referendum (alla faccia della loro “democrazia”!).

3) Nel 1979, deposto il Negus Haile Sellase, andò al potere il colonnello Menghistù che, avendo studiato in un’accademia militare negli USA, era diventato comunista e perciò si era rivolto all’URSS. La Russia intervenne (in contrappeso alla guerra di Viet Nam) armando l’Etiopia. La guerra di liberazione del Popolo Eritreo, iniziata con le trame USA all’ONU durò in tutto ben 36 anni. L’attuale Presidente Isaias Afeworkì, eroe di guerra era riuscito a unificare le due precarie distinte formazioni partigiane, copta e mussulmana.

4) Finita la guerra nel 1991, gli americani si rifecero vivi: volevano basi navali militari sul Mar Rosso, persino sulle isole Dahlac per i ommergibili

L’Eritrea confinante con lo Stato integralista islamico “canaglia” (?) del Sudan, oculatamente non aveva voluto mai allinearsi con le grandi potenze, per evitare subdole manovre di infiltrazione di Al Qaeda (come era avvenuto in Afganistan con l’intento di penetrare nel “ventre molle islamico” dell’URSS).

4) Nel 1988 gli americani finanziarono una nuova aggressione etiopica, con fondi del FMI, secondo il noto copione, ben descritto dal Nobel Joseph Stiglitz). Magrado la pace firmata ad Algeri, e la sentenza della convocata “Eritrea-Ethiopia Boundary Commission” abbia definito i confini, gli Etiopi continuano a mantenere l’esercito al fronte, e persino in territorio eritreo.

5) 95 milioni di Etiopi alleati degli USA tengono sotto assedio 5 milioni di Eritrei. La gioventù viene così tenuta per lunghi anni al fronte, facendo soffrire l’economia. Io stesso all’Asmara ho visto pullulare di spie e di agenti occidentali. E’ la tipica collaudata tecnica occidentale: embargo, assedio, ed aggressioni delegate ad alleati, costringere il malcapitato ad uno “stato di guerra”, appelli alla “democrazia”, orchestrazione di accuse e sputtanamento.

Questa è la causa dell’abbandono di molti giovani eritrei, indotti anche da pressione capillare di agenti nemici.

Urge perciò indurre USA ed Etiopia a cessare l’assedio e l’embargo, ridando finalmente pace e libero sviluppo al popolo sovrano Eritreo, che ancora nutre affettuosa nostalgia per l’Italia specie quella della peculiare decolonizzazione postbellica.

Dott. Mario Ruffin . – - -  eritreaeritrea.com

::::::::::::::::::::::::::::::::

Che il problema in Eritrea non fosse la dittatura, lo abbiamo già detto qui >>>

Delegazione svizzera sbugiarda le bufale sulla “dittatura eritrea”



   

 

 

Commenti chiusi

Se segui ImolaOggi.it
ti chiediamo di fare una donazione.

Grazie al tuo contributo, ci aiuterai
a mantenere la nostra indipendenza
e un sito privo di pubblicità.
Fai una donazione!


Donazione con PostePay
5333 1710 1181 9972
codice fiscale MNCRND56A30F717K

IBAN: IT78H0760105138288212688215

oppure fai una donazione con PayPal

Le pubblicazioni sul Sito Imolaoggi.it non hanno alcun carattere di periodicita'              © 2016 Imola Oggi. All Rights Reserved. Accedi -