Quote latte, Corte UE: parte la causa contro l’Italia

 

quote-latteCon una udienza a “trattazione orale” tenuta oggi, è iniziata la causa contro l’Italia presso la Corte di giustizia europea per mancato recupero del prelievo supplementare dai produttori sul mancato rispettod elle cosiddette quote latte. Lo annuncia la stessa Corte ue con una nota. In ballo è il mancato prelievo delle sanzioni il superamento delle quote latte dal 1995-1996 al 2008-2009. L’inadempimento, si legge, dell’Italia è nel non avere garantito l’effettiva ripartizione del prelievo supplementare tra i produttori che hanno effettuato una sovrapproduzione rispetto alle quote individuali di riferimento.

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Il contesto risale ai problemi di sovrapproduzione nel mercato lattiero-caseario dell’Ue negli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 e del conseguente aumento dei costi dell’intervento pubblico, nel 1984 l’Ue ha introdotto il regime delle quote latte per limitare la produzione e trasferire la responsabilità della sovrapproduzione ai singoli produttori e/o ai caseifici nazionali.

Nell’ambito delle regole sulle quote latte, se un Paese supera la propria quota annuale, un prelievo monetario sulle eccedenze deve essere versato da tutti i singoli produttori che superano la quota individuale in funzione del proprio volume di sovrapproduzione.

La Commissione ha proposto alla Corte di giustizia dell’Unione europea un ricorso per inadempimento (o infrazione) contro l’Italia, per non aver essa assolto adeguatamente al proprio compito di gestione del recupero dei prelievi per la sovrapproduzione di latte. I prelievi devono essere versati dai singoli produttori che hanno superato le quote latte individuali. Ogni anno, dal 1995 al 2009, l’Italia ha superato la quota nazionale e lo Stato italiano ha versato alla Commissione gli importi del prelievo supplementare dovuti per il periodo in questione (2 miliardi e 305 milioni di euro). Tuttavia, nonostante le ripetute richieste della Commissione, risulta evidente che le autorità italiane non hanno preso le misure opportune per recuperare il prelievo dovuto dai singoli produttori e caseifici, prosegue la nota. Ciò compromette il regime delle quote e crea distorsioni della concorrenza nei confronti dei produttori che hanno rispettato le quote e di quelli che hanno preso provvedimenti per pagare gli importi individuali del prelievo supplementare.

Come sottolineato dalla Corte dei conti italiana, questa situazione è iniqua anche nei confronti dei contribuenti italiani. La Commissione stima che, dell’importo complessivo di 2,305 miliardi di euro, circa 1,752 miliardi di euro non siano ancora stati rimborsati dai singoli produttori che hanno materialmente commesso le violazioni. Parte di questo importo sembra considerato perso o rientra in un piano a tappe di 14 anni, ma la Commissione stima che restino ancora da recuperare dai produttori ben 1,343 miliardi di euro (fonte: Comunicato stampa della Commissione europea del 26 febbraio 2015).

Nell’ambito delle procedure di infrazione dell’Ue, il deferimento alla Corte di giustizia costituisce la terza e ultima fase della procedura. La Commissione ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora su questo caso nel giugno 2013 e un parere motivato nel luglio 2014. Dato che l’Italia non ha mostrato alcun progresso significativo nel recupero, il caso è ora deferito alla Corte di giustizia. Se la Corte accerterà l’inadempimento dell’Italia, quest’ultima si dovrà uniformare alla sentenza della Corte, esponendosi, in caso di inottemperanza, al rischio di una condanna al pagamento di penali. (askanews)



   

 

 

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